US-Iran Peace Talks Loom Amid Hormuz Tensions and Israel-Lebanon Conflict

by Ahmed Ibrahim World Editor

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Write about: Guerra Iran USA,  le ultime news dopo la tregua e l’attacco di Israele al Libano. DIRETTA

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Il presidente americano tuona: “L’Iran sta gestendo in modo pessimo il transito del petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz. Questo non è l’accordo che abbiamo”. L’Iran al momento ha fatot sapere che consentirà il passaggio di non più di 15 navi al giorno. Alla vigilia dei colloqui di sabato a Islamabad tra Usa e Iran, il viceministro degli Esteri di Teheran Majdi Takht Ravanchi ha dichiarato che il piano in 10 punti proposto dall’Iran è stato concordato come base per i negoziati. Lo riporta Iran International. n

Intanto gli Usa chiedono ad Israele una de-escalation in Libano e il premier Netanyahu apre a negoziati con Beirut ma promette: “Nessuna tregua con Hezbollah”. A condannare i raid israeliani le cancellerie europee ma anche Mosca, Ankara e il Pakistan, che nel weekend ospita i colloqui tra la delegazione di Teheran e quella di Washington guidata da Vance. 

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I media israeliani riferiscono che il capo di stato maggiore delle Forze di difesa israeliane (Idf) si trova nel Libano meridionale, definito “il settore di combattimento principale”. Sul posto, il tenente generale Eyal Zamir ha già parlato con i comandanti alla periferia di Bint Jbeil, nel Libano meridionale. “Le Idf sono in stato di guerra. Non siamo in cessate il fuoco, continuiamo a combattere qui in questo settore”, ha detto.

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Gli approfondimenti:

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A riportarlo sono i media israeliani. Molti paesi europei, tra cui la Spagna, hanno una piccola presenza militare presso il CMCC. La mossa rappresenta l’ultima escalation nella disputa diplomatica tra i due Paesi, le cui relazioni sono fortemente tese dall’inizio della guerra di Gaza, scatenata dall’invasione del sud di Israele guidata da Hamas il 7 ottobre 2023. I rapporti tra Gerusalemme e Madrid si sono progressivamente deteriorati nei due anni successivi, a causa della crescente rabbia e frustrazione del governo spagnolo nei confronti di Israele per la guerra di Gaza. Madrid aveva vietato la vendita e l’acquisto di equipaggiamento militare con Israele fin dall’inizio della guerra; tuttavia, lo scorso settembre, il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ha annunciato misure per sancire legalmente tale divieto. Sa’ar ha criticato la Spagna, accusandola di seguire “una linea ostile e anti-israeliana”, dopo la quale anche Madrid ha richiamato il proprio ambasciatore.I l mese scorso, la Spagna ha definitivamente richiamato il proprio ambasciatore in Israele. Questa settimana ha rimandato l’ambasciatore in Iran. Durante la guerra con l’Iran, la Spagna ha chiuso il suo spazio aereo agli aerei statunitensi coinvolti negli attacchi contro l’Iran, un passo che andava oltre il precedente rifiuto di consentire l’utilizzo delle basi militari gestite congiuntamente.

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Alti funzionari iraniani sono in disaccordo sulla composizione e l’autorità della delegazione che negozierà con gli Stati Uniti a Islamabad. Lo riporta in esclusiva Iran International, media di opposizione basato a Londra, secondo informazioni ricevute. Il comandante in capo delle Guardie Rivoluzionarie, Ahmad Vahidi – scrive Iran International -, sta cercando di limitare l’autorità di Mohammad Bagher Ghalibaf e del ministro degli Esteri Abbas Araghchi nei colloqui. Vahidi ha anche spinto per l’inclusione di Mohammad Bagher Zolghadr, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, nella delegazione negoziale, una mossa osteggiata dagli attuali membri, che lo ritengono privo dell’esperienza necessaria per le negoziazioni strategiche. Allo stesso tempo, Vahidi e il comandante delle Forze Aerospaziali delle Guardie Rivoluzionarie hanno sottolineato che la delegazione deve evitare qualsiasi negoziazione sul programma missilistico iraniano. 

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Citando l'”ossessione anti-israeliana” della Spagna e le sue politiche durante la campagna israelo-americana contro l’Iran, il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha annunciato che a Madrid non sarà consentito partecipare al Centro di Coordinamento Civile-Militare (CMCC) di Kiryat Gat. Il CMCC è il centro multinazionale che sovrintende al cessate il fuoco a Gaza. “Il governo Sanchez ha un pregiudizio anti-israeliano così palese da aver perso ogni capacità di essere un attore utile nell’attuazione del piano di pace del presidente Trump e nel centro CMCC che opera nell’ambito di tale piano”, ha dichiarato Sa’ar. La Spagna è stata formalmente informata della decisione, ha affermato il Ministero degli Esteri, aggiungendo che anche gli Stati Uniti erano stati informati in anticipo.

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“Non vediamo l’ora che inizino i negoziati. Credo che saranno positivi”. Lo ha detto il vicepresidente statunitense Jd Vance, parlando ai giornalisti prima della partenza per Islamabad, dovre prenderà parte ai negoziati come membro della delegazione americana. “Se gli iraniani sono disposti a negoziare in buona fede e a tendere una mano, è un conto. Se invece cercheranno di prenderci in giro, scopriranno che la nostra delegazione non è poi così disponibile – ha spiegato Vance – Il Presidente ci ha fornito delle linee guida piuttosto chiare, e vedremo come andrà”.

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Il vicepresidente Usa JD Vance è in partenza per il Pakistan per colloqui con l’Iran e ha detto ai giornalisti: “Penso che sarà positivo”. “Come ha detto il presidente degli Stati Uniti, se gli iraniani sono disposti a negoziare in buona fede, noi siamo certamente disposti a tendere la mano. Se cercheranno di prenderci in giro, scopriranno che la squadra negoziale non è così ricettiva”. Il presidente “ci ha dato delle linee guida piuttosto chiare”.

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Il leader di Hezbollah, Naim Qassem, ha esortato il governo libanese a cessare le “concessioni gratuite” a Israele, in vista dell’avvio dei negoziati tra i due governi previsto per la prossima settimana a Washington.

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“Non accetteremo un ritorno alla situazione precedente e chiediamo ai funzionari di smettere di offrire concessioni gratuite”, ha affermato Qassem in un messaggio scritto trasmesso dall’emittente affiliata al partito, Al-Manar Tv. 

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“Aiutateci” ha anche detto il Papa ai vescovi caldei di Baghdad riuniti a Roma per il loro sinodo che dovrà eleggere il loro nuovo Patriarca -, a ricordare che non saranno le azioni militari a creare spazi di libertà o tempi di pace, ma solo la paziente promozione della convivenza e del dialogo tra i popoli”. Leone ha anche raccomandato ai vertici della chiesa irachena, di “accompagnare i fedeli laici, provvedendoli di cure pastorali, perché si sentano incoraggiati, nonostante tutte le prove, a restare saldi nella fede e a rimanere nei loro territori. Questo è importante per tutta la Chiesa – ha sottolineato – , perché le regioni in cui è sorta la luce della fede non possono fare a meno dei cristiani, che stanno al Medio Oriente come le stelle al cielo. Si diradino le nubi che oscurano questa luce: i cristiani in tutto il Medio Oriente siano rispettati, non solo a parole: godano di vera libertà religiosa e di piena cittadinanza, senza essere trattati da ospiti o da cittadini di seconda classe!”.

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Un attacco di Hezbollah proveniente dal Libano ha danneggiato un edificio scolastico vuoto a Deir al-Asad, nella regione dell’Alta Galilea, nel nord di Israele. Lo riporta Haaretz. 

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Il Financial Times, che ha visionato una lettere inviata dall’associazione Aci Europe al commissario europeo ai trasporti Apostolos Tzitzikostas, riporta che gli scali europei rischiano una carenza “sistemica” di carburante per aerei se lo Stretto di Hormuz non verrà completamente riaperto entro tre settimane. Le riserve di carburante per aerei si stanno esaurendo mentre “l’impatto delle attività militari” sta mettendo ulteriormente a dura prova le forniture

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Dubai ha imposto restrizioni ai voli internazionali fino al 31 maggio, una misura che colpisce in particolare le compagnie aeree indiane. Lo riferisce Reuters precisando che le limitazioni riguardano il numero di voli autorizzati verso l’emirato, con effetti diretti sui ricavi dei vettori stranieri e in particolare di quelli indiani, che rappresentano una quota significativa del traffico passeggeri verso l’hub del Golfo. Secondo fonti del settore citate dall’emittente britannica, le autorità di Dubai hanno comunicato le nuove disposizioni attraverso lettere inviate alle compagnie aeree, senza tuttavia fornire indicazioni pubbliche dettagliate sulle motivazioni. Le compagnie indiane risultano tra le più penalizzate, considerando che l’India è stata nel 2025 il principale mercato di origine dei passeggeri per l’aeroporto internazionale di Dubai. Un’associazione di vettori ha chiesto misure reciproche, sollecitando le autorità indiane a valutare eventuali restrizioni nei confronti delle compagnie emiratine.

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La base dei colloqui tra Washington e Teheran sono i dieci punti della proposta presentata dall’Iran. Lo ha ribadito il viceministro degli Esteri iraniano Takht-Ravanchi a Press Tv, ribadendo che il suo Paese sostiene la diplomazia e il dialogo, ma respinge i negoziati “basati su informazioni errate” o “qualsiasi processo che possa aprire la strada a una nuova aggressione”. L’Iran non vuole un cessate il fuoco “che permetta all’aggressore di riarmarsi e colpire di nuovo” e sottolinea che “qualsiasi accordo deve includere garanzie per prevenire una ripresa delle ostilità”.

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Il traffico navale nello Stretto di Hormuz resta limitato e sotto stretto controllo dopo l’annuncio di un cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, senza segnali di una ripresa significativa delle attivita’ commerciali, secondo un rapporto della societa’ di analisi marittima Windward. Il documento evidenzia che la tregua non ha portato a un ritorno alla normalità: le rotte commerciali standard risultano in gran parte inutilizzate e la situazione appare come una pausa controllata, con il controllo operativo ancora in vigore. L’8 aprile sono state tracciate solo cinque navi portarinfuse in uscita dallo stretto, tutte transitate attraverso un corridoio gestito dai Guardiani della rivoluzione iraniani, e non lungo le normali rotte commerciali. Movimenti limitati sono stati osservati anche il giorno successivo, prevalentemente con unità di piccole dimensioni o legate a operazioni iraniane. Tra i principali fattori che frenano la ripresa del traffico vi è l’aumento dei premi assicurativi per il rischio di guerra, che continua a scoraggiare il ritorno delle principali compagnie di navigazione. Secondo i dati, circa 3.200 navi restano bloccate a ovest dello stretto, tra cui quasi 800 petroliere e cargo. Il periodo tra l’8 e il 10 aprile è indicato come una fase di test: un eventuale aumento dei transiti senza incidenti potrebbe portare a una revisione del rischio da parte degli operatori. Una successiva finestra decisionale, tra l’11 e il 14 aprile, dipenderà dalla tenuta della tregua. Anche nello scenario più favorevole, lo smaltimento delle navi in attesa richiederà settimane, mentre il ritorno ai livelli normali del commercio globale potrebbe richiedere mesi.

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Il segretario generale di Hezbollah, Naim Qassem, ha rivolto un messaggio alla nazione libanese all’indomani dell’annuncio di colloqui con Israele dalla settimana prossima. “Il nemico israeliano si è dimostrato incapace sul campo di battaglia contro i coraggiosi eroi della Resistenza e ha fallito nel suo tentativo di portare a termine l’invasione di terra che aveva ripetutamente annunciato”, ha detto Qassem.

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“Il nemico, nella sua aggressione durata più di quaranta giorni, non è riuscito a impedire che razzi, missili e droni raggiungessero i suoi insediamenti, sia vicini che lontani, fino ad Haifa e oltre – ha aggiunto il segretario – Il nemico è stato colto di sorpresa dalle tattiche della Resistenza, dalla flessibilità dei movimenti dei combattenti, dalle loro capacità difensive e dal loro leggendario coraggio”. “La mobilitazione di centomila soldati israeliani non aiuterà il nemico a realizzare l’occupazione; al contrario, essi saranno ridotti a cadaveri e resti sparsi”, ha concluso Qassem.

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Il leader di Hezbollah, Naim Qassem, ha chiesto oggi al governo libanese di smettere di fare “concessioni gratuite” a Israele, in vista dell’inizio dei negoziati tra i due governi a Washington la prossima settimana. “Non accetteremo un ritorno alla situazione precedente e chiediamo ai funzionari di smettere di offrire concessioni gratuite”, ha dichiarato Qassem in un messaggio scritto trasmesso dall’emittente televisiva del partito, Al-Manar, nel quale ha anche denunciato la “sanguinosa criminalità di mercoledì”, quando gli attacchi israeliani hanno ucciso più di 300 persone in Libano. 

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“Siete segni di speranza in un mondo segnato da violenze assurde e disumane, che mosse dall’avidità e dall’odio, dilagano con ferocia proprio nelle terre che hanno visto sorgere la salvezza”, “profanate dalla blasfemia della guerra e dalla brutalità degli affari, senza riguardo per la vita della gente, ritenuta al massimo effetto collaterale dei propri interessi. Ma nessun interesse può valere la vita dei più deboli”, “aiutateci a proclamare chiaramente che Dio non benedice alcun conflitto” che “chi è cristiano non sta mai dalla parte di chi ieri impugnava la spada e oggi lancia le bombe”. Così il Papa ai vescovi di Baghdad. 

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L’India si è detta “profondamente preoccupata dalle notizie di un elevato numero di vittime civili in Libano” dopo gli attacchi delle truppe israeliane nel Paese. “Siamo profondamente preoccupati dalle notizie di un elevato numero di vittime civili in Libano. In quanto Paese che contribuisce con truppe all’Unifil e che ha a cuore la pace e la sicurezza del Libano, l’evolversi degli eventi è molto allarmante”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri indiano, Randhir Jaiswal, ripreso dall’Indian Express e altre testate. 

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Il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, ha annunciato che alla Spagna non sarà consentita la partecipazione al Centro di coordinamento civile-militare di Kyriat Gat, centro strategico che sovrintende al cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. “Il governo Sanchez ha un pregiudizio anti-israeliano così palese da aver perso ogni capacità di essere un attore utile nell’attuazione del piano di pace del presidente Trump e all’interno del centro che opera nell’ambito di tale piano”, afferma Sa’ar. Il titolare degli Esteri di Tel Aviv ha aggiunto che la Spagna è stata formalmente informata della decisione, precisando che gli Stati Uniti, che guidano il Centro di Kyriat-Gat, erano stati avvertiti in anticipo del provvedimento. 

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Il piano in 10 punti proposto dall’Iran è stato concordato come base per i negoziati: lo ha dichiarato il viceministro degli Esteri Majdi Takht Ravanchi alla vigilia dei colloqui domani a Islamabad tra Usa e Iran. Lo riporta Iran International. “Abbiamo sempre accolto con favore la diplomazia, ma non i colloqui basati su false informazioni volte all’inganno”, ha affermato, aggiungendo che Teheran non appoggia un cessate il fuoco che consenta all’avversario di riarmarsi e riprendere gli attacchi. 

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Diversi membri delle Guardie Rivoluzionarie iraniane sono rimasti uccisi nei recenti raid israeliani su Beirut. Lo afferma, citata da Iran International, l’emittente libanese Mtv che lo ha appreso da fonti informate. Il servizio giornalistico afferma che i deceduti operavano in Libano ed erano responsabili della supervisione delle operazioni di Hezbollah durante i raid su larga scala dell’8 aprile. 

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Il Libano non deve pagare il prezzo della frustrazione di Israele per il cessate il fuoco raggiunto tra Stati Uniti e Israele. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri francese Jean Noel Barrot in un’intervista al quotidiano francese La Croix, nel condannare “con la massima fermezza” i massicci attacchi mortali contro il Libano dell’8 aprile, affermando che il Paese non deve pagare il prezzo della frustrazione di Israele per il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Israele. Per il capo della diplomazia francesi, questi attacchi sono “tanto più intollerabili in quanto minano il cessate il fuoco temporaneo” tra Teheran e Washington. Barrot ha anche esortato l’Iran a “cessare di terrorizzare Israele attraverso Hezbollah, che a sua volta deve consegnare le armi allo Stato libanese”, argomentando che “il Libano non dovrebbe essere il capro espiatorio di un governo israeliano irritato da un cessate il fuoco a cui si oppone”. “La distruzione sistematica del Libano non porterà alla distruzione di Hezbollah. Al contrario, lo rafforzera'”, ha avvertito il ministro francese. 

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Gli aeroporti europei rischiano una carenza “sistemica” di carburante per aerei se lo Stretto di Hormuz non verrà completamente riaperto entro tre settimane, ha avvertito il settore. Lo riporta il Financial Times. ACI Europe, che rappresenta gli aeroporti dell’UE, ha dichiarato che le riserve di carburante per aerei si stanno esaurendo, mentre “l’impatto delle attivita’ militari sulla domanda” sta ulteriormente mettendo a dura prova le forniture. In una lettera visionata dal Financial Times, l’associazione ha avvertito il commissario europeo per i trasporti, Apostolos Tzitzikostas, delle “crescenti preoccupazioni del settore aeroportuale in merito alla disponibilità di carburante per aerei, nonché della necessità di un monitoraggio e di un’azione proattiva da parte dell’UE”. Se il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz “non riprendera’ in modo significativo e stabile entro le prossime tre settimane, una carenza sistemica di carburante per aerei diventerà realtà per l’UE”, si legge nella lettera. Nel testo si aggiunge che l’avvicinarsi dell’alta stagione estiva, “quando il trasporto aereo è fondamentale per l’intero ecosistema turistico da cui dipendono molte economie” della Ue, ha intensificato queste preoccupazioni.

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L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha dichiarato di aver ricevuto rassicurazioni sul fatto che due ospedali di Beirut situati nel distretto di Jnah, interessato da un ordine di evacuazione dell’esercito israeliano, non saranno bersaglio di attacchi. Si tratta dell’ospedale universitario pubblico Rafic Hariri e dell’ospedale al-Zahraa, I circa 450 pazienti ricoverati presso il Rafic Hariri e l’ospedale al-Zahraa, di cui 40 in terapia intensiva, non sono stati evacuati “perché non era fattibile”, ha affermato Abdinasir Abubakar, rappresentante dell’Oms in Libano. Il direttore generale dell’Oms aveva precedentemente chiesto a Israele di revocare l’ordine di evacuazione per il distretto di Jnah. “Abbiamo ricevuto rassicurazioni, in particolare dal Comitato Internazionale della Croce Rossa (Cicr), sul fatto che l’ospedale non sarà preso di mira”, ha dichiarato Mohammad Zaatari, direttore dell’ospedale Rafic Hariri. Ha confermato all’Afp che il suo ospedale, la più grande struttura medica pubblica del Libano, non sarebbe stato evacuato.

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Il primo ministro britannico Keir Starmer ha dichiarato di aver discusso di “opzioni militari” per rendere nuovamente navigabile lo Stretto di Hormuz nel corso di una telefonata di ieri sera col presidente americano Donald Trump. “Stiamo mettendo insieme una coalizione di Paesi, lavorando a un piano politico e diplomatico, ma anche valutando le capacità militari e la logistica per il transito effettivo delle navi attraverso lo Stretto”, ha dichiarato Starmer, che si trova in visita in Qatar. 

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Decine di razzi lanciati dal sud del Libano hanno preso di mira diversi insediamenti israeliani nelle ultime ore, in particolare nella Galilea. Gli attacchi che finora hanno colpito Kiryat Shmona, Metula, Misgav Am e Avivim sono stati rivendicati da Hezbollah. In una dichiarazione diffusa sul canale Telegram, il gruppo armato sciita pro-Iran ha promesso che “questi attacchi continueranno finché non cesserà l’aggressione israelo-americana contro il Paese e il suo popolo”. Hezbollah ha sottolineato che si tratta di una “risposta” alla violazione da parte di Israele dell’accordo di cessate il fuoco mediato dal Pakistan, raggiunto da Usa e Iran. Hezbollah ha affermato, inoltre, di aver colpito con un suo missile “un gruppo di soldati nemici israeliani a est del centro di detenzione di Khiam”, nel Libano meridionale.

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“La libertà di navigazione deve essere garantita in linea con il diritto internazionale”. Lo afferma il portavoce della Commissione europea Anouar El Anouni nel corso del briefing giornaliero con la stampa, reiterando la dimensione “strategica” del partenariato tra Ue e i Paesi del Golfo, evidenziata dalla recente visita dell’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti, unita “all’intensa attività ministeriale” dall’inizio della crisi e “all’attività del nostro Rappresentante speciale dell’Ue per il Golfo, Luigi Di Maio”.

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L’Unione europea ha commentato positivamente la prospettiva di colloqui diretti tra Israele e Libano. “Come Ue, accogliamo con favore l’annuncio israeliano sull’avvio di colloqui di pace con il Libano, che di per sé rappresenta uno sviluppo positivo”, ha dichiarato il portavoce della commissione europea per gli Affari esteri, Anouar El Anouni, nel briefing quotidiano con la stampa. “Attendiamo con interesse l’inizio concreto dei colloqui e i loro esiti. La diplomazia rimane l’unica via percorribile e tutte le parti devono impegnarsi seriamente e in buona fede per raggiungere una soluzione globale in linea con le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”, ha aggiunto il portavoce Ue. “Per quanto riguarda la situazione in Libano, chiediamo l’immediata cessazione degli attacchi, che hanno già causato gravi danni a civili e infrastrutture civili”, ha poi aggiunto. “E’ evidente che tutte le parti debbano rispettare pienamente il diritto internazionale umanitario, garantendo la protezione dei civili, delle infrastrutture civili, dei caschi blu delle Nazioni Unite, in particolare della missione Unifil, e del personale umanitario. In quanto Ue siamo pronti a intensificare e mobilitare tutti i nostri sforzi diplomatici verso questo obiettivo, in stretta collaborazione con i nostri partner internazionali”, ha concluso.

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Un alto funzionario dell’ufficio del presidente libanese ha confermato alla Bbc che il Libano parteciperà ai negoziati diretti con Israele la prossima settimana solo se, e soltanto se, verrà prima raggiunto un cessate il fuoco. La data e l’ora della riunione non sono ancora state stabilite. 

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I professori ordinari di pediatria italiani si scagliano contro la guerra in atto in Medio Oriente. “Il nostro ruolo di medici dell’infanzia ci impone di prendere posizione di fronte a una tragedia umanitaria che colpisce in modo inaccettabile i bambini”. In un comunicato, i docenti criticano le operazioni militari condotte dal governo israeliano, “sostenute politicamente e militarmente dagli Stati Uniti”, colpevoli di produrre “effetti devastanti sulla popolazione civile”. A fare le spese del conflitto in Medio Oriente sono soprattutto i più piccoli. “Le evidenze parlano di un numero altissimo di vittime in età pediatrica, di ospedali colpiti, di sistemi sanitari messi in ginocchio”, una “violazione sistemica dei diritti dell’infanzia e del diritto internazionale”. In quanto “testimoni della vulnerabilità e del valore assoluto della vita dei bambini”, gli ordinari affermano che “rendere inaccessibili le cure mediche, impedire l’arrivo di aiuti essenziali, esporre i bambini a fame, sete e traumi estremi rappresenta una responsabilità ingiustificabile”. Ritenendo “inaccettabile” ogni narrazione che “normalizzi la distruzione di vite infantili”, i professori chiedono un “cessate il fuoco immediato, la piena protezione dei civili e il ripristino immediato dell’accesso alle cure, all’acqua e ai beni essenziali”.

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Un totale di 15 navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz da quando, martedì sera, è stato annunciato un cessate il fuoco di due settimane nella guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. E’ quanto risulta dai dati del sito web di monitoraggio MarineTraffic citati da Bbc Verify, la sezione di fact checking  dell’emittente inglese. Il dato si confronta con una media di quasi 140 navi al giorno prima dello scoppio del conflitto. Delle 15 navi transitate, quattro sono petroliere che trasportavano petrolio, gas o prodotti chimici. Le restanti sono navi portacontainer di vario tipo. La chiusura di fatto dello stretto da parte dell’Iran, avvenuta dopo l’inizio del conflitto cinque settimane fa, ha lasciato bloccate nel Golfo quasi 800 navi, la maggior parte delle quali cariche di merci, secondo gli analisti marittimi di Lloyd’s List. 

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Le forze di difesa israeliane (Idf) hanno riferito di aver eliminato il comandante dell’artiglieria dell’Unità Nasr di Hezbollah, Ali Kamel Aber Alhassan. Lo ha annunciato il portavoce delle Idf, dopo aver dichiarato che l’esercito israeliano ha eliminato più di 40 terroristi del gruppo armato sciita pro Iran nel corso dell’ultima settimana. La stessa fonte ha aggiunto che sono stati distrutti piu’ di 200 lanciarazzi appartenenti all’organizzazione terroristica in Libano e che sono stati eliminati oltre 250 membri del suo corpo di artiglieria, tra cui 15 comandanti di vari settori.

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Le Idf “sono in stato di guerra” contro Hezbollah in Libano, “non in cessate il fuoco”. Lo ha affermato il capo di Stato maggiore dell’Esercito israeliano, il generale Eyal Zamir, durante una visita ieri alla periferia di Bint Jbeil, dove sono in corso i combattimenti con i militanti del ‘Partito di Dio, e precisando: Continuiamo a combattere qui in questo settore, questa è la nostra zona di combattimento primaria”.

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“In Iran – ha poi aggiunto in un video diffuso questa mattina – siamo in cessate il fuoco, e possiamo tornare a combattere lì in qualsiasi momento, e in modo molto potente”.

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La linea ferroviaria Teheran-Mashhad è stata riaperta. Lo ha riferito la televisione iraniana citando l’ufficio relazioni pubbliche delle Ferrovie. I collegamenti erano stati interrotti prima della scadenza dell’ultimatum dato dal presidente americano Donald Trump, nel timore di attacchi alle infrastrutture.

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Pirhossein Kolivand, capo della Mezzaluna Rossa iraniana, ha dichiarato che un totale di 125.630 siti civili sono stati colpiti in tutto il paese negli attacchi israelo-americani contro l’Iran, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Irna. Secondo Kolivand, 23.500 dei siti danneggiati sono centri commerciali e uffici, mentre 339 sono strutture sanitarie, tra cui ospedali, farmacie, laboratori, centri medici e pronto soccorso. 

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“Non abbiamo mai chiuso le relazioni con l’Iran, ma avevamo interrotto le comunicazioni. Ora ci saranno colloqui diretti per chiarire le nostre posizioni, e il nostro interesse è che la fine della guerra arrivi il più presto possibile”. Lo ha detto il portavoce del cancelliere tedesco Sebastian Hille, in conferenza stampa a Berlino, rispondendo alle domande sulla circostanza che Friedrich Merz ha annunciato la ripresa delle comunicazioni della Germania con Teheran. “Si vede come la situazione sia volatile e perciò è molto importante che il processo venga accompagnato diplomaticamente”, ha continuato, sottolineando che “c’è un lungo percorso da affrontare”. 

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Il vicepresidente del Parlamento iraniano Mahmoud Nabavian ha affermato che Mojtaba Khamenei ha posto come condizione che il presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, guidasse i negoziati con gli Stati Uniti. Lo riferisce Iran International. Nabavian ha dichiarato: “Le nostre condizioni sono state comunicate alla parte pakistana… e ci hanno detto che Trump le ha accettate”, aggiungendo che la decisione di un cessate il fuoco e dei colloqui è stata presa dalla leadership iraniana. 

“,”postId”:”4ca390da-5b61-4620-8187-a1d85258184f”,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-04-10T10:18:19.263Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T12:18:19+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Idf colpirà ambulanze usate da Hezbollah, Sos ospedali “,”content”:”

L’esercito israeliano minaccia di colpire le ambulanze in Libano, accusando Hezbollah di farne un “ampio uso militare”, mentre gli ospedali di Beirut sono sommersi di feriti da curare. In un post su X, il portavoce militare israeliano Avichay Adraee ha affermato che Israele agirà in conformità con il diritto internazionale contro qualsiasi attività militare condotta da Hezbollah, incluso l’uso di strutture mediche e ambulanze. Tuttavia l’esercito israeliano non ha fornito alcuna prova a sostegno di tale affermazione. La minaccia è giunta mentre arriva un SOS dagli ospedali di Beirut, in grande difficoltà per l’alto numero di feriti da assistere dopo i massicci attacchi israeliani dell’8 aprile. I medici degli ospedali della capitale libanese avvertono di un peggioramento della crisi, con la carenza di forniture essenziali mentre i raid israeliani devastano Beirut e le aree circostanti. Due giorni fa, centinaia di persone si sono precipitate all’ospedale dell’Università Americana di Beirut dopo che le forze israeliane hanno bombardato oltre 100 obiettivi in tutto il Paese in dieci minuti, nonostante l’accordo di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. “In meno di un’ora abbiamo ricevuto circa 76 feriti. Purtroppo, sei non ce l’hanno fatta”, ha dichiarato ad Al Jazeera Salah Zeineldine, primario dell’ospedale, mentre la struttura diventava un “punto di riferimento” per le vittime dei raid dell’Idf. Zeineldine ha sottolineato che molti dei pazienti in condizioni critiche all’ospedale sono bambini. Il più grande aveva 12 anni, mentre i due pazienti ricoverati direttamente in terapia intensiva sono neonati: uno di pochi mesi e l’altro di poche settimane. Il bilancio delle vittime degli attacchi israeliani in Libano di mercoledì è salito a 303 morti e 1.150 feriti, secondo gli ultimi dati diffusi nelle scorse ore dal ministero della Salute libanese.

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Non sappiamo se tra due settimane o già in questo weekend – Donald Trump, si sa, bombarda a prescindere da tregue e trattative – l’Iran sarà riportato all’età della pietra. Il capo dell’Amministrazione americana, assiso alla consolle del war game, col Cristo sempre in bocca nei suoi discorsi e l’arma sempre pronta, pregusta di spegnere la civiltà di Zoroastro e di Hosseyn.

“,”postId”:”79e37507-790a-4099-ad4e-8fa78e5b3974″,”postLink”:{“title”:”Alla consolle del war game di Trump”,”url”:”https://tg24.sky.it/mondo/2026/04/09/guerra-iran-trump-war-game”,”imageSrc”:”https://tg24.sky.it/assets/images/f2062795fe2090a1c6fd69248cc8adebe21d1448/skytg24/it/mondo/2026/04/09/guerra-iran-trump-war-game/GettyImages-2270167899.jpg?im=Resize,width=1218″}},{“timestamp”:”2026-04-10T09:44:14.571Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T11:44:14+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Un Women: “Sempre più donne vittime dell’escalation del conflitto in Medio Oriente””,”content”:”

“Chiediamo la de-escalation del conflitto in Medio oriente, la protezione di tutti i civili, l’accesso umanitario senza impedimenti, azioni umanitarie sensibili al genere, e che la tregua di due settimane in Iran diventi la base per una pace giusta, duratura e completa per tutte le donne e le ragazze della regione”. E’ quanto dichiara Un Women, l’agenzia delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere dopo gli attacchi  israeliani in tutto il Libano, che hanno ucciso e ferito centinaia di persone solo questa settimana, comprese donne e ragazze. Un Women  chiede “una pace duratura e giusta nella regione,  che tuteli i diritti, la sicurezza e la dignità di tutte le donne e ragazze” . “Dal  28 febbraio, quando un bombardamento ha colpito la scuola primaria a Minab e ucciso 168 ragazze,  centinaia di altre donne sarebbero state uccise in tutta la regione – dice l’agenzia Onu – In Iran sarebbero state uccise 204 donne; mentre in Libano, 102 donne sarebbero state uccise prima del bombardamento dello scorso 8 aprile”.  “Donne e ragazze sarebbero state uccise anche in Bahrain, Iraq, Israele, Kuwait, nei territori palestinesi occupati e negli Emirati Arabi Uniti. Milioni sono state inoltre costrette a fuggire dalle loro case, tra cui si stima fino a 1,6 milioni in Iran e 620.000 in Libano. Lo sfollamento le sta esponendo a rischi gravi, per le situazioni di sovraffollamento, insicurezza e mancanza di assistenza sanitaria. La distruzione delle infrastrutture civili nella regione sta ulteriormente limitando l’accesso a rifugi sicuri, acqua potabile e servizi essenziali.. Inoltre, l’insicurezza alimentare è diventata un problema sempre più urgente dovuto alla volatilità dei prezzi, alle catene di approvvigionamento interrotte e al calo del potere d’acquisto in una regione fortemente dipendente dalle importazioni”.

“,”postId”:”8c065b0d-dc34-4ff2-9d7e-af7f6ec99507″,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-04-10T09:26:32.705Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T11:26:32+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Libano, Unicef: “600 bambini morti e feriti da inizio guerra””,”content”:”

Quasi 600 bambini sono stati uccisi o feriti in Libano dallo scoppio dell’ultima guerra tra Israele e Hezbollah, il 2 marzo. Lo riporta l’Unicef spiegando che nei soli raid israeliani condotti mercoledì più di 30 bambini sono stati uccisi e quasi 150 sono rimasti feriti.

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In una nota, l’Unicef ha affermato che sta ricevendo segnalazioni di bambini estratti dalle macerie, mentre altri risultano dispersi e separati dalle loro famiglie. Molti stanno vivendo un trauma, avendo perso i propri cari, le proprie case e qualsiasi senso di sicurezza, prosegue l’Unicef. In tutto il Libano oltre un milione di persone sono state sfollate, tra cui circa 390mila bambini, molti per la seconda, terza o addirittura quarta volta. ”Il diritto internazionale umanitario è chiaro: i civili, compresi i bambini, devono essere protetti in ogni momento”, sottolinea l’Unicef.

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Secondo il quotidiano statunitense The New York Times il cessate il fuoco di due settimane siglato il 7 aprile tra Stati Uniti e Iran rappresenta un “colpo” alla credibilità di Washington. Ad oggi infatti Teheran sembra mantenere il controllo sullo stretto di Hormuz, strategico per i traffici commerciali globali, mentre lo smantellamento dell’arsenale nucleare e del programma missilistico iraniano restano temi “irrisolti”.

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Il quotidiano ha raccolto l’opinione di diversi esperti in relazioni internazionali sulla percezione di “sconfitta” americana nel conflitto aperto il 28 febbraio scorso e se ci siano analogie con quella del Regno Unito nel 1956, quando il fallito tentativo di forzare l’apertura del Canale di Suez contribuì ad accrescere la percezione secondo cui Londra stesse perdendo il ruolo di potenza globale.

“,”postId”:”f1188fe1-ac41-4313-b940-1e377b7efe6b”,”postLink”:{“title”:”Da Suez a Hormuz, l’importanza globale degli stretti”,”url”:”https://tg24.sky.it/mondo/2026/04/10/potere-stretti-canali-commerciali”,”imageSrc”:”https://tg24.sky.it/assets/images/a80c9c99465fbadbe89bc1c654d5b6c8f8d1efd3/skytg24/it/mondo/2026/03/12/guerra-stretto-hormuz-iran-petrolio/hormuz_ansa.jpg?im=Resize,width=1218″}},{“timestamp”:”2026-04-10T09:16:00.608Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T11:16:00+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Media, missile dal Libano causa black out nel nord di Israele”,”content”:”

Un missile lanciato dal Libano ha colpito una linea elettrica a Metula, nel nord di Israele, causando un’interruzione di corrente, ha dichiarato un funzionario locale. L’esercito israeliano ha affermato che 25 razzi sono stati lanciati dal Libano verso il nord di Israele dalla mezzanotte. Lo riporta Haaretz. 

“,”postId”:”471f96e0-21f7-4306-a0cf-e8650e21337d”,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-04-10T09:10:20.282Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T11:10:20+0200″,”image”:{“imgSrc”:”https://tg24.sky.it/assets/images/02c7b54400ad69cadb7994057fb143e1e8e66fe3/skytg24/it/politica/2023/03/11/antonio-tajani-verona/antonio-tajani-ansa.jpg”,”imgAlt”:”Tajani”,”imgCredits”:”©Ansa”,”imgCaption”:null},”altBackground”:true,”title”:”Tajani: “Il governo in prima linea per la de-escalation in Medio Oriente””,”content”:”

“Il quadro internazionale è particolarmente complesso. Le guerre in Medio Oriente e in Ucraina, le tensioni commerciali e gli shock economico-finanziari che ne stanno derivando, sono una sfida molto gravosa per il Paese, per le famiglie e le imprese. La nostra priorità è sostenere le famiglie e le imprese esposte al rincaro del prezzo dell’energia”. Lo afferma il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in un messaggio inviato all’evento “Le Competenze come motore di innovazione e identità” promosso dalla Made in Italy Community fondata da Roberto Santori. Tajani sottolinea che “il governo è in prima linea nell’impegno internazionale per favorire la de-escalation e ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”. 

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Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno minacciato di prendere di mira le ambulanze in Libano, sostenendo che sono ”ampiamente utilizzate” da Hezbollah ”per scopi militari”. Con un post su ‘X’, il portavoce in lingua araba delle Idf, Avichay Adraee, ha dichiarato che Israele agirà in conformità con il diritto internazionale contro qualsiasi attività militare condotta da Hezbollah, compreso l’utilizzo di strutture mediche e ambulanze. Le Idrf non hanno fornito prove della loro tesi.

n”,”postId”:”bec81c17-39eb-4196-88ce-c9eddf896d8d”,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-04-10T09:00:37.691Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T11:00:37+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Preoccupazione di Barrot e dell’omologo pachistano per il Libano”,”content”:”

Il ministro degli Esteri pachistano, Mohammad Ishaq Dar, e il capo della diplomazia francese, Jean-Noël Barrot, “hanno espresso preoccupazione per le gravi violazioni del cessate il fuoco in Libano e hanno sottolineato l’importanza dell’attuazione completa e del rispetto del cessate il fuoco” nel corso di un colloquio telefonico. Ad annunciarlo è stato il ministero degli Esteri pachistano su X. 

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Barrot, si legge nel post, “si è congratulato con il Pakistan per il ruolo avuto nel raggiungimento dell’accordo iniziale di cessate il fuoco e ha espresso il suo sostegno agli sforzi continui del Pakistan in favore di un percorso diplomatico verso una pace e una stabilità durature nella regione”. 

“,”postId”:”25cc5835-6bac-436d-a26a-0bcb26dcf851″,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-04-10T08:42:56.524Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T10:42:56+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Teheran: “Non partecipiamo a negoziati se continuano raid in Libano””,”content”:”

L’Iran non parteciperà ai negoziati in Pakistan senza che venga rispettato un cessate il fuoco “su tutti i fronti”, compreso il Libano. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran Esmaeil Baghaei ponendo una condizione per i colloqui con gli Stati Uniti a Islamabad per la pace in Medio Oriente. “Il governo pakistano ha invitato entrambe le parti a recarsi a Islamabad per tenere questi colloqui, che sono attualmente in fase di revisione e pianificazione”, ha dichiarato Baghaei, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa statale Tasnim.

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“Tuttavia, lo svolgimento di questi colloqui è indubbiamente subordinato all’ottenimento di garanzie che gli Stati Uniti rispetteranno i propri obblighi di cessate il fuoco su tutti i fronti”. ha aggiunto. “Gli Stati Uniti sono impegnati a porre fine alla guerra su tutti i fronti, compreso quello in Libano, e qualsiasi azione o posizione contraria a questo impegno costituirebbe una violazione degli impegni assunti dagli Stati Uniti”, ha sottolineato.

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Il ministro spagnolo degli Esteri, José Manuel Albares, ha esortato Iran a partecipare “in buona fede” ai colloqui con gli Stati Uniti, domani in Pakistan, per porre fine al conflitto in Medio Oriente, dopo che il regime degli Ayatollah ha minacciato di disertarli, se non sarà incluso il Libano nell’accordo di cessate il fuoco. “Esorto Iran a partecipare, ma naturalmente il Libano deve essere incluso” nei negoziati, ha affermato Albares in dichiarazioni ai cronisti al suo arrivo oggi al Senato per riferire sulla guerra nella regione e sull’accordo su Gibilterra nella post-Brexit, come ha già fatto ieri al Congresso. Albares ha insistito sul fatto che Teheran debba prendere parte ai negoziati per ottenere che “il cessate il fuoco sia permanente”. Ma ha segnalato che, nella fragile tregua di due settimane raggiunta mercoledì fra Stati Uniti e Iran, il fatto che Israele continui a bombardare il Libano significa che “non vuole dare neanche un secondo di speranza, non vuole dare una tregua né pace”. Il capo della diplomazia spagnola ha inoltre escluso che la Nato possa partecipare a un’operazione militare per riaprire lo stretto di Ormuz, controllato dall’Iran, alla quale ha aperto ieri il segretario generale dell’Alleanza atlantica, Mark Rutte. “La Nato non ha alcuna partecipazione in questa guerra. Noi alleati non siamo stati né informati né consultati” da Rutte, ha rilevato Albares. “Il Medio Oriente non è nel raggio di azione della Nato e, pertanto, non solo noi, ma molti alleati si sono pronunciati nello stesso senso: la Nato non parteciperà a questa guerra”, ha insistito il ministro spagnolo. 

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“Apprezziamo l’atteggiamento della Turchia nel condannare i brutali attacchi contro l’Iran e, in particolare, la notevole solidarietà della nazione turca nei confronti dell’Iran”. Lo ha affermato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, come riferisce l’agenzia turca Anadolu, mentre ieri sera aveva avuto un colloquio telefonico con Recep Tayyip Erdogan dove il leader turco aveva affermato che i colloqui in Pakistan tra Iran e Stati Uniti dovrebbero essere utilizzati per raggiungere una pace duratura. Dopo l’inizio della guerra di Stati Uniti e Israele contro la Repubblica islamica, Pezeshkian aveva già una volta espresso apprezzamento per delle dichiarazioni del presidente turco Recep Tayyip Erdogan critiche nei confronti del premier israeliano Benjamin Netanyahu. Il leader turco ha più volte contestato il governo di Israele durante la guerra e nello stesso tempo ha criticato anche gli attacchi di Teheran contro i Paesi del Golfo. Da quando è iniziato il conflitto, il ministero della Difesa turco ha dichiarato che quattro missili dall’Iran diretti verso lo spazio aereo turco sono stati intercettati dal sistema difensivo della Nato, mentre Teheran ha sempre negato di avere colpito la Turchia.

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“Le notizie diffuse da alcuni media secondo cui la squadra negoziale iraniana sarebbe arrivata a Islamabad, in Pakistan, per trattare con gli americani, sono completamente false”. Lo ha dichiarato una fonte informata all’agenzia iraniana Tasnim. La fonte ha al contempo sottolineato che, finché gli Stati Uniti non rispetteranno l’impegno preso per il cessate il fuoco in Libano e il regime sionista continuerà i suoi attacchi, i negoziati rimarranno sospesi.

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In precedenza, il Wall Street Journal aveva riferito che la delegazione iraniana era arrivata nella capitale pakistana e che era formata dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi. 

“,”postId”:”388bcae0-29e2-4f5f-b05e-486ad234d316″,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-04-10T07:46:00.953Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T09:46:00+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Ue: “Bene la tregua, ora strategia per la pace in tutto il Medio Oriente””,”content”:”

L’Ue “accoglie con favore” il cessate il fuoco tra Stati Uniti ed Iran, chiede “l’immediata cessazione delle ostilità in Libano” e invita a “elaborare una strategia globale per una pace duratura in tutto il Medio Oriente”. E’ quanto afferma una dichiarazione dell’Alta rappresentante per la politica estera Kaja Kallas a nome dei 27, in cui si invita anche a garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz “in conformità con il diritto internazionale”. “L’Unione europea accoglie con favore il cessate il fuoco concordato dagli Stati Uniti e dall’Iran – afferma la dichiarazione dell’Alta rappresentante -. Esprimiamo apprezzamento per il Pakistan e per gli altri partner regionali per la loro mediazione, che ha contribuito a questo esito positivo. Invitiamo tutte le parti coinvolte a rispettare pienamente il cessate il fuoco in tutta la regione, a cessare tutte le operazioni militari e a garantire pienamente la libertà di navigazione nonché il passaggio libero e sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz, in conformità con il diritto internazionale, come riflesso nella Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare”. “Chiediamo inoltre – prosegue – un’immediata cessazione delle ostilità in Libano, che stanno avendo un pesante impatto sulla popolazione civile. Tutte le parti devono rispettare il diritto internazionale umanitario e proteggere i civili e le infrastrutture civili, i peacekeeper delle Nazioni Unite e il personale umanitario. La diplomazia è fondamentale per risolvere tutte le questioni ancora in sospeso. Le parti dovrebbero continuare a impegnarsi in buona fede negli sforzi per raggiungere un accordo sostenibile su tutte le aree di preoccupazione”. 

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   “È ora il momento di elaborare una strategia globale per una pace duratura in tutto il Medio Oriente – conclude -. L’Unione europea contribuirà a tutti gli sforzi diplomatici in questo ambito, tenendo conto dell’insieme dei propri interessi e delle proprie preoccupazioni, in coordinamento con i partner”. 

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La delegazione iraniana è arrivata a Islamabad in vista dei negoziati per il cessate il fuoco con gli Stati Uniti, che dovrebbero iniziare domani. Lo riferisce il Wall Street Journal, secondo cui la rappresentanza è guidata dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf. La delegazione di Washington sarà guidata dal vicepresidente JD Vance.

“,”postId”:”d011a911-a67f-400d-9dd2-982626e6f537″,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-04-10T07:35:46.408Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T09:35:46+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Trump: “Pedaggi a petroliere per attraversare lo Stretto di Hormuz? Farebbero meglio a non farlo””,”content”:”

Donald Trump ha messo in guardia l’Iran dall’imporre pedaggi alle navi che desiderano attraversare lo Stretto di Hormuz. Come riferisce l’Afp, il presidente statunitense ha dichiarato in un messaggio sulla sua piattaforma Truth Social di aver ricevuto “segnalazioni secondo cui l’Iran starebbe imponendo pedaggi alle petroliere che attraversano lo Stretto di Hormuz. Farebbero meglio a non farlo e se lo stanno facendo farebbero meglio a smettere subito!”, ha aggiunto Trump nel secondo giorno del fragile cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran.

“,”postId”:”8bda732d-0dd8-45a0-8723-76a2889067c2″,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-04-10T07:28:00.008Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T09:28:00+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Esercito Australia: “Siamo in grado di schierare una nave a Hormuz””,”content”:”

L’Australia è pienamente in grado di dispiegare una nave militare nello stretto di Hormuz per assicurare il passaggio sicuro di spedizioni vitali di carburanti e di fertilizzanti. Lo assicura il comandante delle forze di difesa australiane, ammiraglio capo Davis Johnston. Il governo potrebbe “assolutamente dispiegare” una nave nella regione se fosse considerata una priorità.

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   “Non ho alcuna esitazione nella nostra capacità di operare con un ruolo nello stretto di Hormuz, ma una questione altrettanto importante è: quali sono le nostre priorità? Siamo consapevoli che gli Stati Uniti hanno dispegato una capacità militare enorme nel Golfo e nella regione. Questo è un momento importante per essere presenti nell’Indo-Pacifico per mantenere al sicuro il contesto regionale, ma la questione importante è: quali sono le nostre priorità?” ha aggiunto il comandante. “Questo è per noi un periodo importante per essere presenti nell’Indo-Pacifico per la sicurezza regionale”. Il governo di Canberra non ha reso noto se ha ricevuto da Washington richieste dirette di supporto nello stretto, mentre la guerra entra in un tenue cessate il fuoco di due settimane. Prima che iniziasse il cessate il fuoco, il presidente Trump ha detto di sentirsi tradito da alleati degli Stati Uniti, inclusa l’Australia, che hanno mancato di assistere nella guerra.

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   Mentre il governo australiano non ha impegnato navi della marina nella regione, il primo ministro Anthony Albanese ha comunicato che il National Security Committee ha prolungato il dispiegamento di aerei di sorveglianza E-7A Wedgetail. 

“,”postId”:”5d6774f6-5282-4b36-b0f7-4d83b7241b78″,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-04-10T07:21:58.684Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T09:21:58+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Perché Netanyahu si oppone con tanta forza al cessate il fuoco?”,”content”:”

Israele continua ad attaccare il Libano facendo schricchiolare così gli accordi tra Usa e Iran. Analizziamo le ragioni per le quali il premier israeliano sembra intenzionato a far saltare i negoziati.

“,”postId”:”2f1b196e-b245-4286-9d69-11678dfd0741″,”postLink”:{“title”:”Perché Netanyahu si oppone con tanta forza al cessate il fuoco?”,”url”:”https://tg24.sky.it/mondo/2026/04/09/guerra-iran-usa-cessate-fuoco-netanyahu”,”imageSrc”:”https://tg24.sky.it/assets/images/be5c8793f97427e218cacff1c7dde3a491a693fd/skytg24/it/mondo/2026/04/09/guerra-iran-usa-cessate-fuoco-netanyahu/GettyImages-2266894844.jpg?im=Resize,width=1218″}},{“timestamp”:”2026-04-10T07:08:44.114Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T09:08:44+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Libano, il capo dell’Idf: “Hezbollah in profondo stato di choc””,”content”:”

Il capo di stato maggiore dell’Idf, il tenente generale Eyal Zamir, ha affermato che Hezbollah è “in profondo stato di shock” e si è disperso dalle sue solite roccaforti nel quartiere di Dahiyeh, nella periferia sud di Beirut. La sua affermazione è giunta durante una visita a Bint Jbeil, nel Libano meridionale, dove l’Idf sta combattendo contro Hezbollah, il gruppo sciita libanese alleato di Teheran. Il tenente generale Zamir ha sottolineato che Hezbollah sta subendo pressioni su più fronti e ha sostenuto che è “isolato” a causa della riduzione del sostegno esterno. Le Forze di difesa israeliane hanno confermato che operazioni sono in corso nel Libano meridionale, con attacchi aerei e attività di terra volte a eliminare le minacce alle comunità israeliane di confine. Il capo di stato maggiore ha inoltre affermato che le forze israeliane hanno colpito obiettivi a Beirut e nella valle della Bekaa, nel Libano orientale. Ha sottolineato, infine, che l’obiettivo dell’esercito è quello di mantenere una zona cuscinetto tra Hezbollah e le comunità israeliane vicino al confine.

“,”postId”:”0a7c5708-ecf9-4856-a0f8-4c11132dd5ba”,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-04-10T06:58:38.842Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T08:58:38+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Iran, capo dell’Idf: “Possiamo tornare a combattere con grande forza””,”content”:”

“In Iran vige un cessate il fuoco, ma possiamo tornare a combattere in qualsiasi momento e con grande forza”: lo ha affermato il capo di stato maggiore delle Forze di difesa israeliane (Idf), il tenente generale Eyal Zamir, in un video diffuso stamattina dall’esercito israeliano. Le dichiarazioni di Zamir in merito al conflitto con l’Iran sono state pronunciate durante una sua visita a Bint Jbeil, nel Libano meridionale, dove l’Idf sta combattendo contro Hezbollah, il gruppo sciita libanese alleato di Teheran.

“,”postId”:”47ee12bc-f7eb-4d42-b9e5-344f5472217d”,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-04-10T06:50:36.063Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T08:50:36+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Libano, capo dell’Idf nel sud: “Qui per combattere, no alla tregua” “,”content”:”

I media israeliani riferiscono che il capo di stato maggiore delle Forze di difesa israeliane (Idf) si trova nel Libano meridionale, definito “il settore di combattimento principale”. Sul posto, il tenente generale Eyal Zamir ha gia’ parlato con i comandanti alla periferia di Bint Jbeil, nel Libano meridionale. “Le Idf sono in stato di guerra. Non siamo in cessate il fuoco, continuiamo a combattere qui in questo settore, questo è il nostro settore di combattimento principale”, ha dichiarato Zamir. Il capo di stato maggiore dell’Idf ha affermato che “siamo ovunque. Così come siamo a Gaza, così come siamo in Siria, siamo anche qui in Libano”. 

“,”postId”:”9c0f38fb-ce46-4963-a224-e1bed378a96a”,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-04-10T06:38:55.345Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T08:38:55+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Morto ex ministro degli Esteri dell’Iran, fu ferito dai raid del 1 aprile”,”content”:”

L’ex ministro degli Esteri iraniano Kamal Kharazi è morto ieri a causa delle ferite riportate negli attacchi missilistici statunitensi-israeliani del 1° aprile, secondo quanto riportato dai media iraniani e israeliani. Kharazi, 81 anni, era a capo del Consiglio Strategico per le Relazioni Internazionali, parte del Ministero degli Esteri. Il diplomatico di lungo corso, “rimasto ferito in un attacco terroristico perpetrato dal nemico americano-sionista pochi giorni fa, è morto da martire questa sera”, riportano le agenzie Mehr e Isna su Telegram, riprese anche dal Times of Israel. Sua moglie è rimasta uccisa nell’attacco alla loro casa a Teheran, secondo quanto riportato dai media all’epoca. Kharazi è stato inviato iraniano alle Nazioni Unite a New York e successivamente ministro degli Esteri dal 1997 al 2005, sotto la presidenza riformista di Mohammad Khatami. 

“,”postId”:”d96b4b87-888a-435f-bd56-0f4ec295ced6″,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-04-10T06:17:00.031Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T08:17:00+0200″,”image”:{“imgSrc”:”https://tg24.sky.it/assets/images/67e935486ca1311a5a3fe7c3b2c7bc88f7a3f8fb/skytg24/it/mondo/2026/03/11/stretto-hormuz-iran-petrolio-navi-ferme/563_CARTINA_STRETTO_DI_HORMUZ_10_03_26.jpg”,”imgAlt”:”Hormuz”,”imgCredits”:null,”imgCaption”:null},”altBackground”:true,”title”:”Comando navale dei Pasdaran: “Nuova fase della gestione di Hormuz””,”content”:”

Il Comando Navale delle Guardie Rivoluzionarie ha annunciato che la gestione dello Stretto di Hormuz è entrata in una nuova fase. Lo ha riferito l’agenzia di stampa Tasnim, citando un comunicato pubblicato dal Comando Navale delle Guardie Rivoluzionarie: “In questi due giorni di silenzio militare, nemici e amici hanno compreso che la gestione dello Stretto di Hormuz è entrata in una nuova fase. Se Dio vuole, ringraziamo Dio”, recita la nota ufficiale. 

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Il Kuwait accusa l’Iran e i suoi alleati di aver lanciato attacchi con droni durante la notte, nonostante il cessate il fuoco di due settimane. Lo ha comunicato ministero degli Esteri kuwaitiano, attraverso una nota diffusa dall’agenzia di stampa statale Kuna. Il ministero degli Esteri del Kuwait afferma che gli attacchi con i droni “hanno preso di mira alcune infrastrutture kuwaitiane vitali giovedì sera”. 

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Nel frattempo, l’agenzia di stampa statale saudita, la Saudi Press Agency, citando un funzionario anonimo, ha confermato un recente attacco  che ha danneggiato il suo cruciale oleodotto Est-Ovest. Tale oleodotto trasporta il petrolio fino al Mar Rosso, evitando lo Stretto di Hormuz, che l’Iran continua a controllare nonostante la tregua nei combattimenti.

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Le Forze di Difesa Israeliane hanno colpito nella notte dieci lanciamissili in Libano, dai quali Hezbollah aveva sparato contro Israele. Lo ha riferito il portavoce delle Idf.

n”,”postId”:”558400be-a2c1-4b26-a8fa-c94aacfc4157″,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-04-10T06:04:00.923Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T08:04:00+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Iran, il ministro pakistano cancella post in cui definiva Israele “maledizione per l’umanità””,”content”:”

Il ministro della Difesa pakistano Khawaja Asif ha cancellato un post su X in cui definiva Israele “una maledizione per l’umanità”. Il post pubblicato ieri ha scatenato proteste a Gerusalemme, che ha affermato che metteva in discussione la capacità del Pakistan di mediare tra Stati Uniti e Iran. Nel post, Asif aveva scritto che mentre “a Islamabad sono in corso colloqui di pace, in Libano si sta commettendo un genocidio. Cittadini innocenti vengono uccisi da Israele, prima a Gaza, poi in Iran e ora in Libano, e lo spargimento di sangue continua senza sosta. Spero e prego che coloro che hanno creato questo stato cancerogeno sulla terra palestinese per sbarazzarsi degli ebrei europei brucino all’inferno”.

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La capitale del Pakistan è stata posta in stato di massima allerta in vista degli importanti colloqui di pace tra Stati Uniti e Iran, con le autorità che hanno schierato oltre 10.000 agenti delle forze dell’ordine e imposto severe restrizioni alla circolazione in tutta la città. È stato predisposto un piano di sicurezza a più livelli, supervisionato dall’esercito e supportato dai Pakistan Rangers, dalla polizia e dalle forze paramilitari, per proteggere le delegazioni in visita. Le misure prevedono l’impiego di circa 6.000 agenti della polizia di Islamabad, 3.000 agenti della polizia del Punjab e centinaia di agenti della polizia di frontiera, oltre a truppe dell’esercito e agenti della polizia stradale. Le autorità hanno sigillato tutte le vie di accesso alla ‘zona rossa’ di Islamabad, area ad alta sicurezza, e solo una è accessibile esclusivamente alle persone autorizzate. Sono stati predisposti percorsi speciali per i delegati in arrivo dall’aeroporto, con un protocollo ‘libro blu’ che garantisce rigide misure di protezione. Le truppe sono state dispiegate presso gli edifici chiave, con unità di pronto intervento dislocate in tutta la città e sulle colline di Margalla. Le restrizioni si estendono anche al traffico, con le principali arterie stradali chiuse o deviate durante gli spostamenti dei delegati. Le autorità hanno affermato che le misure mirano a garantire la massima sicurezza durante i colloqui di alto livello. 

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Teheran nega la notizia diffusa da alcuni media, tra cui il Wall Street Journal, secondo cui la delegazione iraniana sarebbe arrivata a Islamabad in vista dei negoziati con gli Stati Uniti. “La notizia diffusa da alcuni media secondo cui la squadra negoziale iraniana sarebbe arrivata a Islamabad, in Pakistan, per negoziare con gli americani, è completamente falsa”, ha dichiarato una fonte ben informata all’agenzia di stampa Tasnim. La stessa fonte, non meglio identificata, ha sottolineato che “finche’ gli Stati Uniti non rispetteranno gli impegni presi per il cessate il fuoco in Libano e il regime sionista continuerà i suoi attacchi, i negoziati saranno sospesi”. La stessa linea è stata espressa ieri dal regime di Teheran.

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che l’Iran sta facendo un “pessimo lavoro” nel consentire il passaggio del petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz. “Questo non è l’accordo che abbiamo!”, ha affermato Trump in un post su Truth Social.

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Allerta antiaerea in tutto Israele nelle prime ore di venerdì, comprese la zona commerciale di Tel Aviv e la città costiera meridionale di Ashdod, a seguito del lancio di razzi dal Libano riporta Afp. I continui scontri tra Israele e Hezbollah, sostenuto dall’Iran, stanno mettendo a dura prova la fragile tregua raggiunta tra Stati Uniti e Iran. Israele e Hezbollah si sono scambiati ripetutamente colpi di arma da fuoco giovedì. Il Comando del Fronte Interno dell’esercito israeliano ha emesso allerte per diverse aree dopo il lancio di razzi di venerdì, tra cui la zona di Tel Aviv e le comunità meridionali lontane dal confine con il Libano. Non ci sono state segnalazioni immediate di vittime, ma i media israeliani hanno riferito che i sistemi di difesa aerea hanno intercettato almeno un razzo in arrivo. Hezbollah ha pubblicato diverse dichiarazioni su Telegram affermando di aver lanciato tre ondate di attacchi missilistici e con droni nelle prime ore del mattino contro soldati israeliani su entrambi i lati del confine, nonché contro una città nel nord di Israele. 

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Il presidente americano tuona: “L’Iran sta gestendo in modo pessimo il transito del petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz. Questo non è l’accordo che abbiamo”. L’Iran al momento ha fatot sapere che consentirà il passaggio di non più di 15 navi al giorno. Alla vigilia dei colloqui di sabato a Islamabad tra Usa e Iran, il viceministro degli Esteri di Teheran Majdi Takht Ravanchi ha dichiarato che il piano in 10 punti proposto dall’Iran è stato concordato come base per i negoziati. Lo riporta Iran International. 

Intanto gli Usa chiedono ad Israele una de-escalation in Libano e il premier Netanyahu apre a negoziati con Beirut ma promette: “Nessuna tregua con Hezbollah”. A condannare i raid israeliani le cancellerie europee ma anche Mosca, Ankara e il Pakistan, che nel weekend ospita i colloqui tra la delegazione di Teheran e quella di Washington guidata da Vance. 

I media israeliani riferiscono che il capo di stato maggiore delle Forze di difesa israeliane (Idf) si trova nel Libano meridionale, definito “il settore di combattimento principale”. Sul posto, il tenente generale Eyal Zamir ha già parlato con i comandanti alla periferia di Bint Jbeil, nel Libano meridionale. “Le Idf sono in stato di guerra. Non siamo in cessate il fuoco, continuiamo a combattere qui in questo settore”, ha detto.

Gli approfondimenti:

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Israele esclude Spagna da quartier generale Kiryat Gat (2)

A riportarlo sono i media israeliani. Molti paesi europei, tra cui la Spagna, hanno una piccola presenza militare presso il CMCC. La mossa rappresenta l’ultima escalation nella disputa diplomatica tra i due Paesi, le cui relazioni sono fortemente tese dall’inizio della guerra di Gaza, scatenata dall’invasione del sud di Israele guidata da Hamas il 7 ottobre 2023. I rapporti tra Gerusalemme e Madrid si sono progressivamente deteriorati nei due anni successivi, a causa della crescente rabbia e frustrazione del governo spagnolo nei confronti di Israele per la guerra di Gaza. Madrid aveva vietato la vendita e l’acquisto di equipaggiamento militare con Israele fin dall’inizio della guerra; tuttavia, lo scorso settembre, il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ha annunciato misure per sancire legalmente tale divieto. Sa’ar ha criticato la Spagna, accusandola di seguire “una linea ostile e anti-israeliana”, dopo la quale anche Madrid ha richiamato il proprio ambasciatore.I l mese scorso, la Spagna ha definitivamente richiamato il proprio ambasciatore in Israele. Questa settimana ha rimandato l’ambasciatore in Iran. Durante la guerra con l’Iran, la Spagna ha chiuso il suo spazio aereo agli aerei statunitensi coinvolti negli attacchi contro l’Iran, un passo che andava oltre il precedente rifiuto di consentire l’utilizzo delle basi militari gestite congiuntamente.

Media: “Spaccatura in Iran su composizione e mandato della delegazione”

Alti funzionari iraniani sono in disaccordo sulla composizione e l’autorità della delegazione che negozierà con gli Stati Uniti a Islamabad. Lo riporta in esclusiva Iran International, media di opposizione basato a Londra, secondo informazioni ricevute. Il comandante in capo delle Guardie Rivoluzionarie, Ahmad Vahidi – scrive Iran International -, sta cercando di limitare l’autorità di Mohammad Bagher Ghalibaf e del ministro degli Esteri Abbas Araghchi nei colloqui. Vahidi ha anche spinto per l’inclusione di Mohammad Bagher Zolghadr, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, nella delegazione negoziale, una mossa osteggiata dagli attuali membri, che lo ritengono privo dell’esperienza necessaria per le negoziazioni strategiche. Allo stesso tempo, Vahidi e il comandante delle Forze Aerospaziali delle Guardie Rivoluzionarie hanno sottolineato che la delegazione deve evitare qualsiasi negoziazione sul programma missilistico iraniano. 

Israele esclude Spagna da quartier generale Kiryat Gat

Citando l'”ossessione anti-israeliana” della Spagna e le sue politiche durante la campagna israelo-americana contro l’Iran, il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha annunciato che a Madrid non sarà consentito partecipare al Centro di Coordinamento Civile-Militare (CMCC) di Kiryat Gat. Il CMCC è il centro multinazionale che sovrintende al cessate il fuoco a Gaza. “Il governo Sanchez ha un pregiudizio anti-israeliano così palese da aver perso ogni capacità di essere un attore utile nell’attuazione del piano di pace del presidente Trump e nel centro CMCC che opera nell’ambito di tale piano”, ha dichiarato Sa’ar. La Spagna è stata formalmente informata della decisione, ha affermato il Ministero degli Esteri, aggiungendo che anche gli Stati Uniti erano stati informati in anticipo.

Vance in partenza per Islamabad: “Credo che i negoziati saranno positivi”

“Non vediamo l’ora che inizino i negoziati. Credo che saranno positivi”. Lo ha detto il vicepresidente statunitense Jd Vance, parlando ai giornalisti prima della partenza per Islamabad, dovre prenderà parte ai negoziati come membro della delegazione americana. “Se gli iraniani sono disposti a negoziare in buona fede e a tendere una mano, è un conto. Se invece cercheranno di prenderci in giro, scopriranno che la nostra delegazione non è poi così disponibile – ha spiegato Vance – Il Presidente ci ha fornito delle linee guida piuttosto chiare, e vedremo come andrà”.

Vance: “Se Teheran è in buona fede pronti a tendere la mano”

Il vicepresidente Usa JD Vance è in partenza per il Pakistan per colloqui con l’Iran e ha detto ai giornalisti: “Penso che sarà positivo”. “Come ha detto il presidente degli Stati Uniti, se gli iraniani sono disposti a negoziare in buona fede, noi siamo certamente disposti a tendere la mano. Se cercheranno di prenderci in giro, scopriranno che la squadra negoziale non è così ricettiva”. Il presidente “ci ha dato delle linee guida piuttosto chiare”.

Segretario Hezbollah: “Il governo cessi le concessioni gratuite a Israele”

Il leader di Hezbollah, Naim Qassem, ha esortato il governo libanese a cessare le “concessioni gratuite” a Israele, in vista dell’avvio dei negoziati tra i due governi previsto per la prossima settimana a Washington.

“Non accetteremo un ritorno alla situazione precedente e chiediamo ai funzionari di smettere di offrire concessioni gratuite”, ha affermato Qassem in un messaggio scritto trasmesso dall’emittente affiliata al partito, Al-Manar Tv. 

Papa: “Non è cristiano chi lancia le bombe” (2)

“Aiutateci” ha anche detto il Papa ai vescovi caldei di Baghdad riuniti a Roma per il loro sinodo che dovrà eleggere il loro nuovo Patriarca -, a ricordare che non saranno le azioni militari a creare spazi di libertà o tempi di pace, ma solo la paziente promozione della convivenza e del dialogo tra i popoli”. Leone ha anche raccomandato ai vertici della chiesa irachena, di “accompagnare i fedeli laici, provvedendoli di cure pastorali, perché si sentano incoraggiati, nonostante tutte le prove, a restare saldi nella fede e a rimanere nei loro territori. Questo è importante per tutta la Chiesa – ha sottolineato – , perché le regioni in cui è sorta la luce della fede non possono fare a meno dei cristiani, che stanno al Medio Oriente come le stelle al cielo. Si diradino le nubi che oscurano questa luce: i cristiani in tutto il Medio Oriente siano rispettati, non solo a parole: godano di vera libertà religiosa e di piena cittadinanza, senza essere trattati da ospiti o da cittadini di seconda classe!”.

Media: “Attacco di Hezbollah danneggia scuola vuota nel nord di Israele”

Un attacco di Hezbollah proveniente dal Libano ha danneggiato un edificio scolastico vuoto a Deir al-Asad, nella regione dell’Alta Galilea, nel nord di Israele. Lo riporta Haaretz. 

Ft: “Aeroporti Ue a rischio carburante se Stretto Hormuz non riapre entro tre settimane”

Il Financial Times, che ha visionato una lettere inviata dall’associazione Aci Europe al commissario europeo ai trasporti Apostolos Tzitzikostas, riporta che gli scali europei rischiano una carenza “sistemica” di carburante per aerei se lo Stretto di Hormuz non verrà completamente riaperto entro tre settimane. Le riserve di carburante per aerei si stanno esaurendo mentre “l’impatto delle attività militari” sta mettendo ulteriormente a dura prova le forniture

Aeroporti Ue a rischio carburante se Hormuz non riapre in 3 settimane

Aeroporti Ue a rischio carburante se Hormuz non riapre in 3 settimane

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Media: “Dubai limita voli internazionali fino 31 maggio”

Dubai ha imposto restrizioni ai voli internazionali fino al 31 maggio, una misura che colpisce in particolare le compagnie aeree indiane. Lo riferisce Reuters precisando che le limitazioni riguardano il numero di voli autorizzati verso l’emirato, con effetti diretti sui ricavi dei vettori stranieri e in particolare di quelli indiani, che rappresentano una quota significativa del traffico passeggeri verso l’hub del Golfo. Secondo fonti del settore citate dall’emittente britannica, le autorità di Dubai hanno comunicato le nuove disposizioni attraverso lettere inviate alle compagnie aeree, senza tuttavia fornire indicazioni pubbliche dettagliate sulle motivazioni. Le compagnie indiane risultano tra le più penalizzate, considerando che l’India è stata nel 2025 il principale mercato di origine dei passeggeri per l’aeroporto internazionale di Dubai. Un’associazione di vettori ha chiesto misure reciproche, sollecitando le autorità indiane a valutare eventuali restrizioni nei confronti delle compagnie emiratine.

Teheran: “Base dei colloqui è la nostra proposta in 10 punti”

La base dei colloqui tra Washington e Teheran sono i dieci punti della proposta presentata dall’Iran. Lo ha ribadito il viceministro degli Esteri iraniano Takht-Ravanchi a Press Tv, ribadendo che il suo Paese sostiene la diplomazia e il dialogo, ma respinge i negoziati “basati su informazioni errate” o “qualsiasi processo che possa aprire la strada a una nuova aggressione”. L’Iran non vuole un cessate il fuoco “che permetta all’aggressore di riarmarsi e colpire di nuovo” e sottolinea che “qualsiasi accordo deve includere garanzie per prevenire una ripresa delle ostilità”.

Il traffico a Hormuz resta basso nonostante la tregua con gli Usa

Il traffico navale nello Stretto di Hormuz resta limitato e sotto stretto controllo dopo l’annuncio di un cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, senza segnali di una ripresa significativa delle attivita’ commerciali, secondo un rapporto della societa’ di analisi marittima Windward. Il documento evidenzia che la tregua non ha portato a un ritorno alla normalità: le rotte commerciali standard risultano in gran parte inutilizzate e la situazione appare come una pausa controllata, con il controllo operativo ancora in vigore. L’8 aprile sono state tracciate solo cinque navi portarinfuse in uscita dallo stretto, tutte transitate attraverso un corridoio gestito dai Guardiani della rivoluzione iraniani, e non lungo le normali rotte commerciali. Movimenti limitati sono stati osservati anche il giorno successivo, prevalentemente con unità di piccole dimensioni o legate a operazioni iraniane. Tra i principali fattori che frenano la ripresa del traffico vi è l’aumento dei premi assicurativi per il rischio di guerra, che continua a scoraggiare il ritorno delle principali compagnie di navigazione. Secondo i dati, circa 3.200 navi restano bloccate a ovest dello stretto, tra cui quasi 800 petroliere e cargo. Il periodo tra l’8 e il 10 aprile è indicato come una fase di test: un eventuale aumento dei transiti senza incidenti potrebbe portare a una revisione del rischio da parte degli operatori. Una successiva finestra decisionale, tra l’11 e il 14 aprile, dipenderà dalla tenuta della tregua. Anche nello scenario più favorevole, lo smaltimento delle navi in attesa richiederà settimane, mentre il ritorno ai livelli normali del commercio globale potrebbe richiedere mesi.

Segretario Hezbollah: “Invasione di terra israeliana ha fallito”

Il segretario generale di Hezbollah, Naim Qassem, ha rivolto un messaggio alla nazione libanese all’indomani dell’annuncio di colloqui con Israele dalla settimana prossima. “Il nemico israeliano si è dimostrato incapace sul campo di battaglia contro i coraggiosi eroi della Resistenza e ha fallito nel suo tentativo di portare a termine l’invasione di terra che aveva ripetutamente annunciato”, ha detto Qassem.

“Il nemico, nella sua aggressione durata più di quaranta giorni, non è riuscito a impedire che razzi, missili e droni raggiungessero i suoi insediamenti, sia vicini che lontani, fino ad Haifa e oltre – ha aggiunto il segretario – Il nemico è stato colto di sorpresa dalle tattiche della Resistenza, dalla flessibilità dei movimenti dei combattenti, dalle loro capacità difensive e dal loro leggendario coraggio”. “La mobilitazione di centomila soldati israeliani non aiuterà il nemico a realizzare l’occupazione; al contrario, essi saranno ridotti a cadaveri e resti sparsi”, ha concluso Qassem.

Hezbollah al governo libanese: “Basta concessioni gratuite a Israele”

Il leader di Hezbollah, Naim Qassem, ha chiesto oggi al governo libanese di smettere di fare “concessioni gratuite” a Israele, in vista dell’inizio dei negoziati tra i due governi a Washington la prossima settimana. “Non accetteremo un ritorno alla situazione precedente e chiediamo ai funzionari di smettere di offrire concessioni gratuite”, ha dichiarato Qassem in un messaggio scritto trasmesso dall’emittente televisiva del partito, Al-Manar, nel quale ha anche denunciato la “sanguinosa criminalità di mercoledì”, quando gli attacchi israeliani hanno ucciso più di 300 persone in Libano. 

Papa: “Non è cristiano chi lancia le bombe”

“Siete segni di speranza in un mondo segnato da violenze assurde e disumane, che mosse dall’avidità e dall’odio, dilagano con ferocia proprio nelle terre che hanno visto sorgere la salvezza”, “profanate dalla blasfemia della guerra e dalla brutalità degli affari, senza riguardo per la vita della gente, ritenuta al massimo effetto collaterale dei propri interessi. Ma nessun interesse può valere la vita dei più deboli”, “aiutateci a proclamare chiaramente che Dio non benedice alcun conflitto” che “chi è cristiano non sta mai dalla parte di chi ieri impugnava la spada e oggi lancia le bombe”. Così il Papa ai vescovi di Baghdad. 

India: “Profondamente preoccupati dalle notizie di vittime civili in Libano”

L’India si è detta “profondamente preoccupata dalle notizie di un elevato numero di vittime civili in Libano” dopo gli attacchi delle truppe israeliane nel Paese. “Siamo profondamente preoccupati dalle notizie di un elevato numero di vittime civili in Libano. In quanto Paese che contribuisce con truppe all’Unifil e che ha a cuore la pace e la sicurezza del Libano, l’evolversi degli eventi è molto allarmante”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri indiano, Randhir Jaiswal, ripreso dall’Indian Express e altre testate. 

Israele: “La Spagna non potrà entrare al Centro di coordinamento per Gaza”

Il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, ha annunciato che alla Spagna non sarà consentita la partecipazione al Centro di coordinamento civile-militare di Kyriat Gat, centro strategico che sovrintende al cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. “Il governo Sanchez ha un pregiudizio anti-israeliano così palese da aver perso ogni capacità di essere un attore utile nell’attuazione del piano di pace del presidente Trump e all’interno del centro che opera nell’ambito di tale piano”, afferma Sa’ar. Il titolare degli Esteri di Tel Aviv ha aggiunto che la Spagna è stata formalmente informata della decisione, precisando che gli Stati Uniti, che guidano il Centro di Kyriat-Gat, erano stati avvertiti in anticipo del provvedimento. 

Teheran: “Il nostro piano in 10 punti concordato come base dei negoziati”

Il piano in 10 punti proposto dall’Iran è stato concordato come base per i negoziati: lo ha dichiarato il viceministro degli Esteri Majdi Takht Ravanchi alla vigilia dei colloqui domani a Islamabad tra Usa e Iran. Lo riporta Iran International. “Abbiamo sempre accolto con favore la diplomazia, ma non i colloqui basati su false informazioni volte all’inganno”, ha affermato, aggiungendo che Teheran non appoggia un cessate il fuoco che consenta all’avversario di riarmarsi e riprendere gli attacchi. 

Media: “A Beirut uccisi anche pasdaran, erano lì per coordinare attacchi”

Diversi membri delle Guardie Rivoluzionarie iraniane sono rimasti uccisi nei recenti raid israeliani su Beirut. Lo afferma, citata da Iran International, l’emittente libanese Mtv che lo ha appreso da fonti informate. Il servizio giornalistico afferma che i deceduti operavano in Libano ed erano responsabili della supervisione delle operazioni di Hezbollah durante i raid su larga scala dell’8 aprile. 

Barrot: “Non deve pagare frustrazione Israele per tregua”

Il Libano non deve pagare il prezzo della frustrazione di Israele per il cessate il fuoco raggiunto tra Stati Uniti e Israele. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri francese Jean Noel Barrot in un’intervista al quotidiano francese La Croix, nel condannare “con la massima fermezza” i massicci attacchi mortali contro il Libano dell’8 aprile, affermando che il Paese non deve pagare il prezzo della frustrazione di Israele per il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Israele. Per il capo della diplomazia francesi, questi attacchi sono “tanto più intollerabili in quanto minano il cessate il fuoco temporaneo” tra Teheran e Washington. Barrot ha anche esortato l’Iran a “cessare di terrorizzare Israele attraverso Hezbollah, che a sua volta deve consegnare le armi allo Stato libanese”, argomentando che “il Libano non dovrebbe essere il capro espiatorio di un governo israeliano irritato da un cessate il fuoco a cui si oppone”. “La distruzione sistematica del Libano non porterà alla distruzione di Hezbollah. Al contrario, lo rafforzera'”, ha avvertito il ministro francese. 

Financial Times: aeroporti “a secco” se Hormuz non riapre in 3 settimane

Gli aeroporti europei rischiano una carenza “sistemica” di carburante per aerei se lo Stretto di Hormuz non verrà completamente riaperto entro tre settimane, ha avvertito il settore. Lo riporta il Financial Times. ACI Europe, che rappresenta gli aeroporti dell’UE, ha dichiarato che le riserve di carburante per aerei si stanno esaurendo, mentre “l’impatto delle attivita’ militari sulla domanda” sta ulteriormente mettendo a dura prova le forniture. In una lettera visionata dal Financial Times, l’associazione ha avvertito il commissario europeo per i trasporti, Apostolos Tzitzikostas, delle “crescenti preoccupazioni del settore aeroportuale in merito alla disponibilità di carburante per aerei, nonché della necessità di un monitoraggio e di un’azione proattiva da parte dell’UE”. Se il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz “non riprendera’ in modo significativo e stabile entro le prossime tre settimane, una carenza sistemica di carburante per aerei diventerà realtà per l’UE”, si legge nella lettera. Nel testo si aggiunge che l’avvicinarsi dell’alta stagione estiva, “quando il trasporto aereo è fondamentale per l’intero ecosistema turistico da cui dipendono molte economie” della Ue, ha intensificato queste preoccupazioni.

Oms: “Rassicurazioni ospedali Beirut non saranno colpiti”

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha dichiarato di aver ricevuto rassicurazioni sul fatto che due ospedali di Beirut situati nel distretto di Jnah, interessato da un ordine di evacuazione dell’esercito israeliano, non saranno bersaglio di attacchi. Si tratta dell’ospedale universitario pubblico Rafic Hariri e dell’ospedale al-Zahraa, I circa 450 pazienti ricoverati presso il Rafic Hariri e l’ospedale al-Zahraa, di cui 40 in terapia intensiva, non sono stati evacuati “perché non era fattibile”, ha affermato Abdinasir Abubakar, rappresentante dell’Oms in Libano. Il direttore generale dell’Oms aveva precedentemente chiesto a Israele di revocare l’ordine di evacuazione per il distretto di Jnah. “Abbiamo ricevuto rassicurazioni, in particolare dal Comitato Internazionale della Croce Rossa (Cicr), sul fatto che l’ospedale non sarà preso di mira”, ha dichiarato Mohammad Zaatari, direttore dell’ospedale Rafic Hariri. Ha confermato all’Afp che il suo ospedale, la più grande struttura medica pubblica del Libano, non sarebbe stato evacuato.

Starmer: “Ho discusso con Trump anche opzioni militari per Hormuz”

Il primo ministro britannico Keir Starmer ha dichiarato di aver discusso di “opzioni militari” per rendere nuovamente navigabile lo Stretto di Hormuz nel corso di una telefonata di ieri sera col presidente americano Donald Trump. “Stiamo mettendo insieme una coalizione di Paesi, lavorando a un piano politico e diplomatico, ma anche valutando le capacità militari e la logistica per il transito effettivo delle navi attraverso lo Stretto”, ha dichiarato Starmer, che si trova in visita in Qatar. 

Hezbollah: “Avanti fino a stop aggressione Israele-Usa”

Decine di razzi lanciati dal sud del Libano hanno preso di mira diversi insediamenti israeliani nelle ultime ore, in particolare nella Galilea. Gli attacchi che finora hanno colpito Kiryat Shmona, Metula, Misgav Am e Avivim sono stati rivendicati da Hezbollah. In una dichiarazione diffusa sul canale Telegram, il gruppo armato sciita pro-Iran ha promesso che “questi attacchi continueranno finché non cesserà l’aggressione israelo-americana contro il Paese e il suo popolo”. Hezbollah ha sottolineato che si tratta di una “risposta” alla violazione da parte di Israele dell’accordo di cessate il fuoco mediato dal Pakistan, raggiunto da Usa e Iran. Hezbollah ha affermato, inoltre, di aver colpito con un suo missile “un gruppo di soldati nemici israeliani a est del centro di detenzione di Khiam”, nel Libano meridionale.

Ue: “Garantire libertà di navigazione, Paesi del Golfo strategici”

“La libertà di navigazione deve essere garantita in linea con il diritto internazionale”. Lo afferma il portavoce della Commissione europea Anouar El Anouni nel corso del briefing giornaliero con la stampa, reiterando la dimensione “strategica” del partenariato tra Ue e i Paesi del Golfo, evidenziata dalla recente visita dell’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti, unita “all’intensa attività ministeriale” dall’inizio della crisi e “all’attività del nostro Rappresentante speciale dell’Ue per il Golfo, Luigi Di Maio”.

Libano, Ue: “Bene colloqui con Israele. Diplomazia unica via”

L’Unione europea ha commentato positivamente la prospettiva di colloqui diretti tra Israele e Libano. “Come Ue, accogliamo con favore l’annuncio israeliano sull’avvio di colloqui di pace con il Libano, che di per sé rappresenta uno sviluppo positivo”, ha dichiarato il portavoce della commissione europea per gli Affari esteri, Anouar El Anouni, nel briefing quotidiano con la stampa. “Attendiamo con interesse l’inizio concreto dei colloqui e i loro esiti. La diplomazia rimane l’unica via percorribile e tutte le parti devono impegnarsi seriamente e in buona fede per raggiungere una soluzione globale in linea con le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”, ha aggiunto il portavoce Ue. “Per quanto riguarda la situazione in Libano, chiediamo l’immediata cessazione degli attacchi, che hanno già causato gravi danni a civili e infrastrutture civili”, ha poi aggiunto. “E’ evidente che tutte le parti debbano rispettare pienamente il diritto internazionale umanitario, garantendo la protezione dei civili, delle infrastrutture civili, dei caschi blu delle Nazioni Unite, in particolare della missione Unifil, e del personale umanitario. In quanto Ue siamo pronti a intensificare e mobilitare tutti i nostri sforzi diplomatici verso questo obiettivo, in stretta collaborazione con i nostri partner internazionali”, ha concluso.

Beirut ribadisce: “Colloqui con Israele solo dopo il cessate il fuoco”

Un alto funzionario dell’ufficio del presidente libanese ha confermato alla Bbc che il Libano parteciperà ai negoziati diretti con Israele la prossima settimana solo se, e soltanto se, verrà prima raggiunto un cessate il fuoco. La data e l’ora della riunione non sono ancora state stabilite. 

Professori di pediatria: “Israele e Usa violano i diritti dell’infanzia”

I professori ordinari di pediatria italiani si scagliano contro la guerra in atto in Medio Oriente. “Il nostro ruolo di medici dell’infanzia ci impone di prendere posizione di fronte a una tragedia umanitaria che colpisce in modo inaccettabile i bambini”. In un comunicato, i docenti criticano le operazioni militari condotte dal governo israeliano, “sostenute politicamente e militarmente dagli Stati Uniti”, colpevoli di produrre “effetti devastanti sulla popolazione civile”. A fare le spese del conflitto in Medio Oriente sono soprattutto i più piccoli. “Le evidenze parlano di un numero altissimo di vittime in età pediatrica, di ospedali colpiti, di sistemi sanitari messi in ginocchio”, una “violazione sistemica dei diritti dell’infanzia e del diritto internazionale”. In quanto “testimoni della vulnerabilità e del valore assoluto della vita dei bambini”, gli ordinari affermano che “rendere inaccessibili le cure mediche, impedire l’arrivo di aiuti essenziali, esporre i bambini a fame, sete e traumi estremi rappresenta una responsabilità ingiustificabile”. Ritenendo “inaccettabile” ogni narrazione che “normalizzi la distruzione di vite infantili”, i professori chiedono un “cessate il fuoco immediato, la piena protezione dei civili e il ripristino immediato dell’accesso alle cure, all’acqua e ai beni essenziali”.

MarineTraffic: “Dal cessate il fuoco 15 navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz”

Un totale di 15 navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz da quando, martedì sera, è stato annunciato un cessate il fuoco di due settimane nella guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. E’ quanto risulta dai dati del sito web di monitoraggio MarineTraffic citati da Bbc Verify, la sezione di fact checking  dell’emittente inglese. Il dato si confronta con una media di quasi 140 navi al giorno prima dello scoppio del conflitto. Delle 15 navi transitate, quattro sono petroliere che trasportavano petrolio, gas o prodotti chimici. Le restanti sono navi portacontainer di vario tipo. La chiusura di fatto dello stretto da parte dell’Iran, avvenuta dopo l’inizio del conflitto cinque settimane fa, ha lasciato bloccate nel Golfo quasi 800 navi, la maggior parte delle quali cariche di merci, secondo gli analisti marittimi di Lloyd’s List. 

Idf, ucciso comandante artiglieria Nasr di Hezbollah

Le forze di difesa israeliane (Idf) hanno riferito di aver eliminato il comandante dell’artiglieria dell’Unità Nasr di Hezbollah, Ali Kamel Aber Alhassan. Lo ha annunciato il portavoce delle Idf, dopo aver dichiarato che l’esercito israeliano ha eliminato più di 40 terroristi del gruppo armato sciita pro Iran nel corso dell’ultima settimana. La stessa fonte ha aggiunto che sono stati distrutti piu’ di 200 lanciarazzi appartenenti all’organizzazione terroristica in Libano e che sono stati eliminati oltre 250 membri del suo corpo di artiglieria, tra cui 15 comandanti di vari settori.

Idf: “Siamo in stato di guerra con Hezbollah, non in cessate il fuoco”

Le Idf “sono in stato di guerra” contro Hezbollah in Libano, “non in cessate il fuoco”. Lo ha affermato il capo di Stato maggiore dell’Esercito israeliano, il generale Eyal Zamir, durante una visita ieri alla periferia di Bint Jbeil, dove sono in corso i combattimenti con i militanti del ‘Partito di Dio, e precisando: Continuiamo a combattere qui in questo settore, questa è la nostra zona di combattimento primaria”.

“In Iran – ha poi aggiunto in un video diffuso questa mattina – siamo in cessate il fuoco, e possiamo tornare a combattere lì in qualsiasi momento, e in modo molto potente”.

Ripresi collegamenti ferroviari Teheran-Mashhad

La linea ferroviaria Teheran-Mashhad è stata riaperta. Lo ha riferito la televisione iraniana citando l’ufficio relazioni pubbliche delle Ferrovie. I collegamenti erano stati interrotti prima della scadenza dell’ultimatum dato dal presidente americano Donald Trump, nel timore di attacchi alle infrastrutture.

Mezzaluna Rossa: “In Iran oltre 125 mila siti civili danneggiati”

Pirhossein Kolivand, capo della Mezzaluna Rossa iraniana, ha dichiarato che un totale di 125.630 siti civili sono stati colpiti in tutto il paese negli attacchi israelo-americani contro l’Iran, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Irna. Secondo Kolivand, 23.500 dei siti danneggiati sono centri commerciali e uffici, mentre 339 sono strutture sanitarie, tra cui ospedali, farmacie, laboratori, centri medici e pronto soccorso. 

Berlino: “Contatti con Iran per sostenere il processo diplomatico”

“Non abbiamo mai chiuso le relazioni con l’Iran, ma avevamo interrotto le comunicazioni. Ora ci saranno colloqui diretti per chiarire le nostre posizioni, e il nostro interesse è che la fine della guerra arrivi il più presto possibile”. Lo ha detto il portavoce del cancelliere tedesco Sebastian Hille, in conferenza stampa a Berlino, rispondendo alle domande sulla circostanza che Friedrich Merz ha annunciato la ripresa delle comunicazioni della Germania con Teheran. “Si vede come la situazione sia volatile e perciò è molto importante che il processo venga accompagnato diplomaticamente”, ha continuato, sottolineando che “c’è un lungo percorso da affrontare”. 

Iran: “Khamenei ha posto come condizione che Ghalibaf guidi i negoziati con gli Usa”

Il vicepresidente del Parlamento iraniano Mahmoud Nabavian ha affermato che Mojtaba Khamenei ha posto come condizione che il presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, guidasse i negoziati con gli Stati Uniti. Lo riferisce Iran International. Nabavian ha dichiarato: “Le nostre condizioni sono state comunicate alla parte pakistana… e ci hanno detto che Trump le ha accettate”, aggiungendo che la decisione di un cessate il fuoco e dei colloqui è stata presa dalla leadership iraniana. 

Idf colpirà ambulanze usate da Hezbollah, Sos ospedali

L’esercito israeliano minaccia di colpire le ambulanze in Libano, accusando Hezbollah di farne un “ampio uso militare”, mentre gli ospedali di Beirut sono sommersi di feriti da curare. In un post su X, il portavoce militare israeliano Avichay Adraee ha affermato che Israele agirà in conformità con il diritto internazionale contro qualsiasi attività militare condotta da Hezbollah, incluso l’uso di strutture mediche e ambulanze. Tuttavia l’esercito israeliano non ha fornito alcuna prova a sostegno di tale affermazione. La minaccia è giunta mentre arriva un SOS dagli ospedali di Beirut, in grande difficoltà per l’alto numero di feriti da assistere dopo i massicci attacchi israeliani dell’8 aprile. I medici degli ospedali della capitale libanese avvertono di un peggioramento della crisi, con la carenza di forniture essenziali mentre i raid israeliani devastano Beirut e le aree circostanti. Due giorni fa, centinaia di persone si sono precipitate all’ospedale dell’Università Americana di Beirut dopo che le forze israeliane hanno bombardato oltre 100 obiettivi in tutto il Paese in dieci minuti, nonostante l’accordo di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. “In meno di un’ora abbiamo ricevuto circa 76 feriti. Purtroppo, sei non ce l’hanno fatta”, ha dichiarato ad Al Jazeera Salah Zeineldine, primario dell’ospedale, mentre la struttura diventava un “punto di riferimento” per le vittime dei raid dell’Idf. Zeineldine ha sottolineato che molti dei pazienti in condizioni critiche all’ospedale sono bambini. Il più grande aveva 12 anni, mentre i due pazienti ricoverati direttamente in terapia intensiva sono neonati: uno di pochi mesi e l’altro di poche settimane. Il bilancio delle vittime degli attacchi israeliani in Libano di mercoledì è salito a 303 morti e 1.150 feriti, secondo gli ultimi dati diffusi nelle scorse ore dal ministero della Salute libanese.

Alla consolle del war game di Trump

Non sappiamo se tra due settimane o già in questo weekend – Donald Trump, si sa, bombarda a prescindere da tregue e trattative – l’Iran sarà riportato all’età della pietra. Il capo dell’Amministrazione americana, assiso alla consolle del war game, col Cristo sempre in bocca nei suoi discorsi e l’arma sempre pronta, pregusta di spegnere la civiltà di Zoroastro e di Hosseyn.

Alla consolle del war game di Trump

Alla consolle del war game di Trump

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Un Women: “Sempre più donne vittime dell’escalation del conflitto in Medio Oriente”

“Chiediamo la de-escalation del conflitto in Medio oriente, la protezione di tutti i civili, l’accesso umanitario senza impedimenti, azioni umanitarie sensibili al genere, e che la tregua di due settimane in Iran diventi la base per una pace giusta, duratura e completa per tutte le donne e le ragazze della regione”. E’ quanto dichiara Un Women, l’agenzia delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere dopo gli attacchi  israeliani in tutto il Libano, che hanno ucciso e ferito centinaia di persone solo questa settimana, comprese donne e ragazze. Un Women  chiede “una pace duratura e giusta nella regione,  che tuteli i diritti, la sicurezza e la dignità di tutte le donne e ragazze” . “Dal  28 febbraio, quando un bombardamento ha colpito la scuola primaria a Minab e ucciso 168 ragazze,  centinaia di altre donne sarebbero state uccise in tutta la regione – dice l’agenzia Onu – In Iran sarebbero state uccise 204 donne; mentre in Libano, 102 donne sarebbero state uccise prima del bombardamento dello scorso 8 aprile”.  “Donne e ragazze sarebbero state uccise anche in Bahrain, Iraq, Israele, Kuwait, nei territori palestinesi occupati e negli Emirati Arabi Uniti. Milioni sono state inoltre costrette a fuggire dalle loro case, tra cui si stima fino a 1,6 milioni in Iran e 620.000 in Libano. Lo sfollamento le sta esponendo a rischi gravi, per le situazioni di sovraffollamento, insicurezza e mancanza di assistenza sanitaria. La distruzione delle infrastrutture civili nella regione sta ulteriormente limitando l’accesso a rifugi sicuri, acqua potabile e servizi essenziali.. Inoltre, l’insicurezza alimentare è diventata un problema sempre più urgente dovuto alla volatilità dei prezzi, alle catene di approvvigionamento interrotte e al calo del potere d’acquisto in una regione fortemente dipendente dalle importazioni”.

Libano, Unicef: “600 bambini morti e feriti da inizio guerra”

Quasi 600 bambini sono stati uccisi o feriti in Libano dallo scoppio dell’ultima guerra tra Israele e Hezbollah, il 2 marzo. Lo riporta l’Unicef spiegando che nei soli raid israeliani condotti mercoledì più di 30 bambini sono stati uccisi e quasi 150 sono rimasti feriti.

In una nota, l’Unicef ha affermato che sta ricevendo segnalazioni di bambini estratti dalle macerie, mentre altri risultano dispersi e separati dalle loro famiglie. Molti stanno vivendo un trauma, avendo perso i propri cari, le proprie case e qualsiasi senso di sicurezza, prosegue l’Unicef. In tutto il Libano oltre un milione di persone sono state sfollate, tra cui circa 390mila bambini, molti per la seconda, terza o addirittura quarta volta. ”Il diritto internazionale umanitario è chiaro: i civili, compresi i bambini, devono essere protetti in ogni momento”, sottolinea l’Unicef.

Da Suez a Hormuz, l’importanza globale degli stretti

Secondo il quotidiano statunitense The New York Times il cessate il fuoco di due settimane siglato il 7 aprile tra Stati Uniti e Iran rappresenta un “colpo” alla credibilità di Washington. Ad oggi infatti Teheran sembra mantenere il controllo sullo stretto di Hormuz, strategico per i traffici commerciali globali, mentre lo smantellamento dell’arsenale nucleare e del programma missilistico iraniano restano temi “irrisolti”.

Il quotidiano ha raccolto l’opinione di diversi esperti in relazioni internazionali sulla percezione di “sconfitta” americana nel conflitto aperto il 28 febbraio scorso e se ci siano analogie con quella del Regno Unito nel 1956, quando il fallito tentativo di forzare l’apertura del Canale di Suez contribuì ad accrescere la percezione secondo cui Londra stesse perdendo il ruolo di potenza globale.

Da Suez a Hormuz, l’importanza globale degli stretti

Da Suez a Hormuz, l’importanza globale degli stretti

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Media, missile dal Libano causa black out nel nord di Israele

Un missile lanciato dal Libano ha colpito una linea elettrica a Metula, nel nord di Israele, causando un’interruzione di corrente, ha dichiarato un funzionario locale. L’esercito israeliano ha affermato che 25 razzi sono stati lanciati dal Libano verso il nord di Israele dalla mezzanotte. Lo riporta Haaretz. 

Tajani: “Il governo in prima linea per la de-escalation in Medio Oriente”

“Il quadro internazionale è particolarmente complesso. Le guerre in Medio Oriente e in Ucraina, le tensioni commerciali e gli shock economico-finanziari che ne stanno derivando, sono una sfida molto gravosa per il Paese, per le famiglie e le imprese. La nostra priorità è sostenere le famiglie e le imprese esposte al rincaro del prezzo dell’energia”. Lo afferma il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in un messaggio inviato all’evento “Le Competenze come motore di innovazione e identità” promosso dalla Made in Italy Community fondata da Roberto Santori. Tajani sottolinea che “il governo è in prima linea nell’impegno internazionale per favorire la de-escalation e ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”. 

©Ansa

Libano, Idf: “Colpiremo le ambulanze, sono usate da Hezbollah”

Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno minacciato di prendere di mira le ambulanze in Libano, sostenendo che sono ”ampiamente utilizzate” da Hezbollah ”per scopi militari”. Con un post su ‘X’, il portavoce in lingua araba delle Idf, Avichay Adraee, ha dichiarato che Israele agirà in conformità con il diritto internazionale contro qualsiasi attività militare condotta da Hezbollah, compreso l’utilizzo di strutture mediche e ambulanze. Le Idrf non hanno fornito prove della loro tesi.

Preoccupazione di Barrot e dell’omologo pachistano per il Libano

Il ministro degli Esteri pachistano, Mohammad Ishaq Dar, e il capo della diplomazia francese, Jean-Noël Barrot, “hanno espresso preoccupazione per le gravi violazioni del cessate il fuoco in Libano e hanno sottolineato l’importanza dell’attuazione completa e del rispetto del cessate il fuoco” nel corso di un colloquio telefonico. Ad annunciarlo è stato il ministero degli Esteri pachistano su X. 

Barrot, si legge nel post, “si è congratulato con il Pakistan per il ruolo avuto nel raggiungimento dell’accordo iniziale di cessate il fuoco e ha espresso il suo sostegno agli sforzi continui del Pakistan in favore di un percorso diplomatico verso una pace e una stabilità durature nella regione”. 

Teheran: “Non partecipiamo a negoziati se continuano raid in Libano”

L’Iran non parteciperà ai negoziati in Pakistan senza che venga rispettato un cessate il fuoco “su tutti i fronti”, compreso il Libano. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran Esmaeil Baghaei ponendo una condizione per i colloqui con gli Stati Uniti a Islamabad per la pace in Medio Oriente. “Il governo pakistano ha invitato entrambe le parti a recarsi a Islamabad per tenere questi colloqui, che sono attualmente in fase di revisione e pianificazione”, ha dichiarato Baghaei, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa statale Tasnim.

“Tuttavia, lo svolgimento di questi colloqui è indubbiamente subordinato all’ottenimento di garanzie che gli Stati Uniti rispetteranno i propri obblighi di cessate il fuoco su tutti i fronti”. ha aggiunto. “Gli Stati Uniti sono impegnati a porre fine alla guerra su tutti i fronti, compreso quello in Libano, e qualsiasi azione o posizione contraria a questo impegno costituirebbe una violazione degli impegni assunti dagli Stati Uniti”, ha sottolineato.

Madrid esorta l’Iran a partecipare “in buona fede” ai negoziati di pace

Il ministro spagnolo degli Esteri, José Manuel Albares, ha esortato Iran a partecipare “in buona fede” ai colloqui con gli Stati Uniti, domani in Pakistan, per porre fine al conflitto in Medio Oriente, dopo che il regime degli Ayatollah ha minacciato di disertarli, se non sarà incluso il Libano nell’accordo di cessate il fuoco. “Esorto Iran a partecipare, ma naturalmente il Libano deve essere incluso” nei negoziati, ha affermato Albares in dichiarazioni ai cronisti al suo arrivo oggi al Senato per riferire sulla guerra nella regione e sull’accordo su Gibilterra nella post-Brexit, come ha già fatto ieri al Congresso. Albares ha insistito sul fatto che Teheran debba prendere parte ai negoziati per ottenere che “il cessate il fuoco sia permanente”. Ma ha segnalato che, nella fragile tregua di due settimane raggiunta mercoledì fra Stati Uniti e Iran, il fatto che Israele continui a bombardare il Libano significa che “non vuole dare neanche un secondo di speranza, non vuole dare una tregua né pace”. Il capo della diplomazia spagnola ha inoltre escluso che la Nato possa partecipare a un’operazione militare per riaprire lo stretto di Ormuz, controllato dall’Iran, alla quale ha aperto ieri il segretario generale dell’Alleanza atlantica, Mark Rutte. “La Nato non ha alcuna partecipazione in questa guerra. Noi alleati non siamo stati né informati né consultati” da Rutte, ha rilevato Albares. “Il Medio Oriente non è nel raggio di azione della Nato e, pertanto, non solo noi, ma molti alleati si sono pronunciati nello stesso senso: la Nato non parteciperà a questa guerra”, ha insistito il ministro spagnolo. 

Trump: “Gestione pessima a Hormuz, non è questo l’accordo”. VIDEO

Pezeshkian: “Apprezziamo le critiche della Turchia agli attacchi contro l’Iran”

“Apprezziamo l’atteggiamento della Turchia nel condannare i brutali attacchi contro l’Iran e, in particolare, la notevole solidarietà della nazione turca nei confronti dell’Iran”. Lo ha affermato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, come riferisce l’agenzia turca Anadolu, mentre ieri sera aveva avuto un colloquio telefonico con Recep Tayyip Erdogan dove il leader turco aveva affermato che i colloqui in Pakistan tra Iran e Stati Uniti dovrebbero essere utilizzati per raggiungere una pace duratura. Dopo l’inizio della guerra di Stati Uniti e Israele contro la Repubblica islamica, Pezeshkian aveva già una volta espresso apprezzamento per delle dichiarazioni del presidente turco Recep Tayyip Erdogan critiche nei confronti del premier israeliano Benjamin Netanyahu. Il leader turco ha più volte contestato il governo di Israele durante la guerra e nello stesso tempo ha criticato anche gli attacchi di Teheran contro i Paesi del Golfo. Da quando è iniziato il conflitto, il ministero della Difesa turco ha dichiarato che quattro missili dall’Iran diretti verso lo spazio aereo turco sono stati intercettati dal sistema difensivo della Nato, mentre Teheran ha sempre negato di avere colpito la Turchia.

Tasnim: “Notizia dell’arrivo della delegazione iraniana a Islamabad è falsa”

“Le notizie diffuse da alcuni media secondo cui la squadra negoziale iraniana sarebbe arrivata a Islamabad, in Pakistan, per trattare con gli americani, sono completamente false”. Lo ha dichiarato una fonte informata all’agenzia iraniana Tasnim. La fonte ha al contempo sottolineato che, finché gli Stati Uniti non rispetteranno l’impegno preso per il cessate il fuoco in Libano e il regime sionista continuerà i suoi attacchi, i negoziati rimarranno sospesi.

In precedenza, il Wall Street Journal aveva riferito che la delegazione iraniana era arrivata nella capitale pakistana e che era formata dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi. 

Ue: “Bene la tregua, ora strategia per la pace in tutto il Medio Oriente”

L’Ue “accoglie con favore” il cessate il fuoco tra Stati Uniti ed Iran, chiede “l’immediata cessazione delle ostilità in Libano” e invita a “elaborare una strategia globale per una pace duratura in tutto il Medio Oriente”. E’ quanto afferma una dichiarazione dell’Alta rappresentante per la politica estera Kaja Kallas a nome dei 27, in cui si invita anche a garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz “in conformità con il diritto internazionale”. “L’Unione europea accoglie con favore il cessate il fuoco concordato dagli Stati Uniti e dall’Iran – afferma la dichiarazione dell’Alta rappresentante -. Esprimiamo apprezzamento per il Pakistan e per gli altri partner regionali per la loro mediazione, che ha contribuito a questo esito positivo. Invitiamo tutte le parti coinvolte a rispettare pienamente il cessate il fuoco in tutta la regione, a cessare tutte le operazioni militari e a garantire pienamente la libertà di navigazione nonché il passaggio libero e sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz, in conformità con il diritto internazionale, come riflesso nella Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare”. “Chiediamo inoltre – prosegue – un’immediata cessazione delle ostilità in Libano, che stanno avendo un pesante impatto sulla popolazione civile. Tutte le parti devono rispettare il diritto internazionale umanitario e proteggere i civili e le infrastrutture civili, i peacekeeper delle Nazioni Unite e il personale umanitario. La diplomazia è fondamentale per risolvere tutte le questioni ancora in sospeso. Le parti dovrebbero continuare a impegnarsi in buona fede negli sforzi per raggiungere un accordo sostenibile su tutte le aree di preoccupazione”. 

   “È ora il momento di elaborare una strategia globale per una pace duratura in tutto il Medio Oriente – conclude -. L’Unione europea contribuirà a tutti gli sforzi diplomatici in questo ambito, tenendo conto dell’insieme dei propri interessi e delle proprie preoccupazioni, in coordinamento con i partner”. 

Iran, media: “Delegazione iraniana arrivata in Pakistan”

La delegazione iraniana è arrivata a Islamabad in vista dei negoziati per il cessate il fuoco con gli Stati Uniti, che dovrebbero iniziare domani. Lo riferisce il Wall Street Journal, secondo cui la rappresentanza è guidata dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf. La delegazione di Washington sarà guidata dal vicepresidente JD Vance.

Trump: “Pedaggi a petroliere per attraversare lo Stretto di Hormuz? Farebbero meglio a non farlo”

Donald Trump ha messo in guardia l’Iran dall’imporre pedaggi alle navi che desiderano attraversare lo Stretto di Hormuz. Come riferisce l’Afp, il presidente statunitense ha dichiarato in un messaggio sulla sua piattaforma Truth Social di aver ricevuto “segnalazioni secondo cui l’Iran starebbe imponendo pedaggi alle petroliere che attraversano lo Stretto di Hormuz. Farebbero meglio a non farlo e se lo stanno facendo farebbero meglio a smettere subito!”, ha aggiunto Trump nel secondo giorno del fragile cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran.

Esercito Australia: “Siamo in grado di schierare una nave a Hormuz”

L’Australia è pienamente in grado di dispiegare una nave militare nello stretto di Hormuz per assicurare il passaggio sicuro di spedizioni vitali di carburanti e di fertilizzanti. Lo assicura il comandante delle forze di difesa australiane, ammiraglio capo Davis Johnston. Il governo potrebbe “assolutamente dispiegare” una nave nella regione se fosse considerata una priorità.

   “Non ho alcuna esitazione nella nostra capacità di operare con un ruolo nello stretto di Hormuz, ma una questione altrettanto importante è: quali sono le nostre priorità? Siamo consapevoli che gli Stati Uniti hanno dispegato una capacità militare enorme nel Golfo e nella regione. Questo è un momento importante per essere presenti nell’Indo-Pacifico per mantenere al sicuro il contesto regionale, ma la questione importante è: quali sono le nostre priorità?” ha aggiunto il comandante. “Questo è per noi un periodo importante per essere presenti nell’Indo-Pacifico per la sicurezza regionale”. Il governo di Canberra non ha reso noto se ha ricevuto da Washington richieste dirette di supporto nello stretto, mentre la guerra entra in un tenue cessate il fuoco di due settimane. Prima che iniziasse il cessate il fuoco, il presidente Trump ha detto di sentirsi tradito da alleati degli Stati Uniti, inclusa l’Australia, che hanno mancato di assistere nella guerra.

   Mentre il governo australiano non ha impegnato navi della marina nella regione, il primo ministro Anthony Albanese ha comunicato che il National Security Committee ha prolungato il dispiegamento di aerei di sorveglianza E-7A Wedgetail. 

Perché Netanyahu si oppone con tanta forza al cessate il fuoco?

Israele continua ad attaccare il Libano facendo schricchiolare così gli accordi tra Usa e Iran. Analizziamo le ragioni per le quali il premier israeliano sembra intenzionato a far saltare i negoziati.

Perché Netanyahu si oppone con tanta forza al cessate il fuoco?

Perché Netanyahu si oppone con tanta forza al cessate il fuoco?

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Libano, il capo dell’Idf: “Hezbollah in profondo stato di choc”

Il capo di stato maggiore dell’Idf, il tenente generale Eyal Zamir, ha affermato che Hezbollah è “in profondo stato di shock” e si è disperso dalle sue solite roccaforti nel quartiere di Dahiyeh, nella periferia sud di Beirut. La sua affermazione è giunta durante una visita a Bint Jbeil, nel Libano meridionale, dove l’Idf sta combattendo contro Hezbollah, il gruppo sciita libanese alleato di Teheran. Il tenente generale Zamir ha sottolineato che Hezbollah sta subendo pressioni su più fronti e ha sostenuto che è “isolato” a causa della riduzione del sostegno esterno. Le Forze di difesa israeliane hanno confermato che operazioni sono in corso nel Libano meridionale, con attacchi aerei e attività di terra volte a eliminare le minacce alle comunità israeliane di confine. Il capo di stato maggiore ha inoltre affermato che le forze israeliane hanno colpito obiettivi a Beirut e nella valle della Bekaa, nel Libano orientale. Ha sottolineato, infine, che l’obiettivo dell’esercito è quello di mantenere una zona cuscinetto tra Hezbollah e le comunità israeliane vicino al confine.

Iran, capo dell’Idf: “Possiamo tornare a combattere con grande forza”

“In Iran vige un cessate il fuoco, ma possiamo tornare a combattere in qualsiasi momento e con grande forza”: lo ha affermato il capo di stato maggiore delle Forze di difesa israeliane (Idf), il tenente generale Eyal Zamir, in un video diffuso stamattina dall’esercito israeliano. Le dichiarazioni di Zamir in merito al conflitto con l’Iran sono state pronunciate durante una sua visita a Bint Jbeil, nel Libano meridionale, dove l’Idf sta combattendo contro Hezbollah, il gruppo sciita libanese alleato di Teheran.

Libano, capo dell’Idf nel sud: “Qui per combattere, no alla tregua”

I media israeliani riferiscono che il capo di stato maggiore delle Forze di difesa israeliane (Idf) si trova nel Libano meridionale, definito “il settore di combattimento principale”. Sul posto, il tenente generale Eyal Zamir ha gia’ parlato con i comandanti alla periferia di Bint Jbeil, nel Libano meridionale. “Le Idf sono in stato di guerra. Non siamo in cessate il fuoco, continuiamo a combattere qui in questo settore, questo è il nostro settore di combattimento principale”, ha dichiarato Zamir. Il capo di stato maggiore dell’Idf ha affermato che “siamo ovunque. Così come siamo a Gaza, così come siamo in Siria, siamo anche qui in Libano”. 

Morto ex ministro degli Esteri dell’Iran, fu ferito dai raid del 1 aprile

L’ex ministro degli Esteri iraniano Kamal Kharazi è morto ieri a causa delle ferite riportate negli attacchi missilistici statunitensi-israeliani del 1° aprile, secondo quanto riportato dai media iraniani e israeliani. Kharazi, 81 anni, era a capo del Consiglio Strategico per le Relazioni Internazionali, parte del Ministero degli Esteri. Il diplomatico di lungo corso, “rimasto ferito in un attacco terroristico perpetrato dal nemico americano-sionista pochi giorni fa, è morto da martire questa sera”, riportano le agenzie Mehr e Isna su Telegram, riprese anche dal Times of Israel. Sua moglie è rimasta uccisa nell’attacco alla loro casa a Teheran, secondo quanto riportato dai media all’epoca. Kharazi è stato inviato iraniano alle Nazioni Unite a New York e successivamente ministro degli Esteri dal 1997 al 2005, sotto la presidenza riformista di Mohammad Khatami. 

Comando navale dei Pasdaran: “Nuova fase della gestione di Hormuz”

Il Comando Navale delle Guardie Rivoluzionarie ha annunciato che la gestione dello Stretto di Hormuz è entrata in una nuova fase. Lo ha riferito l’agenzia di stampa Tasnim, citando un comunicato pubblicato dal Comando Navale delle Guardie Rivoluzionarie: “In questi due giorni di silenzio militare, nemici e amici hanno compreso che la gestione dello Stretto di Hormuz è entrata in una nuova fase. Se Dio vuole, ringraziamo Dio”, recita la nota ufficiale. 

Hormuz

Kuwait: “Attaccati con droni nonostante il cessate il fuoco”

Il Kuwait accusa l’Iran e i suoi alleati di aver lanciato attacchi con droni durante la notte, nonostante il cessate il fuoco di due settimane. Lo ha comunicato ministero degli Esteri kuwaitiano, attraverso una nota diffusa dall’agenzia di stampa statale Kuna. Il ministero degli Esteri del Kuwait afferma che gli attacchi con i droni “hanno preso di mira alcune infrastrutture kuwaitiane vitali giovedì sera”. 

Nel frattempo, l’agenzia di stampa statale saudita, la Saudi Press Agency, citando un funzionario anonimo, ha confermato un recente attacco  che ha danneggiato il suo cruciale oleodotto Est-Ovest. Tale oleodotto trasporta il petrolio fino al Mar Rosso, evitando lo Stretto di Hormuz, che l’Iran continua a controllare nonostante la tregua nei combattimenti.

Libano, Idf: “Colpiti 10 lanciamissili usati per sparare contro Israele”

Le Forze di Difesa Israeliane hanno colpito nella notte dieci lanciamissili in Libano, dai quali Hezbollah aveva sparato contro Israele. Lo ha riferito il portavoce delle Idf.

Iran, il ministro pakistano cancella post in cui definiva Israele “maledizione per l’umanità”

Il ministro della Difesa pakistano Khawaja Asif ha cancellato un post su X in cui definiva Israele “una maledizione per l’umanità”. Il post pubblicato ieri ha scatenato proteste a Gerusalemme, che ha affermato che metteva in discussione la capacità del Pakistan di mediare tra Stati Uniti e Iran. Nel post, Asif aveva scritto che mentre “a Islamabad sono in corso colloqui di pace, in Libano si sta commettendo un genocidio. Cittadini innocenti vengono uccisi da Israele, prima a Gaza, poi in Iran e ora in Libano, e lo spargimento di sangue continua senza sosta. Spero e prego che coloro che hanno creato questo stato cancerogeno sulla terra palestinese per sbarazzarsi degli ebrei europei brucino all’inferno”.

Islamabad si blinda in vista dei colloqui di pace, 10 mila agenti in campo

La capitale del Pakistan è stata posta in stato di massima allerta in vista degli importanti colloqui di pace tra Stati Uniti e Iran, con le autorità che hanno schierato oltre 10.000 agenti delle forze dell’ordine e imposto severe restrizioni alla circolazione in tutta la città. È stato predisposto un piano di sicurezza a più livelli, supervisionato dall’esercito e supportato dai Pakistan Rangers, dalla polizia e dalle forze paramilitari, per proteggere le delegazioni in visita. Le misure prevedono l’impiego di circa 6.000 agenti della polizia di Islamabad, 3.000 agenti della polizia del Punjab e centinaia di agenti della polizia di frontiera, oltre a truppe dell’esercito e agenti della polizia stradale. Le autorità hanno sigillato tutte le vie di accesso alla ‘zona rossa’ di Islamabad, area ad alta sicurezza, e solo una è accessibile esclusivamente alle persone autorizzate. Sono stati predisposti percorsi speciali per i delegati in arrivo dall’aeroporto, con un protocollo ‘libro blu’ che garantisce rigide misure di protezione. Le truppe sono state dispiegate presso gli edifici chiave, con unità di pronto intervento dislocate in tutta la città e sulle colline di Margalla. Le restrizioni si estendono anche al traffico, con le principali arterie stradali chiuse o deviate durante gli spostamenti dei delegati. Le autorità hanno affermato che le misure mirano a garantire la massima sicurezza durante i colloqui di alto livello. 

Iran: notizia arrivo delegazione Teheran a Islamabad è falsa

Teheran nega la notizia diffusa da alcuni media, tra cui il Wall Street Journal, secondo cui la delegazione iraniana sarebbe arrivata a Islamabad in vista dei negoziati con gli Stati Uniti. “La notizia diffusa da alcuni media secondo cui la squadra negoziale iraniana sarebbe arrivata a Islamabad, in Pakistan, per negoziare con gli americani, è completamente falsa”, ha dichiarato una fonte ben informata all’agenzia di stampa Tasnim. La stessa fonte, non meglio identificata, ha sottolineato che “finche’ gli Stati Uniti non rispetteranno gli impegni presi per il cessate il fuoco in Libano e il regime sionista continuerà i suoi attacchi, i negoziati saranno sospesi”. La stessa linea è stata espressa ieri dal regime di Teheran.

Trump: “pessimo lavoro” in gestione petrolio a Hormuz

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che l’Iran sta facendo un “pessimo lavoro” nel consentire il passaggio del petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz. “Questo non è l’accordo che abbiamo!”, ha affermato Trump in un post su Truth Social.

Allerta antiaerea in tutto Israele all’alba

Allerta antiaerea in tutto Israele nelle prime ore di venerdì, comprese la zona commerciale di Tel Aviv e la città costiera meridionale di Ashdod, a seguito del lancio di razzi dal Libano riporta Afp. I continui scontri tra Israele e Hezbollah, sostenuto dall’Iran, stanno mettendo a dura prova la fragile tregua raggiunta tra Stati Uniti e Iran. Israele e Hezbollah si sono scambiati ripetutamente colpi di arma da fuoco giovedì. Il Comando del Fronte Interno dell’esercito israeliano ha emesso allerte per diverse aree dopo il lancio di razzi di venerdì, tra cui la zona di Tel Aviv e le comunità meridionali lontane dal confine con il Libano. Non ci sono state segnalazioni immediate di vittime, ma i media israeliani hanno riferito che i sistemi di difesa aerea hanno intercettato almeno un razzo in arrivo. Hezbollah ha pubblicato diverse dichiarazioni su Telegram affermando di aver lanciato tre ondate di attacchi missilistici e con droni nelle prime ore del mattino contro soldati israeliani su entrambi i lati del confine, nonché contro una città nel nord di Israele. 

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Il presidente americano tuona: “L’Iran sta gestendo in modo pessimo il transito del petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz. Questo non è l’accordo che abbiamo”. L’Iran al momento ha fatot sapere che consentirà il passaggio di non più di 15 navi al giorno. Alla vigilia dei colloqui di sabato a Islamabad tra Usa e Iran, il viceministro degli Esteri di Teheran Majdi Takht Ravanchi ha dichiarato che il piano in 10 punti proposto dall’Iran è stato concordato come base per i negoziati. Lo riporta Iran International. n

Intanto gli Usa chiedono ad Israele una de-escalation in Libano e il premier Netanyahu apre a negoziati con Beirut ma promette: “Nessuna tregua con Hezbollah”. A condannare i raid israeliani le cancellerie europee ma anche Mosca, Ankara e il Pakistan, che nel weekend ospita i colloqui tra la delegazione di Teheran e quella di Washington guidata da Vance. 

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I media israeliani riferiscono che il capo di stato maggiore delle Forze di difesa israeliane (Idf) si trova nel Libano meridionale, definito “il settore di combattimento principale”. Sul posto, il tenente generale Eyal Zamir ha già parlato con i comandanti alla periferia di Bint Jbeil, nel Libano meridionale. “Le Idf sono in stato di guerra. Non siamo in cessate il fuoco, continuiamo a combattere qui in questo settore”, ha detto.

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Gli approfondimenti:

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Per ricevere le notizie di Sky TG24:

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A riportarlo sono i media israeliani. Molti paesi europei, tra cui la Spagna, hanno una piccola presenza militare presso il CMCC. La mossa rappresenta l’ultima escalation nella disputa diplomatica tra i due Paesi, le cui relazioni sono fortemente tese dall’inizio della guerra di Gaza, scatenata dall’invasione del sud di Israele guidata da Hamas il 7 ottobre 2023. I rapporti tra Gerusalemme e Madrid si sono progressivamente deteriorati nei due anni successivi, a causa della crescente rabbia e frustrazione del governo spagnolo nei confronti di Israele per la guerra di Gaza. Madrid aveva vietato la vendita e l’acquisto di equipaggiamento militare con Israele fin dall’inizio della guerra; tuttavia, lo scorso settembre, il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ha annunciato misure per sancire legalmente tale divieto. Sa’ar ha criticato la Spagna, accusandola di seguire “una linea ostile e anti-israeliana”, dopo la quale anche Madrid ha richiamato il proprio ambasciatore.I l mese scorso, la Spagna ha definitivamente richiamato il proprio ambasciatore in Israele. Questa settimana ha rimandato l’ambasciatore in Iran. Durante la guerra con l’Iran, la Spagna ha chiuso il suo spazio aereo agli aerei statunitensi coinvolti negli attacchi contro l’Iran, un passo che andava oltre il precedente rifiuto di consentire l’utilizzo delle basi militari gestite congiuntamente.

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Alti funzionari iraniani sono in disaccordo sulla composizione e l’autorità della delegazione che negozierà con gli Stati Uniti a Islamabad. Lo riporta in esclusiva Iran International, media di opposizione basato a Londra, secondo informazioni ricevute. Il comandante in capo delle Guardie Rivoluzionarie, Ahmad Vahidi – scrive Iran International -, sta cercando di limitare l’autorità di Mohammad Bagher Ghalibaf e del ministro degli Esteri Abbas Araghchi nei colloqui. Vahidi ha anche spinto per l’inclusione di Mohammad Bagher Zolghadr, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, nella delegazione negoziale, una mossa osteggiata dagli attuali membri, che lo ritengono privo dell’esperienza necessaria per le negoziazioni strategiche. Allo stesso tempo, Vahidi e il comandante delle Forze Aerospaziali delle Guardie Rivoluzionarie hanno sottolineato che la delegazione deve evitare qualsiasi negoziazione sul programma missilistico iraniano. 

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Citando l'”ossessione anti-israeliana” della Spagna e le sue politiche durante la campagna israelo-americana contro l’Iran, il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha annunciato che a Madrid non sarà consentito partecipare al Centro di Coordinamento Civile-Militare (CMCC) di Kiryat Gat. Il CMCC è il centro multinazionale che sovrintende al cessate il fuoco a Gaza. “Il governo Sanchez ha un pregiudizio anti-israeliano così palese da aver perso ogni capacità di essere un attore utile nell’attuazione del piano di pace del presidente Trump e nel centro CMCC che opera nell’ambito di tale piano”, ha dichiarato Sa’ar. La Spagna è stata formalmente informata della decisione, ha affermato il Ministero degli Esteri, aggiungendo che anche gli Stati Uniti erano stati informati in anticipo.

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“Non vediamo l’ora che inizino i negoziati. Credo che saranno positivi”. Lo ha detto il vicepresidente statunitense Jd Vance, parlando ai giornalisti prima della partenza per Islamabad, dovre prenderà parte ai negoziati come membro della delegazione americana. “Se gli iraniani sono disposti a negoziare in buona fede e a tendere una mano, è un conto. Se invece cercheranno di prenderci in giro, scopriranno che la nostra delegazione non è poi così disponibile – ha spiegato Vance – Il Presidente ci ha fornito delle linee guida piuttosto chiare, e vedremo come andrà”.

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Il vicepresidente Usa JD Vance è in partenza per il Pakistan per colloqui con l’Iran e ha detto ai giornalisti: “Penso che sarà positivo”. “Come ha detto il presidente degli Stati Uniti, se gli iraniani sono disposti a negoziare in buona fede, noi siamo certamente disposti a tendere la mano. Se cercheranno di prenderci in giro, scopriranno che la squadra negoziale non è così ricettiva”. Il presidente “ci ha dato delle linee guida piuttosto chiare”.

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Il leader di Hezbollah, Naim Qassem, ha esortato il governo libanese a cessare le “concessioni gratuite” a Israele, in vista dell’avvio dei negoziati tra i due governi previsto per la prossima settimana a Washington.

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“Non accetteremo un ritorno alla situazione precedente e chiediamo ai funzionari di smettere di offrire concessioni gratuite”, ha affermato Qassem in un messaggio scritto trasmesso dall’emittente affiliata al partito, Al-Manar Tv. 

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“Aiutateci” ha anche detto il Papa ai vescovi caldei di Baghdad riuniti a Roma per il loro sinodo che dovrà eleggere il loro nuovo Patriarca -, a ricordare che non saranno le azioni militari a creare spazi di libertà o tempi di pace, ma solo la paziente promozione della convivenza e del dialogo tra i popoli”. Leone ha anche raccomandato ai vertici della chiesa irachena, di “accompagnare i fedeli laici, provvedendoli di cure pastorali, perché si sentano incoraggiati, nonostante tutte le prove, a restare saldi nella fede e a rimanere nei loro territori. Questo è importante per tutta la Chiesa – ha sottolineato – , perché le regioni in cui è sorta la luce della fede non possono fare a meno dei cristiani, che stanno al Medio Oriente come le stelle al cielo. Si diradino le nubi che oscurano questa luce: i cristiani in tutto il Medio Oriente siano rispettati, non solo a parole: godano di vera libertà religiosa e di piena cittadinanza, senza essere trattati da ospiti o da cittadini di seconda classe!”.

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Un attacco di Hezbollah proveniente dal Libano ha danneggiato un edificio scolastico vuoto a Deir al-Asad, nella regione dell’Alta Galilea, nel nord di Israele. Lo riporta Haaretz. 

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Il Financial Times, che ha visionato una lettere inviata dall’associazione Aci Europe al commissario europeo ai trasporti Apostolos Tzitzikostas, riporta che gli scali europei rischiano una carenza “sistemica” di carburante per aerei se lo Stretto di Hormuz non verrà completamente riaperto entro tre settimane. Le riserve di carburante per aerei si stanno esaurendo mentre “l’impatto delle attività militari” sta mettendo ulteriormente a dura prova le forniture

“,”postId”:”16c308ff-5f12-4cc3-ab03-c5dd23983e1a”,”postLink”:{“title”:”Aeroporti Ue a rischio carburante se Hormuz non riapre in 3 settimane”,”url”:”https://tg24.sky.it/mondo/2026/04/10/aeroporti-ue-rischio-carburante-hormuz”,”imageSrc”:”https://tg24.sky.it/assets/images/60f8816568733f53623f3d76000ea9582ba5b923/social-cards/skytg24/2024/09/17/original-61699859-5bdb-4247-9505-dc3186889895.jpg?im=Resize,width=1218″}},{“timestamp”:”2026-04-10T12:26:37.821Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T14:26:37+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Media: “Dubai limita voli internazionali fino 31 maggio””,”content”:”

Dubai ha imposto restrizioni ai voli internazionali fino al 31 maggio, una misura che colpisce in particolare le compagnie aeree indiane. Lo riferisce Reuters precisando che le limitazioni riguardano il numero di voli autorizzati verso l’emirato, con effetti diretti sui ricavi dei vettori stranieri e in particolare di quelli indiani, che rappresentano una quota significativa del traffico passeggeri verso l’hub del Golfo. Secondo fonti del settore citate dall’emittente britannica, le autorità di Dubai hanno comunicato le nuove disposizioni attraverso lettere inviate alle compagnie aeree, senza tuttavia fornire indicazioni pubbliche dettagliate sulle motivazioni. Le compagnie indiane risultano tra le più penalizzate, considerando che l’India è stata nel 2025 il principale mercato di origine dei passeggeri per l’aeroporto internazionale di Dubai. Un’associazione di vettori ha chiesto misure reciproche, sollecitando le autorità indiane a valutare eventuali restrizioni nei confronti delle compagnie emiratine.

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La base dei colloqui tra Washington e Teheran sono i dieci punti della proposta presentata dall’Iran. Lo ha ribadito il viceministro degli Esteri iraniano Takht-Ravanchi a Press Tv, ribadendo che il suo Paese sostiene la diplomazia e il dialogo, ma respinge i negoziati “basati su informazioni errate” o “qualsiasi processo che possa aprire la strada a una nuova aggressione”. L’Iran non vuole un cessate il fuoco “che permetta all’aggressore di riarmarsi e colpire di nuovo” e sottolinea che “qualsiasi accordo deve includere garanzie per prevenire una ripresa delle ostilità”.

“,”postId”:”a724cf7c-d39e-47eb-898e-81c773de2f51″,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-04-10T12:25:24.353Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T14:25:24+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Il traffico a Hormuz resta basso nonostante la tregua con gli Usa “,”content”:”

Il traffico navale nello Stretto di Hormuz resta limitato e sotto stretto controllo dopo l’annuncio di un cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, senza segnali di una ripresa significativa delle attivita’ commerciali, secondo un rapporto della societa’ di analisi marittima Windward. Il documento evidenzia che la tregua non ha portato a un ritorno alla normalità: le rotte commerciali standard risultano in gran parte inutilizzate e la situazione appare come una pausa controllata, con il controllo operativo ancora in vigore. L’8 aprile sono state tracciate solo cinque navi portarinfuse in uscita dallo stretto, tutte transitate attraverso un corridoio gestito dai Guardiani della rivoluzione iraniani, e non lungo le normali rotte commerciali. Movimenti limitati sono stati osservati anche il giorno successivo, prevalentemente con unità di piccole dimensioni o legate a operazioni iraniane. Tra i principali fattori che frenano la ripresa del traffico vi è l’aumento dei premi assicurativi per il rischio di guerra, che continua a scoraggiare il ritorno delle principali compagnie di navigazione. Secondo i dati, circa 3.200 navi restano bloccate a ovest dello stretto, tra cui quasi 800 petroliere e cargo. Il periodo tra l’8 e il 10 aprile è indicato come una fase di test: un eventuale aumento dei transiti senza incidenti potrebbe portare a una revisione del rischio da parte degli operatori. Una successiva finestra decisionale, tra l’11 e il 14 aprile, dipenderà dalla tenuta della tregua. Anche nello scenario più favorevole, lo smaltimento delle navi in attesa richiederà settimane, mentre il ritorno ai livelli normali del commercio globale potrebbe richiedere mesi.

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Il segretario generale di Hezbollah, Naim Qassem, ha rivolto un messaggio alla nazione libanese all’indomani dell’annuncio di colloqui con Israele dalla settimana prossima. “Il nemico israeliano si è dimostrato incapace sul campo di battaglia contro i coraggiosi eroi della Resistenza e ha fallito nel suo tentativo di portare a termine l’invasione di terra che aveva ripetutamente annunciato”, ha detto Qassem.

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“Il nemico, nella sua aggressione durata più di quaranta giorni, non è riuscito a impedire che razzi, missili e droni raggiungessero i suoi insediamenti, sia vicini che lontani, fino ad Haifa e oltre – ha aggiunto il segretario – Il nemico è stato colto di sorpresa dalle tattiche della Resistenza, dalla flessibilità dei movimenti dei combattenti, dalle loro capacità difensive e dal loro leggendario coraggio”. “La mobilitazione di centomila soldati israeliani non aiuterà il nemico a realizzare l’occupazione; al contrario, essi saranno ridotti a cadaveri e resti sparsi”, ha concluso Qassem.

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Il leader di Hezbollah, Naim Qassem, ha chiesto oggi al governo libanese di smettere di fare “concessioni gratuite” a Israele, in vista dell’inizio dei negoziati tra i due governi a Washington la prossima settimana. “Non accetteremo un ritorno alla situazione precedente e chiediamo ai funzionari di smettere di offrire concessioni gratuite”, ha dichiarato Qassem in un messaggio scritto trasmesso dall’emittente televisiva del partito, Al-Manar, nel quale ha anche denunciato la “sanguinosa criminalità di mercoledì”, quando gli attacchi israeliani hanno ucciso più di 300 persone in Libano. 

“,”postId”:”77298627-0723-4e06-8113-b81b3f90ba9c”,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-04-10T12:06:04.418Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T14:06:04+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Papa: “Non è cristiano chi lancia le bombe””,”content”:”

“Siete segni di speranza in un mondo segnato da violenze assurde e disumane, che mosse dall’avidità e dall’odio, dilagano con ferocia proprio nelle terre che hanno visto sorgere la salvezza”, “profanate dalla blasfemia della guerra e dalla brutalità degli affari, senza riguardo per la vita della gente, ritenuta al massimo effetto collaterale dei propri interessi. Ma nessun interesse può valere la vita dei più deboli”, “aiutateci a proclamare chiaramente che Dio non benedice alcun conflitto” che “chi è cristiano non sta mai dalla parte di chi ieri impugnava la spada e oggi lancia le bombe”. Così il Papa ai vescovi di Baghdad. 

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L’India si è detta “profondamente preoccupata dalle notizie di un elevato numero di vittime civili in Libano” dopo gli attacchi delle truppe israeliane nel Paese. “Siamo profondamente preoccupati dalle notizie di un elevato numero di vittime civili in Libano. In quanto Paese che contribuisce con truppe all’Unifil e che ha a cuore la pace e la sicurezza del Libano, l’evolversi degli eventi è molto allarmante”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri indiano, Randhir Jaiswal, ripreso dall’Indian Express e altre testate. 

“,”postId”:”e2ecbf54-6188-4692-a87d-5ae59713e286″,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-04-10T11:56:46.023Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T13:56:46+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Israele: “La Spagna non potrà entrare al Centro di coordinamento per Gaza””,”content”:”

Il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, ha annunciato che alla Spagna non sarà consentita la partecipazione al Centro di coordinamento civile-militare di Kyriat Gat, centro strategico che sovrintende al cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. “Il governo Sanchez ha un pregiudizio anti-israeliano così palese da aver perso ogni capacità di essere un attore utile nell’attuazione del piano di pace del presidente Trump e all’interno del centro che opera nell’ambito di tale piano”, afferma Sa’ar. Il titolare degli Esteri di Tel Aviv ha aggiunto che la Spagna è stata formalmente informata della decisione, precisando che gli Stati Uniti, che guidano il Centro di Kyriat-Gat, erano stati avvertiti in anticipo del provvedimento. 

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Il piano in 10 punti proposto dall’Iran è stato concordato come base per i negoziati: lo ha dichiarato il viceministro degli Esteri Majdi Takht Ravanchi alla vigilia dei colloqui domani a Islamabad tra Usa e Iran. Lo riporta Iran International. “Abbiamo sempre accolto con favore la diplomazia, ma non i colloqui basati su false informazioni volte all’inganno”, ha affermato, aggiungendo che Teheran non appoggia un cessate il fuoco che consenta all’avversario di riarmarsi e riprendere gli attacchi. 

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Diversi membri delle Guardie Rivoluzionarie iraniane sono rimasti uccisi nei recenti raid israeliani su Beirut. Lo afferma, citata da Iran International, l’emittente libanese Mtv che lo ha appreso da fonti informate. Il servizio giornalistico afferma che i deceduti operavano in Libano ed erano responsabili della supervisione delle operazioni di Hezbollah durante i raid su larga scala dell’8 aprile. 

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Il Libano non deve pagare il prezzo della frustrazione di Israele per il cessate il fuoco raggiunto tra Stati Uniti e Israele. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri francese Jean Noel Barrot in un’intervista al quotidiano francese La Croix, nel condannare “con la massima fermezza” i massicci attacchi mortali contro il Libano dell’8 aprile, affermando che il Paese non deve pagare il prezzo della frustrazione di Israele per il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Israele. Per il capo della diplomazia francesi, questi attacchi sono “tanto più intollerabili in quanto minano il cessate il fuoco temporaneo” tra Teheran e Washington. Barrot ha anche esortato l’Iran a “cessare di terrorizzare Israele attraverso Hezbollah, che a sua volta deve consegnare le armi allo Stato libanese”, argomentando che “il Libano non dovrebbe essere il capro espiatorio di un governo israeliano irritato da un cessate il fuoco a cui si oppone”. “La distruzione sistematica del Libano non porterà alla distruzione di Hezbollah. Al contrario, lo rafforzera'”, ha avvertito il ministro francese. 

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Gli aeroporti europei rischiano una carenza “sistemica” di carburante per aerei se lo Stretto di Hormuz non verrà completamente riaperto entro tre settimane, ha avvertito il settore. Lo riporta il Financial Times. ACI Europe, che rappresenta gli aeroporti dell’UE, ha dichiarato che le riserve di carburante per aerei si stanno esaurendo, mentre “l’impatto delle attivita’ militari sulla domanda” sta ulteriormente mettendo a dura prova le forniture. In una lettera visionata dal Financial Times, l’associazione ha avvertito il commissario europeo per i trasporti, Apostolos Tzitzikostas, delle “crescenti preoccupazioni del settore aeroportuale in merito alla disponibilità di carburante per aerei, nonché della necessità di un monitoraggio e di un’azione proattiva da parte dell’UE”. Se il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz “non riprendera’ in modo significativo e stabile entro le prossime tre settimane, una carenza sistemica di carburante per aerei diventerà realtà per l’UE”, si legge nella lettera. Nel testo si aggiunge che l’avvicinarsi dell’alta stagione estiva, “quando il trasporto aereo è fondamentale per l’intero ecosistema turistico da cui dipendono molte economie” della Ue, ha intensificato queste preoccupazioni.

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L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha dichiarato di aver ricevuto rassicurazioni sul fatto che due ospedali di Beirut situati nel distretto di Jnah, interessato da un ordine di evacuazione dell’esercito israeliano, non saranno bersaglio di attacchi. Si tratta dell’ospedale universitario pubblico Rafic Hariri e dell’ospedale al-Zahraa, I circa 450 pazienti ricoverati presso il Rafic Hariri e l’ospedale al-Zahraa, di cui 40 in terapia intensiva, non sono stati evacuati “perché non era fattibile”, ha affermato Abdinasir Abubakar, rappresentante dell’Oms in Libano. Il direttore generale dell’Oms aveva precedentemente chiesto a Israele di revocare l’ordine di evacuazione per il distretto di Jnah. “Abbiamo ricevuto rassicurazioni, in particolare dal Comitato Internazionale della Croce Rossa (Cicr), sul fatto che l’ospedale non sarà preso di mira”, ha dichiarato Mohammad Zaatari, direttore dell’ospedale Rafic Hariri. Ha confermato all’Afp che il suo ospedale, la più grande struttura medica pubblica del Libano, non sarebbe stato evacuato.

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Il primo ministro britannico Keir Starmer ha dichiarato di aver discusso di “opzioni militari” per rendere nuovamente navigabile lo Stretto di Hormuz nel corso di una telefonata di ieri sera col presidente americano Donald Trump. “Stiamo mettendo insieme una coalizione di Paesi, lavorando a un piano politico e diplomatico, ma anche valutando le capacità militari e la logistica per il transito effettivo delle navi attraverso lo Stretto”, ha dichiarato Starmer, che si trova in visita in Qatar. 

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Decine di razzi lanciati dal sud del Libano hanno preso di mira diversi insediamenti israeliani nelle ultime ore, in particolare nella Galilea. Gli attacchi che finora hanno colpito Kiryat Shmona, Metula, Misgav Am e Avivim sono stati rivendicati da Hezbollah. In una dichiarazione diffusa sul canale Telegram, il gruppo armato sciita pro-Iran ha promesso che “questi attacchi continueranno finché non cesserà l’aggressione israelo-americana contro il Paese e il suo popolo”. Hezbollah ha sottolineato che si tratta di una “risposta” alla violazione da parte di Israele dell’accordo di cessate il fuoco mediato dal Pakistan, raggiunto da Usa e Iran. Hezbollah ha affermato, inoltre, di aver colpito con un suo missile “un gruppo di soldati nemici israeliani a est del centro di detenzione di Khiam”, nel Libano meridionale.

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“La libertà di navigazione deve essere garantita in linea con il diritto internazionale”. Lo afferma il portavoce della Commissione europea Anouar El Anouni nel corso del briefing giornaliero con la stampa, reiterando la dimensione “strategica” del partenariato tra Ue e i Paesi del Golfo, evidenziata dalla recente visita dell’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti, unita “all’intensa attività ministeriale” dall’inizio della crisi e “all’attività del nostro Rappresentante speciale dell’Ue per il Golfo, Luigi Di Maio”.

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L’Unione europea ha commentato positivamente la prospettiva di colloqui diretti tra Israele e Libano. “Come Ue, accogliamo con favore l’annuncio israeliano sull’avvio di colloqui di pace con il Libano, che di per sé rappresenta uno sviluppo positivo”, ha dichiarato il portavoce della commissione europea per gli Affari esteri, Anouar El Anouni, nel briefing quotidiano con la stampa. “Attendiamo con interesse l’inizio concreto dei colloqui e i loro esiti. La diplomazia rimane l’unica via percorribile e tutte le parti devono impegnarsi seriamente e in buona fede per raggiungere una soluzione globale in linea con le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”, ha aggiunto il portavoce Ue. “Per quanto riguarda la situazione in Libano, chiediamo l’immediata cessazione degli attacchi, che hanno già causato gravi danni a civili e infrastrutture civili”, ha poi aggiunto. “E’ evidente che tutte le parti debbano rispettare pienamente il diritto internazionale umanitario, garantendo la protezione dei civili, delle infrastrutture civili, dei caschi blu delle Nazioni Unite, in particolare della missione Unifil, e del personale umanitario. In quanto Ue siamo pronti a intensificare e mobilitare tutti i nostri sforzi diplomatici verso questo obiettivo, in stretta collaborazione con i nostri partner internazionali”, ha concluso.

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Un alto funzionario dell’ufficio del presidente libanese ha confermato alla Bbc che il Libano parteciperà ai negoziati diretti con Israele la prossima settimana solo se, e soltanto se, verrà prima raggiunto un cessate il fuoco. La data e l’ora della riunione non sono ancora state stabilite. 

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I professori ordinari di pediatria italiani si scagliano contro la guerra in atto in Medio Oriente. “Il nostro ruolo di medici dell’infanzia ci impone di prendere posizione di fronte a una tragedia umanitaria che colpisce in modo inaccettabile i bambini”. In un comunicato, i docenti criticano le operazioni militari condotte dal governo israeliano, “sostenute politicamente e militarmente dagli Stati Uniti”, colpevoli di produrre “effetti devastanti sulla popolazione civile”. A fare le spese del conflitto in Medio Oriente sono soprattutto i più piccoli. “Le evidenze parlano di un numero altissimo di vittime in età pediatrica, di ospedali colpiti, di sistemi sanitari messi in ginocchio”, una “violazione sistemica dei diritti dell’infanzia e del diritto internazionale”. In quanto “testimoni della vulnerabilità e del valore assoluto della vita dei bambini”, gli ordinari affermano che “rendere inaccessibili le cure mediche, impedire l’arrivo di aiuti essenziali, esporre i bambini a fame, sete e traumi estremi rappresenta una responsabilità ingiustificabile”. Ritenendo “inaccettabile” ogni narrazione che “normalizzi la distruzione di vite infantili”, i professori chiedono un “cessate il fuoco immediato, la piena protezione dei civili e il ripristino immediato dell’accesso alle cure, all’acqua e ai beni essenziali”.

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Un totale di 15 navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz da quando, martedì sera, è stato annunciato un cessate il fuoco di due settimane nella guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. E’ quanto risulta dai dati del sito web di monitoraggio MarineTraffic citati da Bbc Verify, la sezione di fact checking  dell’emittente inglese. Il dato si confronta con una media di quasi 140 navi al giorno prima dello scoppio del conflitto. Delle 15 navi transitate, quattro sono petroliere che trasportavano petrolio, gas o prodotti chimici. Le restanti sono navi portacontainer di vario tipo. La chiusura di fatto dello stretto da parte dell’Iran, avvenuta dopo l’inizio del conflitto cinque settimane fa, ha lasciato bloccate nel Golfo quasi 800 navi, la maggior parte delle quali cariche di merci, secondo gli analisti marittimi di Lloyd’s List. 

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Le forze di difesa israeliane (Idf) hanno riferito di aver eliminato il comandante dell’artiglieria dell’Unità Nasr di Hezbollah, Ali Kamel Aber Alhassan. Lo ha annunciato il portavoce delle Idf, dopo aver dichiarato che l’esercito israeliano ha eliminato più di 40 terroristi del gruppo armato sciita pro Iran nel corso dell’ultima settimana. La stessa fonte ha aggiunto che sono stati distrutti piu’ di 200 lanciarazzi appartenenti all’organizzazione terroristica in Libano e che sono stati eliminati oltre 250 membri del suo corpo di artiglieria, tra cui 15 comandanti di vari settori.

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Le Idf “sono in stato di guerra” contro Hezbollah in Libano, “non in cessate il fuoco”. Lo ha affermato il capo di Stato maggiore dell’Esercito israeliano, il generale Eyal Zamir, durante una visita ieri alla periferia di Bint Jbeil, dove sono in corso i combattimenti con i militanti del ‘Partito di Dio, e precisando: Continuiamo a combattere qui in questo settore, questa è la nostra zona di combattimento primaria”.

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“In Iran – ha poi aggiunto in un video diffuso questa mattina – siamo in cessate il fuoco, e possiamo tornare a combattere lì in qualsiasi momento, e in modo molto potente”.

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La linea ferroviaria Teheran-Mashhad è stata riaperta. Lo ha riferito la televisione iraniana citando l’ufficio relazioni pubbliche delle Ferrovie. I collegamenti erano stati interrotti prima della scadenza dell’ultimatum dato dal presidente americano Donald Trump, nel timore di attacchi alle infrastrutture.

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Pirhossein Kolivand, capo della Mezzaluna Rossa iraniana, ha dichiarato che un totale di 125.630 siti civili sono stati colpiti in tutto il paese negli attacchi israelo-americani contro l’Iran, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Irna. Secondo Kolivand, 23.500 dei siti danneggiati sono centri commerciali e uffici, mentre 339 sono strutture sanitarie, tra cui ospedali, farmacie, laboratori, centri medici e pronto soccorso. 

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“Non abbiamo mai chiuso le relazioni con l’Iran, ma avevamo interrotto le comunicazioni. Ora ci saranno colloqui diretti per chiarire le nostre posizioni, e il nostro interesse è che la fine della guerra arrivi il più presto possibile”. Lo ha detto il portavoce del cancelliere tedesco Sebastian Hille, in conferenza stampa a Berlino, rispondendo alle domande sulla circostanza che Friedrich Merz ha annunciato la ripresa delle comunicazioni della Germania con Teheran. “Si vede come la situazione sia volatile e perciò è molto importante che il processo venga accompagnato diplomaticamente”, ha continuato, sottolineando che “c’è un lungo percorso da affrontare”. 

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Il vicepresidente del Parlamento iraniano Mahmoud Nabavian ha affermato che Mojtaba Khamenei ha posto come condizione che il presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, guidasse i negoziati con gli Stati Uniti. Lo riferisce Iran International. Nabavian ha dichiarato: “Le nostre condizioni sono state comunicate alla parte pakistana… e ci hanno detto che Trump le ha accettate”, aggiungendo che la decisione di un cessate il fuoco e dei colloqui è stata presa dalla leadership iraniana. 

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L’esercito israeliano minaccia di colpire le ambulanze in Libano, accusando Hezbollah di farne un “ampio uso militare”, mentre gli ospedali di Beirut sono sommersi di feriti da curare. In un post su X, il portavoce militare israeliano Avichay Adraee ha affermato che Israele agirà in conformità con il diritto internazionale contro qualsiasi attività militare condotta da Hezbollah, incluso l’uso di strutture mediche e ambulanze. Tuttavia l’esercito israeliano non ha fornito alcuna prova a sostegno di tale affermazione. La minaccia è giunta mentre arriva un SOS dagli ospedali di Beirut, in grande difficoltà per l’alto numero di feriti da assistere dopo i massicci attacchi israeliani dell’8 aprile. I medici degli ospedali della capitale libanese avvertono di un peggioramento della crisi, con la carenza di forniture essenziali mentre i raid israeliani devastano Beirut e le aree circostanti. Due giorni fa, centinaia di persone si sono precipitate all’ospedale dell’Università Americana di Beirut dopo che le forze israeliane hanno bombardato oltre 100 obiettivi in tutto il Paese in dieci minuti, nonostante l’accordo di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. “In meno di un’ora abbiamo ricevuto circa 76 feriti. Purtroppo, sei non ce l’hanno fatta”, ha dichiarato ad Al Jazeera Salah Zeineldine, primario dell’ospedale, mentre la struttura diventava un “punto di riferimento” per le vittime dei raid dell’Idf. Zeineldine ha sottolineato che molti dei pazienti in condizioni critiche all’ospedale sono bambini. Il più grande aveva 12 anni, mentre i due pazienti ricoverati direttamente in terapia intensiva sono neonati: uno di pochi mesi e l’altro di poche settimane. Il bilancio delle vittime degli attacchi israeliani in Libano di mercoledì è salito a 303 morti e 1.150 feriti, secondo gli ultimi dati diffusi nelle scorse ore dal ministero della Salute libanese.

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Non sappiamo se tra due settimane o già in questo weekend – Donald Trump, si sa, bombarda a prescindere da tregue e trattative – l’Iran sarà riportato all’età della pietra. Il capo dell’Amministrazione americana, assiso alla consolle del war game, col Cristo sempre in bocca nei suoi discorsi e l’arma sempre pronta, pregusta di spegnere la civiltà di Zoroastro e di Hosseyn.

“,”postId”:”79e37507-790a-4099-ad4e-8fa78e5b3974″,”postLink”:{“title”:”Alla consolle del war game di Trump”,”url”:”https://tg24.sky.it/mondo/2026/04/09/guerra-iran-trump-war-game”,”imageSrc”:”https://tg24.sky.it/assets/images/f2062795fe2090a1c6fd69248cc8adebe21d1448/skytg24/it/mondo/2026/04/09/guerra-iran-trump-war-game/GettyImages-2270167899.jpg?im=Resize,width=1218″}},{“timestamp”:”2026-04-10T09:44:14.571Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T11:44:14+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Un Women: “Sempre più donne vittime dell’escalation del conflitto in Medio Oriente””,”content”:”

“Chiediamo la de-escalation del conflitto in Medio oriente, la protezione di tutti i civili, l’accesso umanitario senza impedimenti, azioni umanitarie sensibili al genere, e che la tregua di due settimane in Iran diventi la base per una pace giusta, duratura e completa per tutte le donne e le ragazze della regione”. E’ quanto dichiara Un Women, l’agenzia delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere dopo gli attacchi  israeliani in tutto il Libano, che hanno ucciso e ferito centinaia di persone solo questa settimana, comprese donne e ragazze. Un Women  chiede “una pace duratura e giusta nella regione,  che tuteli i diritti, la sicurezza e la dignità di tutte le donne e ragazze” . “Dal  28 febbraio, quando un bombardamento ha colpito la scuola primaria a Minab e ucciso 168 ragazze,  centinaia di altre donne sarebbero state uccise in tutta la regione – dice l’agenzia Onu – In Iran sarebbero state uccise 204 donne; mentre in Libano, 102 donne sarebbero state uccise prima del bombardamento dello scorso 8 aprile”.  “Donne e ragazze sarebbero state uccise anche in Bahrain, Iraq, Israele, Kuwait, nei territori palestinesi occupati e negli Emirati Arabi Uniti. Milioni sono state inoltre costrette a fuggire dalle loro case, tra cui si stima fino a 1,6 milioni in Iran e 620.000 in Libano. Lo sfollamento le sta esponendo a rischi gravi, per le situazioni di sovraffollamento, insicurezza e mancanza di assistenza sanitaria. La distruzione delle infrastrutture civili nella regione sta ulteriormente limitando l’accesso a rifugi sicuri, acqua potabile e servizi essenziali.. Inoltre, l’insicurezza alimentare è diventata un problema sempre più urgente dovuto alla volatilità dei prezzi, alle catene di approvvigionamento interrotte e al calo del potere d’acquisto in una regione fortemente dipendente dalle importazioni”.

“,”postId”:”8c065b0d-dc34-4ff2-9d7e-af7f6ec99507″,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-04-10T09:26:32.705Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T11:26:32+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Libano, Unicef: “600 bambini morti e feriti da inizio guerra””,”content”:”

Quasi 600 bambini sono stati uccisi o feriti in Libano dallo scoppio dell’ultima guerra tra Israele e Hezbollah, il 2 marzo. Lo riporta l’Unicef spiegando che nei soli raid israeliani condotti mercoledì più di 30 bambini sono stati uccisi e quasi 150 sono rimasti feriti.

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In una nota, l’Unicef ha affermato che sta ricevendo segnalazioni di bambini estratti dalle macerie, mentre altri risultano dispersi e separati dalle loro famiglie. Molti stanno vivendo un trauma, avendo perso i propri cari, le proprie case e qualsiasi senso di sicurezza, prosegue l’Unicef. In tutto il Libano oltre un milione di persone sono state sfollate, tra cui circa 390mila bambini, molti per la seconda, terza o addirittura quarta volta. ”Il diritto internazionale umanitario è chiaro: i civili, compresi i bambini, devono essere protetti in ogni momento”, sottolinea l’Unicef.

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Secondo il quotidiano statunitense The New York Times il cessate il fuoco di due settimane siglato il 7 aprile tra Stati Uniti e Iran rappresenta un “colpo” alla credibilità di Washington. Ad oggi infatti Teheran sembra mantenere il controllo sullo stretto di Hormuz, strategico per i traffici commerciali globali, mentre lo smantellamento dell’arsenale nucleare e del programma missilistico iraniano restano temi “irrisolti”.

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Il quotidiano ha raccolto l’opinione di diversi esperti in relazioni internazionali sulla percezione di “sconfitta” americana nel conflitto aperto il 28 febbraio scorso e se ci siano analogie con quella del Regno Unito nel 1956, quando il fallito tentativo di forzare l’apertura del Canale di Suez contribuì ad accrescere la percezione secondo cui Londra stesse perdendo il ruolo di potenza globale.

“,”postId”:”f1188fe1-ac41-4313-b940-1e377b7efe6b”,”postLink”:{“title”:”Da Suez a Hormuz, l’importanza globale degli stretti”,”url”:”https://tg24.sky.it/mondo/2026/04/10/potere-stretti-canali-commerciali”,”imageSrc”:”https://tg24.sky.it/assets/images/a80c9c99465fbadbe89bc1c654d5b6c8f8d1efd3/skytg24/it/mondo/2026/03/12/guerra-stretto-hormuz-iran-petrolio/hormuz_ansa.jpg?im=Resize,width=1218″}},{“timestamp”:”2026-04-10T09:16:00.608Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T11:16:00+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Media, missile dal Libano causa black out nel nord di Israele”,”content”:”

Un missile lanciato dal Libano ha colpito una linea elettrica a Metula, nel nord di Israele, causando un’interruzione di corrente, ha dichiarato un funzionario locale. L’esercito israeliano ha affermato che 25 razzi sono stati lanciati dal Libano verso il nord di Israele dalla mezzanotte. Lo riporta Haaretz. 

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“Il quadro internazionale è particolarmente complesso. Le guerre in Medio Oriente e in Ucraina, le tensioni commerciali e gli shock economico-finanziari che ne stanno derivando, sono una sfida molto gravosa per il Paese, per le famiglie e le imprese. La nostra priorità è sostenere le famiglie e le imprese esposte al rincaro del prezzo dell’energia”. Lo afferma il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in un messaggio inviato all’evento “Le Competenze come motore di innovazione e identità” promosso dalla Made in Italy Community fondata da Roberto Santori. Tajani sottolinea che “il governo è in prima linea nell’impegno internazionale per favorire la de-escalation e ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”. 

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Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno minacciato di prendere di mira le ambulanze in Libano, sostenendo che sono ”ampiamente utilizzate” da Hezbollah ”per scopi militari”. Con un post su ‘X’, il portavoce in lingua araba delle Idf, Avichay Adraee, ha dichiarato che Israele agirà in conformità con il diritto internazionale contro qualsiasi attività militare condotta da Hezbollah, compreso l’utilizzo di strutture mediche e ambulanze. Le Idrf non hanno fornito prove della loro tesi.

n”,”postId”:”bec81c17-39eb-4196-88ce-c9eddf896d8d”,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-04-10T09:00:37.691Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T11:00:37+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Preoccupazione di Barrot e dell’omologo pachistano per il Libano”,”content”:”

Il ministro degli Esteri pachistano, Mohammad Ishaq Dar, e il capo della diplomazia francese, Jean-Noël Barrot, “hanno espresso preoccupazione per le gravi violazioni del cessate il fuoco in Libano e hanno sottolineato l’importanza dell’attuazione completa e del rispetto del cessate il fuoco” nel corso di un colloquio telefonico. Ad annunciarlo è stato il ministero degli Esteri pachistano su X. 

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Barrot, si legge nel post, “si è congratulato con il Pakistan per il ruolo avuto nel raggiungimento dell’accordo iniziale di cessate il fuoco e ha espresso il suo sostegno agli sforzi continui del Pakistan in favore di un percorso diplomatico verso una pace e una stabilità durature nella regione”. 

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L’Iran non parteciperà ai negoziati in Pakistan senza che venga rispettato un cessate il fuoco “su tutti i fronti”, compreso il Libano. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran Esmaeil Baghaei ponendo una condizione per i colloqui con gli Stati Uniti a Islamabad per la pace in Medio Oriente. “Il governo pakistano ha invitato entrambe le parti a recarsi a Islamabad per tenere questi colloqui, che sono attualmente in fase di revisione e pianificazione”, ha dichiarato Baghaei, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa statale Tasnim.

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“Tuttavia, lo svolgimento di questi colloqui è indubbiamente subordinato all’ottenimento di garanzie che gli Stati Uniti rispetteranno i propri obblighi di cessate il fuoco su tutti i fronti”. ha aggiunto. “Gli Stati Uniti sono impegnati a porre fine alla guerra su tutti i fronti, compreso quello in Libano, e qualsiasi azione o posizione contraria a questo impegno costituirebbe una violazione degli impegni assunti dagli Stati Uniti”, ha sottolineato.

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Il ministro spagnolo degli Esteri, José Manuel Albares, ha esortato Iran a partecipare “in buona fede” ai colloqui con gli Stati Uniti, domani in Pakistan, per porre fine al conflitto in Medio Oriente, dopo che il regime degli Ayatollah ha minacciato di disertarli, se non sarà incluso il Libano nell’accordo di cessate il fuoco. “Esorto Iran a partecipare, ma naturalmente il Libano deve essere incluso” nei negoziati, ha affermato Albares in dichiarazioni ai cronisti al suo arrivo oggi al Senato per riferire sulla guerra nella regione e sull’accordo su Gibilterra nella post-Brexit, come ha già fatto ieri al Congresso. Albares ha insistito sul fatto che Teheran debba prendere parte ai negoziati per ottenere che “il cessate il fuoco sia permanente”. Ma ha segnalato che, nella fragile tregua di due settimane raggiunta mercoledì fra Stati Uniti e Iran, il fatto che Israele continui a bombardare il Libano significa che “non vuole dare neanche un secondo di speranza, non vuole dare una tregua né pace”. Il capo della diplomazia spagnola ha inoltre escluso che la Nato possa partecipare a un’operazione militare per riaprire lo stretto di Ormuz, controllato dall’Iran, alla quale ha aperto ieri il segretario generale dell’Alleanza atlantica, Mark Rutte. “La Nato non ha alcuna partecipazione in questa guerra. Noi alleati non siamo stati né informati né consultati” da Rutte, ha rilevato Albares. “Il Medio Oriente non è nel raggio di azione della Nato e, pertanto, non solo noi, ma molti alleati si sono pronunciati nello stesso senso: la Nato non parteciperà a questa guerra”, ha insistito il ministro spagnolo. 

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“Apprezziamo l’atteggiamento della Turchia nel condannare i brutali attacchi contro l’Iran e, in particolare, la notevole solidarietà della nazione turca nei confronti dell’Iran”. Lo ha affermato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, come riferisce l’agenzia turca Anadolu, mentre ieri sera aveva avuto un colloquio telefonico con Recep Tayyip Erdogan dove il leader turco aveva affermato che i colloqui in Pakistan tra Iran e Stati Uniti dovrebbero essere utilizzati per raggiungere una pace duratura. Dopo l’inizio della guerra di Stati Uniti e Israele contro la Repubblica islamica, Pezeshkian aveva già una volta espresso apprezzamento per delle dichiarazioni del presidente turco Recep Tayyip Erdogan critiche nei confronti del premier israeliano Benjamin Netanyahu. Il leader turco ha più volte contestato il governo di Israele durante la guerra e nello stesso tempo ha criticato anche gli attacchi di Teheran contro i Paesi del Golfo. Da quando è iniziato il conflitto, il ministero della Difesa turco ha dichiarato che quattro missili dall’Iran diretti verso lo spazio aereo turco sono stati intercettati dal sistema difensivo della Nato, mentre Teheran ha sempre negato di avere colpito la Turchia.

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“Le notizie diffuse da alcuni media secondo cui la squadra negoziale iraniana sarebbe arrivata a Islamabad, in Pakistan, per trattare con gli americani, sono completamente false”. Lo ha dichiarato una fonte informata all’agenzia iraniana Tasnim. La fonte ha al contempo sottolineato che, finché gli Stati Uniti non rispetteranno l’impegno preso per il cessate il fuoco in Libano e il regime sionista continuerà i suoi attacchi, i negoziati rimarranno sospesi.

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In precedenza, il Wall Street Journal aveva riferito che la delegazione iraniana era arrivata nella capitale pakistana e che era formata dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi. 

“,”postId”:”388bcae0-29e2-4f5f-b05e-486ad234d316″,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-04-10T07:46:00.953Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T09:46:00+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Ue: “Bene la tregua, ora strategia per la pace in tutto il Medio Oriente””,”content”:”

L’Ue “accoglie con favore” il cessate il fuoco tra Stati Uniti ed Iran, chiede “l’immediata cessazione delle ostilità in Libano” e invita a “elaborare una strategia globale per una pace duratura in tutto il Medio Oriente”. E’ quanto afferma una dichiarazione dell’Alta rappresentante per la politica estera Kaja Kallas a nome dei 27, in cui si invita anche a garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz “in conformità con il diritto internazionale”. “L’Unione europea accoglie con favore il cessate il fuoco concordato dagli Stati Uniti e dall’Iran – afferma la dichiarazione dell’Alta rappresentante -. Esprimiamo apprezzamento per il Pakistan e per gli altri partner regionali per la loro mediazione, che ha contribuito a questo esito positivo. Invitiamo tutte le parti coinvolte a rispettare pienamente il cessate il fuoco in tutta la regione, a cessare tutte le operazioni militari e a garantire pienamente la libertà di navigazione nonché il passaggio libero e sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz, in conformità con il diritto internazionale, come riflesso nella Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare”. “Chiediamo inoltre – prosegue – un’immediata cessazione delle ostilità in Libano, che stanno avendo un pesante impatto sulla popolazione civile. Tutte le parti devono rispettare il diritto internazionale umanitario e proteggere i civili e le infrastrutture civili, i peacekeeper delle Nazioni Unite e il personale umanitario. La diplomazia è fondamentale per risolvere tutte le questioni ancora in sospeso. Le parti dovrebbero continuare a impegnarsi in buona fede negli sforzi per raggiungere un accordo sostenibile su tutte le aree di preoccupazione”. 

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   “È ora il momento di elaborare una strategia globale per una pace duratura in tutto il Medio Oriente – conclude -. L’Unione europea contribuirà a tutti gli sforzi diplomatici in questo ambito, tenendo conto dell’insieme dei propri interessi e delle proprie preoccupazioni, in coordinamento con i partner”. 

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La delegazione iraniana è arrivata a Islamabad in vista dei negoziati per il cessate il fuoco con gli Stati Uniti, che dovrebbero iniziare domani. Lo riferisce il Wall Street Journal, secondo cui la rappresentanza è guidata dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf. La delegazione di Washington sarà guidata dal vicepresidente JD Vance.

“,”postId”:”d011a911-a67f-400d-9dd2-982626e6f537″,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-04-10T07:35:46.408Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T09:35:46+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Trump: “Pedaggi a petroliere per attraversare lo Stretto di Hormuz? Farebbero meglio a non farlo””,”content”:”

Donald Trump ha messo in guardia l’Iran dall’imporre pedaggi alle navi che desiderano attraversare lo Stretto di Hormuz. Come riferisce l’Afp, il presidente statunitense ha dichiarato in un messaggio sulla sua piattaforma Truth Social di aver ricevuto “segnalazioni secondo cui l’Iran starebbe imponendo pedaggi alle petroliere che attraversano lo Stretto di Hormuz. Farebbero meglio a non farlo e se lo stanno facendo farebbero meglio a smettere subito!”, ha aggiunto Trump nel secondo giorno del fragile cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran.

“,”postId”:”8bda732d-0dd8-45a0-8723-76a2889067c2″,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-04-10T07:28:00.008Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T09:28:00+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Esercito Australia: “Siamo in grado di schierare una nave a Hormuz””,”content”:”

L’Australia è pienamente in grado di dispiegare una nave militare nello stretto di Hormuz per assicurare il passaggio sicuro di spedizioni vitali di carburanti e di fertilizzanti. Lo assicura il comandante delle forze di difesa australiane, ammiraglio capo Davis Johnston. Il governo potrebbe “assolutamente dispiegare” una nave nella regione se fosse considerata una priorità.

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   “Non ho alcuna esitazione nella nostra capacità di operare con un ruolo nello stretto di Hormuz, ma una questione altrettanto importante è: quali sono le nostre priorità? Siamo consapevoli che gli Stati Uniti hanno dispegato una capacità militare enorme nel Golfo e nella regione. Questo è un momento importante per essere presenti nell’Indo-Pacifico per mantenere al sicuro il contesto regionale, ma la questione importante è: quali sono le nostre priorità?” ha aggiunto il comandante. “Questo è per noi un periodo importante per essere presenti nell’Indo-Pacifico per la sicurezza regionale”. Il governo di Canberra non ha reso noto se ha ricevuto da Washington richieste dirette di supporto nello stretto, mentre la guerra entra in un tenue cessate il fuoco di due settimane. Prima che iniziasse il cessate il fuoco, il presidente Trump ha detto di sentirsi tradito da alleati degli Stati Uniti, inclusa l’Australia, che hanno mancato di assistere nella guerra.

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   Mentre il governo australiano non ha impegnato navi della marina nella regione, il primo ministro Anthony Albanese ha comunicato che il National Security Committee ha prolungato il dispiegamento di aerei di sorveglianza E-7A Wedgetail. 

“,”postId”:”5d6774f6-5282-4b36-b0f7-4d83b7241b78″,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-04-10T07:21:58.684Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T09:21:58+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Perché Netanyahu si oppone con tanta forza al cessate il fuoco?”,”content”:”

Israele continua ad attaccare il Libano facendo schricchiolare così gli accordi tra Usa e Iran. Analizziamo le ragioni per le quali il premier israeliano sembra intenzionato a far saltare i negoziati.

“,”postId”:”2f1b196e-b245-4286-9d69-11678dfd0741″,”postLink”:{“title”:”Perché Netanyahu si oppone con tanta forza al cessate il fuoco?”,”url”:”https://tg24.sky.it/mondo/2026/04/09/guerra-iran-usa-cessate-fuoco-netanyahu”,”imageSrc”:”https://tg24.sky.it/assets/images/be5c8793f97427e218cacff1c7dde3a491a693fd/skytg24/it/mondo/2026/04/09/guerra-iran-usa-cessate-fuoco-netanyahu/GettyImages-2266894844.jpg?im=Resize,width=1218″}},{“timestamp”:”2026-04-10T07:08:44.114Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T09:08:44+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Libano, il capo dell’Idf: “Hezbollah in profondo stato di choc””,”content”:”

Il capo di stato maggiore dell’Idf, il tenente generale Eyal Zamir, ha affermato che Hezbollah è “in profondo stato di shock” e si è disperso dalle sue solite roccaforti nel quartiere di Dahiyeh, nella periferia sud di Beirut. La sua affermazione è giunta durante una visita a Bint Jbeil, nel Libano meridionale, dove l’Idf sta combattendo contro Hezbollah, il gruppo sciita libanese alleato di Teheran. Il tenente generale Zamir ha sottolineato che Hezbollah sta subendo pressioni su più fronti e ha sostenuto che è “isolato” a causa della riduzione del sostegno esterno. Le Forze di difesa israeliane hanno confermato che operazioni sono in corso nel Libano meridionale, con attacchi aerei e attività di terra volte a eliminare le minacce alle comunità israeliane di confine. Il capo di stato maggiore ha inoltre affermato che le forze israeliane hanno colpito obiettivi a Beirut e nella valle della Bekaa, nel Libano orientale. Ha sottolineato, infine, che l’obiettivo dell’esercito è quello di mantenere una zona cuscinetto tra Hezbollah e le comunità israeliane vicino al confine.

“,”postId”:”0a7c5708-ecf9-4856-a0f8-4c11132dd5ba”,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-04-10T06:58:38.842Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T08:58:38+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Iran, capo dell’Idf: “Possiamo tornare a combattere con grande forza””,”content”:”

“In Iran vige un cessate il fuoco, ma possiamo tornare a combattere in qualsiasi momento e con grande forza”: lo ha affermato il capo di stato maggiore delle Forze di difesa israeliane (Idf), il tenente generale Eyal Zamir, in un video diffuso stamattina dall’esercito israeliano. Le dichiarazioni di Zamir in merito al conflitto con l’Iran sono state pronunciate durante una sua visita a Bint Jbeil, nel Libano meridionale, dove l’Idf sta combattendo contro Hezbollah, il gruppo sciita libanese alleato di Teheran.

“,”postId”:”47ee12bc-f7eb-4d42-b9e5-344f5472217d”,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-04-10T06:50:36.063Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T08:50:36+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Libano, capo dell’Idf nel sud: “Qui per combattere, no alla tregua” “,”content”:”

I media israeliani riferiscono che il capo di stato maggiore delle Forze di difesa israeliane (Idf) si trova nel Libano meridionale, definito “il settore di combattimento principale”. Sul posto, il tenente generale Eyal Zamir ha gia’ parlato con i comandanti alla periferia di Bint Jbeil, nel Libano meridionale. “Le Idf sono in stato di guerra. Non siamo in cessate il fuoco, continuiamo a combattere qui in questo settore, questo è il nostro settore di combattimento principale”, ha dichiarato Zamir. Il capo di stato maggiore dell’Idf ha affermato che “siamo ovunque. Così come siamo a Gaza, così come siamo in Siria, siamo anche qui in Libano”. 

“,”postId”:”9c0f38fb-ce46-4963-a224-e1bed378a96a”,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-04-10T06:38:55.345Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T08:38:55+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Morto ex ministro degli Esteri dell’Iran, fu ferito dai raid del 1 aprile”,”content”:”

L’ex ministro degli Esteri iraniano Kamal Kharazi è morto ieri a causa delle ferite riportate negli attacchi missilistici statunitensi-israeliani del 1° aprile, secondo quanto riportato dai media iraniani e israeliani. Kharazi, 81 anni, era a capo del Consiglio Strategico per le Relazioni Internazionali, parte del Ministero degli Esteri. Il diplomatico di lungo corso, “rimasto ferito in un attacco terroristico perpetrato dal nemico americano-sionista pochi giorni fa, è morto da martire questa sera”, riportano le agenzie Mehr e Isna su Telegram, riprese anche dal Times of Israel. Sua moglie è rimasta uccisa nell’attacco alla loro casa a Teheran, secondo quanto riportato dai media all’epoca. Kharazi è stato inviato iraniano alle Nazioni Unite a New York e successivamente ministro degli Esteri dal 1997 al 2005, sotto la presidenza riformista di Mohammad Khatami. 

“,”postId”:”d96b4b87-888a-435f-bd56-0f4ec295ced6″,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-04-10T06:17:00.031Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T08:17:00+0200″,”image”:{“imgSrc”:”https://tg24.sky.it/assets/images/67e935486ca1311a5a3fe7c3b2c7bc88f7a3f8fb/skytg24/it/mondo/2026/03/11/stretto-hormuz-iran-petrolio-navi-ferme/563_CARTINA_STRETTO_DI_HORMUZ_10_03_26.jpg”,”imgAlt”:”Hormuz”,”imgCredits”:null,”imgCaption”:null},”altBackground”:true,”title”:”Comando navale dei Pasdaran: “Nuova fase della gestione di Hormuz””,”content”:”

Il Comando Navale delle Guardie Rivoluzionarie ha annunciato che la gestione dello Stretto di Hormuz è entrata in una nuova fase. Lo ha riferito l’agenzia di stampa Tasnim, citando un comunicato pubblicato dal Comando Navale delle Guardie Rivoluzionarie: “In questi due giorni di silenzio militare, nemici e amici hanno compreso che la gestione dello Stretto di Hormuz è entrata in una nuova fase. Se Dio vuole, ringraziamo Dio”, recita la nota ufficiale. 

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Il Kuwait accusa l’Iran e i suoi alleati di aver lanciato attacchi con droni durante la notte, nonostante il cessate il fuoco di due settimane. Lo ha comunicato ministero degli Esteri kuwaitiano, attraverso una nota diffusa dall’agenzia di stampa statale Kuna. Il ministero degli Esteri del Kuwait afferma che gli attacchi con i droni “hanno preso di mira alcune infrastrutture kuwaitiane vitali giovedì sera”. 

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Nel frattempo, l’agenzia di stampa statale saudita, la Saudi Press Agency, citando un funzionario anonimo, ha confermato un recente attacco  che ha danneggiato il suo cruciale oleodotto Est-Ovest. Tale oleodotto trasporta il petrolio fino al Mar Rosso, evitando lo Stretto di Hormuz, che l’Iran continua a controllare nonostante la tregua nei combattimenti.

“,”postId”:”c51f7539-db85-47fe-91ca-6baebf487194″,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-04-10T06:08:00.219Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T08:08:00+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Libano, Idf: “Colpiti 10 lanciamissili usati per sparare contro Israele””,”content”:”

Le Forze di Difesa Israeliane hanno colpito nella notte dieci lanciamissili in Libano, dai quali Hezbollah aveva sparato contro Israele. Lo ha riferito il portavoce delle Idf.

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Il ministro della Difesa pakistano Khawaja Asif ha cancellato un post su X in cui definiva Israele “una maledizione per l’umanità”. Il post pubblicato ieri ha scatenato proteste a Gerusalemme, che ha affermato che metteva in discussione la capacità del Pakistan di mediare tra Stati Uniti e Iran. Nel post, Asif aveva scritto che mentre “a Islamabad sono in corso colloqui di pace, in Libano si sta commettendo un genocidio. Cittadini innocenti vengono uccisi da Israele, prima a Gaza, poi in Iran e ora in Libano, e lo spargimento di sangue continua senza sosta. Spero e prego che coloro che hanno creato questo stato cancerogeno sulla terra palestinese per sbarazzarsi degli ebrei europei brucino all’inferno”.

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La capitale del Pakistan è stata posta in stato di massima allerta in vista degli importanti colloqui di pace tra Stati Uniti e Iran, con le autorità che hanno schierato oltre 10.000 agenti delle forze dell’ordine e imposto severe restrizioni alla circolazione in tutta la città. È stato predisposto un piano di sicurezza a più livelli, supervisionato dall’esercito e supportato dai Pakistan Rangers, dalla polizia e dalle forze paramilitari, per proteggere le delegazioni in visita. Le misure prevedono l’impiego di circa 6.000 agenti della polizia di Islamabad, 3.000 agenti della polizia del Punjab e centinaia di agenti della polizia di frontiera, oltre a truppe dell’esercito e agenti della polizia stradale. Le autorità hanno sigillato tutte le vie di accesso alla ‘zona rossa’ di Islamabad, area ad alta sicurezza, e solo una è accessibile esclusivamente alle persone autorizzate. Sono stati predisposti percorsi speciali per i delegati in arrivo dall’aeroporto, con un protocollo ‘libro blu’ che garantisce rigide misure di protezione. Le truppe sono state dispiegate presso gli edifici chiave, con unità di pronto intervento dislocate in tutta la città e sulle colline di Margalla. Le restrizioni si estendono anche al traffico, con le principali arterie stradali chiuse o deviate durante gli spostamenti dei delegati. Le autorità hanno affermato che le misure mirano a garantire la massima sicurezza durante i colloqui di alto livello. 

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Teheran nega la notizia diffusa da alcuni media, tra cui il Wall Street Journal, secondo cui la delegazione iraniana sarebbe arrivata a Islamabad in vista dei negoziati con gli Stati Uniti. “La notizia diffusa da alcuni media secondo cui la squadra negoziale iraniana sarebbe arrivata a Islamabad, in Pakistan, per negoziare con gli americani, è completamente falsa”, ha dichiarato una fonte ben informata all’agenzia di stampa Tasnim. La stessa fonte, non meglio identificata, ha sottolineato che “finche’ gli Stati Uniti non rispetteranno gli impegni presi per il cessate il fuoco in Libano e il regime sionista continuerà i suoi attacchi, i negoziati saranno sospesi”. La stessa linea è stata espressa ieri dal regime di Teheran.

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che l’Iran sta facendo un “pessimo lavoro” nel consentire il passaggio del petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz. “Questo non è l’accordo che abbiamo!”, ha affermato Trump in un post su Truth Social.

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Allerta antiaerea in tutto Israele nelle prime ore di venerdì, comprese la zona commerciale di Tel Aviv e la città costiera meridionale di Ashdod, a seguito del lancio di razzi dal Libano riporta Afp. I continui scontri tra Israele e Hezbollah, sostenuto dall’Iran, stanno mettendo a dura prova la fragile tregua raggiunta tra Stati Uniti e Iran. Israele e Hezbollah si sono scambiati ripetutamente colpi di arma da fuoco giovedì. Il Comando del Fronte Interno dell’esercito israeliano ha emesso allerte per diverse aree dopo il lancio di razzi di venerdì, tra cui la zona di Tel Aviv e le comunità meridionali lontane dal confine con il Libano. Non ci sono state segnalazioni immediate di vittime, ma i media israeliani hanno riferito che i sistemi di difesa aerea hanno intercettato almeno un razzo in arrivo. Hezbollah ha pubblicato diverse dichiarazioni su Telegram affermando di aver lanciato tre ondate di attacchi missilistici e con droni nelle prime ore del mattino contro soldati israeliani su entrambi i lati del confine, nonché contro una città nel nord di Israele. 

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Il presidente americano tuona: “L’Iran sta gestendo in modo pessimo il transito del petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz. Questo non è l’accordo che abbiamo”. L’Iran al momento ha fatot sapere che consentirà il passaggio di non più di 15 navi al giorno. Alla vigilia dei colloqui di sabato a Islamabad tra Usa e Iran, il viceministro degli Esteri di Teheran Majdi Takht Ravanchi ha dichiarato che il piano in 10 punti proposto dall’Iran è stato concordato come base per i negoziati. Lo riporta Iran International. 

Intanto gli Usa chiedono ad Israele una de-escalation in Libano e il premier Netanyahu apre a negoziati con Beirut ma promette: “Nessuna tregua con Hezbollah”. A condannare i raid israeliani le cancellerie europee ma anche Mosca, Ankara e il Pakistan, che nel weekend ospita i colloqui tra la delegazione di Teheran e quella di Washington guidata da Vance. 

I media israeliani riferiscono che il capo di stato maggiore delle Forze di difesa israeliane (Idf) si trova nel Libano meridionale, definito “il settore di combattimento principale”. Sul posto, il tenente generale Eyal Zamir ha già parlato con i comandanti alla periferia di Bint Jbeil, nel Libano meridionale. “Le Idf sono in stato di guerra. Non siamo in cessate il fuoco, continuiamo a combattere qui in questo settore”, ha detto.

Gli approfondimenti:

Per ricevere le notizie di Sky TG24:

Israele esclude Spagna da quartier generale Kiryat Gat (2)

A riportarlo sono i media israeliani. Molti paesi europei, tra cui la Spagna, hanno una piccola presenza militare presso il CMCC. La mossa rappresenta l’ultima escalation nella disputa diplomatica tra i due Paesi, le cui relazioni sono fortemente tese dall’inizio della guerra di Gaza, scatenata dall’invasione del sud di Israele guidata da Hamas il 7 ottobre 2023. I rapporti tra Gerusalemme e Madrid si sono progressivamente deteriorati nei due anni successivi, a causa della crescente rabbia e frustrazione del governo spagnolo nei confronti di Israele per la guerra di Gaza. Madrid aveva vietato la vendita e l’acquisto di equipaggiamento militare con Israele fin dall’inizio della guerra; tuttavia, lo scorso settembre, il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ha annunciato misure per sancire legalmente tale divieto. Sa’ar ha criticato la Spagna, accusandola di seguire “una linea ostile e anti-israeliana”, dopo la quale anche Madrid ha richiamato il proprio ambasciatore.I l mese scorso, la Spagna ha definitivamente richiamato il proprio ambasciatore in Israele. Questa settimana ha rimandato l’ambasciatore in Iran. Durante la guerra con l’Iran, la Spagna ha chiuso il suo spazio aereo agli aerei statunitensi coinvolti negli attacchi contro l’Iran, un passo che andava oltre il precedente rifiuto di consentire l’utilizzo delle basi militari gestite congiuntamente.

Media: “Spaccatura in Iran su composizione e mandato della delegazione”

Alti funzionari iraniani sono in disaccordo sulla composizione e l’autorità della delegazione che negozierà con gli Stati Uniti a Islamabad. Lo riporta in esclusiva Iran International, media di opposizione basato a Londra, secondo informazioni ricevute. Il comandante in capo delle Guardie Rivoluzionarie, Ahmad Vahidi – scrive Iran International -, sta cercando di limitare l’autorità di Mohammad Bagher Ghalibaf e del ministro degli Esteri Abbas Araghchi nei colloqui. Vahidi ha anche spinto per l’inclusione di Mohammad Bagher Zolghadr, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, nella delegazione negoziale, una mossa osteggiata dagli attuali membri, che lo ritengono privo dell’esperienza necessaria per le negoziazioni strategiche. Allo stesso tempo, Vahidi e il comandante delle Forze Aerospaziali delle Guardie Rivoluzionarie hanno sottolineato che la delegazione deve evitare qualsiasi negoziazione sul programma missilistico iraniano. 

Israele esclude Spagna da quartier generale Kiryat Gat

Citando l'”ossessione anti-israeliana” della Spagna e le sue politiche durante la campagna israelo-americana contro l’Iran, il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha annunciato che a Madrid non sarà consentito partecipare al Centro di Coordinamento Civile-Militare (CMCC) di Kiryat Gat. Il CMCC è il centro multinazionale che sovrintende al cessate il fuoco a Gaza. “Il governo Sanchez ha un pregiudizio anti-israeliano così palese da aver perso ogni capacità di essere un attore utile nell’attuazione del piano di pace del presidente Trump e nel centro CMCC che opera nell’ambito di tale piano”, ha dichiarato Sa’ar. La Spagna è stata formalmente informata della decisione, ha affermato il Ministero degli Esteri, aggiungendo che anche gli Stati Uniti erano stati informati in anticipo.

Vance in partenza per Islamabad: “Credo che i negoziati saranno positivi”

“Non vediamo l’ora che inizino i negoziati. Credo che saranno positivi”. Lo ha detto il vicepresidente statunitense Jd Vance, parlando ai giornalisti prima della partenza per Islamabad, dovre prenderà parte ai negoziati come membro della delegazione americana. “Se gli iraniani sono disposti a negoziare in buona fede e a tendere una mano, è un conto. Se invece cercheranno di prenderci in giro, scopriranno che la nostra delegazione non è poi così disponibile – ha spiegato Vance – Il Presidente ci ha fornito delle linee guida piuttosto chiare, e vedremo come andrà”.

Vance: “Se Teheran è in buona fede pronti a tendere la mano”

Il vicepresidente Usa JD Vance è in partenza per il Pakistan per colloqui con l’Iran e ha detto ai giornalisti: “Penso che sarà positivo”. “Come ha detto il presidente degli Stati Uniti, se gli iraniani sono disposti a negoziare in buona fede, noi siamo certamente disposti a tendere la mano. Se cercheranno di prenderci in giro, scopriranno che la squadra negoziale non è così ricettiva”. Il presidente “ci ha dato delle linee guida piuttosto chiare”.

Segretario Hezbollah: “Il governo cessi le concessioni gratuite a Israele”

Il leader di Hezbollah, Naim Qassem, ha esortato il governo libanese a cessare le “concessioni gratuite” a Israele, in vista dell’avvio dei negoziati tra i due governi previsto per la prossima settimana a Washington.

“Non accetteremo un ritorno alla situazione precedente e chiediamo ai funzionari di smettere di offrire concessioni gratuite”, ha affermato Qassem in un messaggio scritto trasmesso dall’emittente affiliata al partito, Al-Manar Tv. 

Papa: “Non è cristiano chi lancia le bombe” (2)

“Aiutateci” ha anche detto il Papa ai vescovi caldei di Baghdad riuniti a Roma per il loro sinodo che dovrà eleggere il loro nuovo Patriarca -, a ricordare che non saranno le azioni militari a creare spazi di libertà o tempi di pace, ma solo la paziente promozione della convivenza e del dialogo tra i popoli”. Leone ha anche raccomandato ai vertici della chiesa irachena, di “accompagnare i fedeli laici, provvedendoli di cure pastorali, perché si sentano incoraggiati, nonostante tutte le prove, a restare saldi nella fede e a rimanere nei loro territori. Questo è importante per tutta la Chiesa – ha sottolineato – , perché le regioni in cui è sorta la luce della fede non possono fare a meno dei cristiani, che stanno al Medio Oriente come le stelle al cielo. Si diradino le nubi che oscurano questa luce: i cristiani in tutto il Medio Oriente siano rispettati, non solo a parole: godano di vera libertà religiosa e di piena cittadinanza, senza essere trattati da ospiti o da cittadini di seconda classe!”.

Media: “Attacco di Hezbollah danneggia scuola vuota nel nord di Israele”

Un attacco di Hezbollah proveniente dal Libano ha danneggiato un edificio scolastico vuoto a Deir al-Asad, nella regione dell’Alta Galilea, nel nord di Israele. Lo riporta Haaretz. 

Ft: “Aeroporti Ue a rischio carburante se Stretto Hormuz non riapre entro tre settimane”

Il Financial Times, che ha visionato una lettere inviata dall’associazione Aci Europe al commissario europeo ai trasporti Apostolos Tzitzikostas, riporta che gli scali europei rischiano una carenza “sistemica” di carburante per aerei se lo Stretto di Hormuz non verrà completamente riaperto entro tre settimane. Le riserve di carburante per aerei si stanno esaurendo mentre “l’impatto delle attività militari” sta mettendo ulteriormente a dura prova le forniture

Aeroporti Ue a rischio carburante se Hormuz non riapre in 3 settimane

Aeroporti Ue a rischio carburante se Hormuz non riapre in 3 settimane

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Media: “Dubai limita voli internazionali fino 31 maggio”

Dubai ha imposto restrizioni ai voli internazionali fino al 31 maggio, una misura che colpisce in particolare le compagnie aeree indiane. Lo riferisce Reuters precisando che le limitazioni riguardano il numero di voli autorizzati verso l’emirato, con effetti diretti sui ricavi dei vettori stranieri e in particolare di quelli indiani, che rappresentano una quota significativa del traffico passeggeri verso l’hub del Golfo. Secondo fonti del settore citate dall’emittente britannica, le autorità di Dubai hanno comunicato le nuove disposizioni attraverso lettere inviate alle compagnie aeree, senza tuttavia fornire indicazioni pubbliche dettagliate sulle motivazioni. Le compagnie indiane risultano tra le più penalizzate, considerando che l’India è stata nel 2025 il principale mercato di origine dei passeggeri per l’aeroporto internazionale di Dubai. Un’associazione di vettori ha chiesto misure reciproche, sollecitando le autorità indiane a valutare eventuali restrizioni nei confronti delle compagnie emiratine.

Teheran: “Base dei colloqui è la nostra proposta in 10 punti”

La base dei colloqui tra Washington e Teheran sono i dieci punti della proposta presentata dall’Iran. Lo ha ribadito il viceministro degli Esteri iraniano Takht-Ravanchi a Press Tv, ribadendo che il suo Paese sostiene la diplomazia e il dialogo, ma respinge i negoziati “basati su informazioni errate” o “qualsiasi processo che possa aprire la strada a una nuova aggressione”. L’Iran non vuole un cessate il fuoco “che permetta all’aggressore di riarmarsi e colpire di nuovo” e sottolinea che “qualsiasi accordo deve includere garanzie per prevenire una ripresa delle ostilità”.

Il traffico a Hormuz resta basso nonostante la tregua con gli Usa

Il traffico navale nello Stretto di Hormuz resta limitato e sotto stretto controllo dopo l’annuncio di un cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, senza segnali di una ripresa significativa delle attivita’ commerciali, secondo un rapporto della societa’ di analisi marittima Windward. Il documento evidenzia che la tregua non ha portato a un ritorno alla normalità: le rotte commerciali standard risultano in gran parte inutilizzate e la situazione appare come una pausa controllata, con il controllo operativo ancora in vigore. L’8 aprile sono state tracciate solo cinque navi portarinfuse in uscita dallo stretto, tutte transitate attraverso un corridoio gestito dai Guardiani della rivoluzione iraniani, e non lungo le normali rotte commerciali. Movimenti limitati sono stati osservati anche il giorno successivo, prevalentemente con unità di piccole dimensioni o legate a operazioni iraniane. Tra i principali fattori che frenano la ripresa del traffico vi è l’aumento dei premi assicurativi per il rischio di guerra, che continua a scoraggiare il ritorno delle principali compagnie di navigazione. Secondo i dati, circa 3.200 navi restano bloccate a ovest dello stretto, tra cui quasi 800 petroliere e cargo. Il periodo tra l’8 e il 10 aprile è indicato come una fase di test: un eventuale aumento dei transiti senza incidenti potrebbe portare a una revisione del rischio da parte degli operatori. Una successiva finestra decisionale, tra l’11 e il 14 aprile, dipenderà dalla tenuta della tregua. Anche nello scenario più favorevole, lo smaltimento delle navi in attesa richiederà settimane, mentre il ritorno ai livelli normali del commercio globale potrebbe richiedere mesi.

Segretario Hezbollah: “Invasione di terra israeliana ha fallito”

Il segretario generale di Hezbollah, Naim Qassem, ha rivolto un messaggio alla nazione libanese all’indomani dell’annuncio di colloqui con Israele dalla settimana prossima. “Il nemico israeliano si è dimostrato incapace sul campo di battaglia contro i coraggiosi eroi della Resistenza e ha fallito nel suo tentativo di portare a termine l’invasione di terra che aveva ripetutamente annunciato”, ha detto Qassem.

“Il nemico, nella sua aggressione durata più di quaranta giorni, non è riuscito a impedire che razzi, missili e droni raggiungessero i suoi insediamenti, sia vicini che lontani, fino ad Haifa e oltre – ha aggiunto il segretario – Il nemico è stato colto di sorpresa dalle tattiche della Resistenza, dalla flessibilità dei movimenti dei combattenti, dalle loro capacità difensive e dal loro leggendario coraggio”. “La mobilitazione di centomila soldati israeliani non aiuterà il nemico a realizzare l’occupazione; al contrario, essi saranno ridotti a cadaveri e resti sparsi”, ha concluso Qassem.

Hezbollah al governo libanese: “Basta concessioni gratuite a Israele”

Il leader di Hezbollah, Naim Qassem, ha chiesto oggi al governo libanese di smettere di fare “concessioni gratuite” a Israele, in vista dell’inizio dei negoziati tra i due governi a Washington la prossima settimana. “Non accetteremo un ritorno alla situazione precedente e chiediamo ai funzionari di smettere di offrire concessioni gratuite”, ha dichiarato Qassem in un messaggio scritto trasmesso dall’emittente televisiva del partito, Al-Manar, nel quale ha anche denunciato la “sanguinosa criminalità di mercoledì”, quando gli attacchi israeliani hanno ucciso più di 300 persone in Libano. 

Papa: “Non è cristiano chi lancia le bombe”

“Siete segni di speranza in un mondo segnato da violenze assurde e disumane, che mosse dall’avidità e dall’odio, dilagano con ferocia proprio nelle terre che hanno visto sorgere la salvezza”, “profanate dalla blasfemia della guerra e dalla brutalità degli affari, senza riguardo per la vita della gente, ritenuta al massimo effetto collaterale dei propri interessi. Ma nessun interesse può valere la vita dei più deboli”, “aiutateci a proclamare chiaramente che Dio non benedice alcun conflitto” che “chi è cristiano non sta mai dalla parte di chi ieri impugnava la spada e oggi lancia le bombe”. Così il Papa ai vescovi di Baghdad. 

India: “Profondamente preoccupati dalle notizie di vittime civili in Libano”

L’India si è detta “profondamente preoccupata dalle notizie di un elevato numero di vittime civili in Libano” dopo gli attacchi delle truppe israeliane nel Paese. “Siamo profondamente preoccupati dalle notizie di un elevato numero di vittime civili in Libano. In quanto Paese che contribuisce con truppe all’Unifil e che ha a cuore la pace e la sicurezza del Libano, l’evolversi degli eventi è molto allarmante”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri indiano, Randhir Jaiswal, ripreso dall’Indian Express e altre testate. 

Israele: “La Spagna non potrà entrare al Centro di coordinamento per Gaza”

Il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, ha annunciato che alla Spagna non sarà consentita la partecipazione al Centro di coordinamento civile-militare di Kyriat Gat, centro strategico che sovrintende al cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. “Il governo Sanchez ha un pregiudizio anti-israeliano così palese da aver perso ogni capacità di essere un attore utile nell’attuazione del piano di pace del presidente Trump e all’interno del centro che opera nell’ambito di tale piano”, afferma Sa’ar. Il titolare degli Esteri di Tel Aviv ha aggiunto che la Spagna è stata formalmente informata della decisione, precisando che gli Stati Uniti, che guidano il Centro di Kyriat-Gat, erano stati avvertiti in anticipo del provvedimento. 

Israele: "La Spagna non potrà entrare al Centro di coordinamento per Gaza"

Teheran: “Il nostro piano in 10 punti concordato come base dei negoziati”

Il piano in 10 punti proposto dall’Iran è stato concordato come base per i negoziati: lo ha dichiarato il viceministro degli Esteri Majdi Takht Ravanchi alla vigilia dei colloqui domani a Islamabad tra Usa e Iran. Lo riporta Iran International. “Abbiamo sempre accolto con favore la diplomazia, ma non i colloqui basati su false informazioni volte all’inganno”, ha affermato, aggiungendo che Teheran non appoggia un cessate il fuoco che consenta all’avversario di riarmarsi e riprendere gli attacchi. 

Media: “A Beirut uccisi anche pasdaran, erano lì per coordinare attacchi”

Diversi membri delle Guardie Rivoluzionarie iraniane sono rimasti uccisi nei recenti raid israeliani su Beirut. Lo afferma, citata da Iran International, l’emittente libanese Mtv che lo ha appreso da fonti informate. Il servizio giornalistico afferma che i deceduti operavano in Libano ed erano responsabili della supervisione delle operazioni di Hezbollah durante i raid su larga scala dell’8 aprile. 

Barrot: “Non deve pagare frustrazione Israele per tregua”

Il Libano non deve pagare il prezzo della frustrazione di Israele per il cessate il fuoco raggiunto tra Stati Uniti e Israele. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri francese Jean Noel Barrot in un’intervista al quotidiano francese La Croix, nel condannare “con la massima fermezza” i massicci attacchi mortali contro il Libano dell’8 aprile, affermando che il Paese non deve pagare il prezzo della frustrazione di Israele per il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Israele. Per il capo della diplomazia francesi, questi attacchi sono “tanto più intollerabili in quanto minano il cessate il fuoco temporaneo” tra Teheran e Washington. Barrot ha anche esortato l’Iran a “cessare di terrorizzare Israele attraverso Hezbollah, che a sua volta deve consegnare le armi allo Stato libanese”, argomentando che “il Libano non dovrebbe essere il capro espiatorio di un governo israeliano irritato da un cessate il fuoco a cui si oppone”. “La distruzione sistematica del Libano non porterà alla distruzione di Hezbollah. Al contrario, lo rafforzera'”, ha avvertito il ministro francese. 

Financial Times: aeroporti “a secco” se Hormuz non riapre in 3 settimane

Gli aeroporti europei rischiano una carenza “sistemica” di carburante per aerei se lo Stretto di Hormuz non verrà completamente riaperto entro tre settimane, ha avvertito il settore. Lo riporta il Financial Times. ACI Europe, che rappresenta gli aeroporti dell’UE, ha dichiarato che le riserve di carburante per aerei si stanno esaurendo, mentre “l’impatto delle attivita’ militari sulla domanda” sta ulteriormente mettendo a dura prova le forniture. In una lettera visionata dal Financial Times, l’associazione ha avvertito il commissario europeo per i trasporti, Apostolos Tzitzikostas, delle “crescenti preoccupazioni del settore aeroportuale in merito alla disponibilità di carburante per aerei, nonché della necessità di un monitoraggio e di un’azione proattiva da parte dell’UE”. Se il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz “non riprendera’ in modo significativo e stabile entro le prossime tre settimane, una carenza sistemica di carburante per aerei diventerà realtà per l’UE”, si legge nella lettera. Nel testo si aggiunge che l’avvicinarsi dell’alta stagione estiva, “quando il trasporto aereo è fondamentale per l’intero ecosistema turistico da cui dipendono molte economie” della Ue, ha intensificato queste preoccupazioni.

Oms: “Rassicurazioni ospedali Beirut non saranno colpiti”

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha dichiarato di aver ricevuto rassicurazioni sul fatto che due ospedali di Beirut situati nel distretto di Jnah, interessato da un ordine di evacuazione dell’esercito israeliano, non saranno bersaglio di attacchi. Si tratta dell’ospedale universitario pubblico Rafic Hariri e dell’ospedale al-Zahraa, I circa 450 pazienti ricoverati presso il Rafic Hariri e l’ospedale al-Zahraa, di cui 40 in terapia intensiva, non sono stati evacuati “perché non era fattibile”, ha affermato Abdinasir Abubakar, rappresentante dell’Oms in Libano. Il direttore generale dell’Oms aveva precedentemente chiesto a Israele di revocare l’ordine di evacuazione per il distretto di Jnah. “Abbiamo ricevuto rassicurazioni, in particolare dal Comitato Internazionale della Croce Rossa (Cicr), sul fatto che l’ospedale non sarà preso di mira”, ha dichiarato Mohammad Zaatari, direttore dell’ospedale Rafic Hariri. Ha confermato all’Afp che il suo ospedale, la più grande struttura medica pubblica del Libano, non sarebbe stato evacuato.

Starmer: “Ho discusso con Trump anche opzioni militari per Hormuz”

Il primo ministro britannico Keir Starmer ha dichiarato di aver discusso di “opzioni militari” per rendere nuovamente navigabile lo Stretto di Hormuz nel corso di una telefonata di ieri sera col presidente americano Donald Trump. “Stiamo mettendo insieme una coalizione di Paesi, lavorando a un piano politico e diplomatico, ma anche valutando le capacità militari e la logistica per il transito effettivo delle navi attraverso lo Stretto”, ha dichiarato Starmer, che si trova in visita in Qatar. 

Hezbollah: “Avanti fino a stop aggressione Israele-Usa”

Decine di razzi lanciati dal sud del Libano hanno preso di mira diversi insediamenti israeliani nelle ultime ore, in particolare nella Galilea. Gli attacchi che finora hanno colpito Kiryat Shmona, Metula, Misgav Am e Avivim sono stati rivendicati da Hezbollah. In una dichiarazione diffusa sul canale Telegram, il gruppo armato sciita pro-Iran ha promesso che “questi attacchi continueranno finché non cesserà l’aggressione israelo-americana contro il Paese e il suo popolo”. Hezbollah ha sottolineato che si tratta di una “risposta” alla violazione da parte di Israele dell’accordo di cessate il fuoco mediato dal Pakistan, raggiunto da Usa e Iran. Hezbollah ha affermato, inoltre, di aver colpito con un suo missile “un gruppo di soldati nemici israeliani a est del centro di detenzione di Khiam”, nel Libano meridionale.

Ue: “Garantire libertà di navigazione, Paesi del Golfo strategici”

“La libertà di navigazione deve essere garantita in linea con il diritto internazionale”. Lo afferma il portavoce della Commissione europea Anouar El Anouni nel corso del briefing giornaliero con la stampa, reiterando la dimensione “strategica” del partenariato tra Ue e i Paesi del Golfo, evidenziata dalla recente visita dell’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti, unita “all’intensa attività ministeriale” dall’inizio della crisi e “all’attività del nostro Rappresentante speciale dell’Ue per il Golfo, Luigi Di Maio”.

Libano, Ue: “Bene colloqui con Israele. Diplomazia unica via”

L’Unione europea ha commentato positivamente la prospettiva di colloqui diretti tra Israele e Libano. “Come Ue, accogliamo con favore l’annuncio israeliano sull’avvio di colloqui di pace con il Libano, che di per sé rappresenta uno sviluppo positivo”, ha dichiarato il portavoce della commissione europea per gli Affari esteri, Anouar El Anouni, nel briefing quotidiano con la stampa. “Attendiamo con interesse l’inizio concreto dei colloqui e i loro esiti. La diplomazia rimane l’unica via percorribile e tutte le parti devono impegnarsi seriamente e in buona fede per raggiungere una soluzione globale in linea con le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”, ha aggiunto il portavoce Ue. “Per quanto riguarda la situazione in Libano, chiediamo l’immediata cessazione degli attacchi, che hanno già causato gravi danni a civili e infrastrutture civili”, ha poi aggiunto. “E’ evidente che tutte le parti debbano rispettare pienamente il diritto internazionale umanitario, garantendo la protezione dei civili, delle infrastrutture civili, dei caschi blu delle Nazioni Unite, in particolare della missione Unifil, e del personale umanitario. In quanto Ue siamo pronti a intensificare e mobilitare tutti i nostri sforzi diplomatici verso questo obiettivo, in stretta collaborazione con i nostri partner internazionali”, ha concluso.

Beirut ribadisce: “Colloqui con Israele solo dopo il cessate il fuoco”

Un alto funzionario dell’ufficio del presidente libanese ha confermato alla Bbc che il Libano parteciperà ai negoziati diretti con Israele la prossima settimana solo se, e soltanto se, verrà prima raggiunto un cessate il fuoco. La data e l’ora della riunione non sono ancora state stabilite. 

Professori di pediatria: “Israele e Usa violano i diritti dell’infanzia”

I professori ordinari di pediatria italiani si scagliano contro la guerra in atto in Medio Oriente. “Il nostro ruolo di medici dell’infanzia ci impone di prendere posizione di fronte a una tragedia umanitaria che colpisce in modo inaccettabile i bambini”. In un comunicato, i docenti criticano le operazioni militari condotte dal governo israeliano, “sostenute politicamente e militarmente dagli Stati Uniti”, colpevoli di produrre “effetti devastanti sulla popolazione civile”. A fare le spese del conflitto in Medio Oriente sono soprattutto i più piccoli. “Le evidenze parlano di un numero altissimo di vittime in età pediatrica, di ospedali colpiti, di sistemi sanitari messi in ginocchio”, una “violazione sistemica dei diritti dell’infanzia e del diritto internazionale”. In quanto “testimoni della vulnerabilità e del valore assoluto della vita dei bambini”, gli ordinari affermano che “rendere inaccessibili le cure mediche, impedire l’arrivo di aiuti essenziali, esporre i bambini a fame, sete e traumi estremi rappresenta una responsabilità ingiustificabile”. Ritenendo “inaccettabile” ogni narrazione che “normalizzi la distruzione di vite infantili”, i professori chiedono un “cessate il fuoco immediato, la piena protezione dei civili e il ripristino immediato dell’accesso alle cure, all’acqua e ai beni essenziali”.

MarineTraffic: “Dal cessate il fuoco 15 navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz”

Un totale di 15 navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz da quando, martedì sera, è stato annunciato un cessate il fuoco di due settimane nella guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. E’ quanto risulta dai dati del sito web di monitoraggio MarineTraffic citati da Bbc Verify, la sezione di fact checking  dell’emittente inglese. Il dato si confronta con una media di quasi 140 navi al giorno prima dello scoppio del conflitto. Delle 15 navi transitate, quattro sono petroliere che trasportavano petrolio, gas o prodotti chimici. Le restanti sono navi portacontainer di vario tipo. La chiusura di fatto dello stretto da parte dell’Iran, avvenuta dopo l’inizio del conflitto cinque settimane fa, ha lasciato bloccate nel Golfo quasi 800 navi, la maggior parte delle quali cariche di merci, secondo gli analisti marittimi di Lloyd’s List. 

Idf, ucciso comandante artiglieria Nasr di Hezbollah

Le forze di difesa israeliane (Idf) hanno riferito di aver eliminato il comandante dell’artiglieria dell’Unità Nasr di Hezbollah, Ali Kamel Aber Alhassan. Lo ha annunciato il portavoce delle Idf, dopo aver dichiarato che l’esercito israeliano ha eliminato più di 40 terroristi del gruppo armato sciita pro Iran nel corso dell’ultima settimana. La stessa fonte ha aggiunto che sono stati distrutti piu’ di 200 lanciarazzi appartenenti all’organizzazione terroristica in Libano e che sono stati eliminati oltre 250 membri del suo corpo di artiglieria, tra cui 15 comandanti di vari settori.

Idf: “Siamo in stato di guerra con Hezbollah, non in cessate il fuoco”

Le Idf “sono in stato di guerra” contro Hezbollah in Libano, “non in cessate il fuoco”. Lo ha affermato il capo di Stato maggiore dell’Esercito israeliano, il generale Eyal Zamir, durante una visita ieri alla periferia di Bint Jbeil, dove sono in corso i combattimenti con i militanti del ‘Partito di Dio, e precisando: Continuiamo a combattere qui in questo settore, questa è la nostra zona di combattimento primaria”.

“In Iran – ha poi aggiunto in un video diffuso questa mattina – siamo in cessate il fuoco, e possiamo tornare a combattere lì in qualsiasi momento, e in modo molto potente”.

Ripresi collegamenti ferroviari Teheran-Mashhad

La linea ferroviaria Teheran-Mashhad è stata riaperta. Lo ha riferito la televisione iraniana citando l’ufficio relazioni pubbliche delle Ferrovie. I collegamenti erano stati interrotti prima della scadenza dell’ultimatum dato dal presidente americano Donald Trump, nel timore di attacchi alle infrastrutture.

Mezzaluna Rossa: “In Iran oltre 125 mila siti civili danneggiati”

Pirhossein Kolivand, capo della Mezzaluna Rossa iraniana, ha dichiarato che un totale di 125.630 siti civili sono stati colpiti in tutto il paese negli attacchi israelo-americani contro l’Iran, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Irna. Secondo Kolivand, 23.500 dei siti danneggiati sono centri commerciali e uffici, mentre 339 sono strutture sanitarie, tra cui ospedali, farmacie, laboratori, centri medici e pronto soccorso. 

Berlino: “Contatti con Iran per sostenere il processo diplomatico”

“Non abbiamo mai chiuso le relazioni con l’Iran, ma avevamo interrotto le comunicazioni. Ora ci saranno colloqui diretti per chiarire le nostre posizioni, e il nostro interesse è che la fine della guerra arrivi il più presto possibile”. Lo ha detto il portavoce del cancelliere tedesco Sebastian Hille, in conferenza stampa a Berlino, rispondendo alle domande sulla circostanza che Friedrich Merz ha annunciato la ripresa delle comunicazioni della Germania con Teheran. “Si vede come la situazione sia volatile e perciò è molto importante che il processo venga accompagnato diplomaticamente”, ha continuato, sottolineando che “c’è un lungo percorso da affrontare”. 

Iran: “Khamenei ha posto come condizione che Ghalibaf guidi i negoziati con gli Usa”

Il vicepresidente del Parlamento iraniano Mahmoud Nabavian ha affermato che Mojtaba Khamenei ha posto come condizione che il presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, guidasse i negoziati con gli Stati Uniti. Lo riferisce Iran International. Nabavian ha dichiarato: “Le nostre condizioni sono state comunicate alla parte pakistana… e ci hanno detto che Trump le ha accettate”, aggiungendo che la decisione di un cessate il fuoco e dei colloqui è stata presa dalla leadership iraniana. 

Idf colpirà ambulanze usate da Hezbollah, Sos ospedali

L’esercito israeliano minaccia di colpire le ambulanze in Libano, accusando Hezbollah di farne un “ampio uso militare”, mentre gli ospedali di Beirut sono sommersi di feriti da curare. In un post su X, il portavoce militare israeliano Avichay Adraee ha affermato che Israele agirà in conformità con il diritto internazionale contro qualsiasi attività militare condotta da Hezbollah, incluso l’uso di strutture mediche e ambulanze. Tuttavia l’esercito israeliano non ha fornito alcuna prova a sostegno di tale affermazione. La minaccia è giunta mentre arriva un SOS dagli ospedali di Beirut, in grande difficoltà per l’alto numero di feriti da assistere dopo i massicci attacchi israeliani dell’8 aprile. I medici degli ospedali della capitale libanese avvertono di un peggioramento della crisi, con la carenza di forniture essenziali mentre i raid israeliani devastano Beirut e le aree circostanti. Due giorni fa, centinaia di persone si sono precipitate all’ospedale dell’Università Americana di Beirut dopo che le forze israeliane hanno bombardato oltre 100 obiettivi in tutto il Paese in dieci minuti, nonostante l’accordo di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. “In meno di un’ora abbiamo ricevuto circa 76 feriti. Purtroppo, sei non ce l’hanno fatta”, ha dichiarato ad Al Jazeera Salah Zeineldine, primario dell’ospedale, mentre la struttura diventava un “punto di riferimento” per le vittime dei raid dell’Idf. Zeineldine ha sottolineato che molti dei pazienti in condizioni critiche all’ospedale sono bambini. Il più grande aveva 12 anni, mentre i due pazienti ricoverati direttamente in terapia intensiva sono neonati: uno di pochi mesi e l’altro di poche settimane. Il bilancio delle vittime degli attacchi israeliani in Libano di mercoledì è salito a 303 morti e 1.150 feriti, secondo gli ultimi dati diffusi nelle scorse ore dal ministero della Salute libanese.

Alla consolle del war game di Trump

Non sappiamo se tra due settimane o già in questo weekend – Donald Trump, si sa, bombarda a prescindere da tregue e trattative – l’Iran sarà riportato all’età della pietra. Il capo dell’Amministrazione americana, assiso alla consolle del war game, col Cristo sempre in bocca nei suoi discorsi e l’arma sempre pronta, pregusta di spegnere la civiltà di Zoroastro e di Hosseyn.

Alla consolle del war game di Trump

Alla consolle del war game di Trump

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Un Women: “Sempre più donne vittime dell’escalation del conflitto in Medio Oriente”

“Chiediamo la de-escalation del conflitto in Medio oriente, la protezione di tutti i civili, l’accesso umanitario senza impedimenti, azioni umanitarie sensibili al genere, e che la tregua di due settimane in Iran diventi la base per una pace giusta, duratura e completa per tutte le donne e le ragazze della regione”. E’ quanto dichiara Un Women, l’agenzia delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere dopo gli attacchi  israeliani in tutto il Libano, che hanno ucciso e ferito centinaia di persone solo questa settimana, comprese donne e ragazze. Un Women  chiede “una pace duratura e giusta nella regione,  che tuteli i diritti, la sicurezza e la dignità di tutte le donne e ragazze” . “Dal  28 febbraio, quando un bombardamento ha colpito la scuola primaria a Minab e ucciso 168 ragazze,  centinaia di altre donne sarebbero state uccise in tutta la regione – dice l’agenzia Onu – In Iran sarebbero state uccise 204 donne; mentre in Libano, 102 donne sarebbero state uccise prima del bombardamento dello scorso 8 aprile”.  “Donne e ragazze sarebbero state uccise anche in Bahrain, Iraq, Israele, Kuwait, nei territori palestinesi occupati e negli Emirati Arabi Uniti. Milioni sono state inoltre costrette a fuggire dalle loro case, tra cui si stima fino a 1,6 milioni in Iran e 620.000 in Libano. Lo sfollamento le sta esponendo a rischi gravi, per le situazioni di sovraffollamento, insicurezza e mancanza di assistenza sanitaria. La distruzione delle infrastrutture civili nella regione sta ulteriormente limitando l’accesso a rifugi sicuri, acqua potabile e servizi essenziali.. Inoltre, l’insicurezza alimentare è diventata un problema sempre più urgente dovuto alla volatilità dei prezzi, alle catene di approvvigionamento interrotte e al calo del potere d’acquisto in una regione fortemente dipendente dalle importazioni”.

Libano, Unicef: “600 bambini morti e feriti da inizio guerra”

Quasi 600 bambini sono stati uccisi o feriti in Libano dallo scoppio dell’ultima guerra tra Israele e Hezbollah, il 2 marzo. Lo riporta l’Unicef spiegando che nei soli raid israeliani condotti mercoledì più di 30 bambini sono stati uccisi e quasi 150 sono rimasti feriti.

In una nota, l’Unicef ha affermato che sta ricevendo segnalazioni di bambini estratti dalle macerie, mentre altri risultano dispersi e separati dalle loro famiglie. Molti stanno vivendo un trauma, avendo perso i propri cari, le proprie case e qualsiasi senso di sicurezza, prosegue l’Unicef. In tutto il Libano oltre un milione di persone sono state sfollate, tra cui circa 390mila bambini, molti per la seconda, terza o addirittura quarta volta. ”Il diritto internazionale umanitario è chiaro: i civili, compresi i bambini, devono essere protetti in ogni momento”, sottolinea l’Unicef.

Da Suez a Hormuz, l’importanza globale degli stretti

Secondo il quotidiano statunitense The New York Times il cessate il fuoco di due settimane siglato il 7 aprile tra Stati Uniti e Iran rappresenta un “colpo” alla credibilità di Washington. Ad oggi infatti Teheran sembra mantenere il controllo sullo stretto di Hormuz, strategico per i traffici commerciali globali, mentre lo smantellamento dell’arsenale nucleare e del programma missilistico iraniano restano temi “irrisolti”.

Il quotidiano ha raccolto l’opinione di diversi esperti in relazioni internazionali sulla percezione di “sconfitta” americana nel conflitto aperto il 28 febbraio scorso e se ci siano analogie con quella del Regno Unito nel 1956, quando il fallito tentativo di forzare l’apertura del Canale di Suez contribuì ad accrescere la percezione secondo cui Londra stesse perdendo il ruolo di potenza globale.

Da Suez a Hormuz, l’importanza globale degli stretti

Da Suez a Hormuz, l’importanza globale degli stretti

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Media, missile dal Libano causa black out nel nord di Israele

Un missile lanciato dal Libano ha colpito una linea elettrica a Metula, nel nord di Israele, causando un’interruzione di corrente, ha dichiarato un funzionario locale. L’esercito israeliano ha affermato che 25 razzi sono stati lanciati dal Libano verso il nord di Israele dalla mezzanotte. Lo riporta Haaretz. 

Tajani: “Il governo in prima linea per la de-escalation in Medio Oriente”

“Il quadro internazionale è particolarmente complesso. Le guerre in Medio Oriente e in Ucraina, le tensioni commerciali e gli shock economico-finanziari che ne stanno derivando, sono una sfida molto gravosa per il Paese, per le famiglie e le imprese. La nostra priorità è sostenere le famiglie e le imprese esposte al rincaro del prezzo dell’energia”. Lo afferma il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in un messaggio inviato all’evento “Le Competenze come motore di innovazione e identità” promosso dalla Made in Italy Community fondata da Roberto Santori. Tajani sottolinea che “il governo è in prima linea nell’impegno internazionale per favorire la de-escalation e ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”. 

Tajani

©Ansa

Libano, Idf: “Colpiremo le ambulanze, sono usate da Hezbollah”

Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno minacciato di prendere di mira le ambulanze in Libano, sostenendo che sono ”ampiamente utilizzate” da Hezbollah ”per scopi militari”. Con un post su ‘X’, il portavoce in lingua araba delle Idf, Avichay Adraee, ha dichiarato che Israele agirà in conformità con il diritto internazionale contro qualsiasi attività militare condotta da Hezbollah, compreso l’utilizzo di strutture mediche e ambulanze. Le Idrf non hanno fornito prove della loro tesi.

Preoccupazione di Barrot e dell’omologo pachistano per il Libano

Il ministro degli Esteri pachistano, Mohammad Ishaq Dar, e il capo della diplomazia francese, Jean-Noël Barrot, “hanno espresso preoccupazione per le gravi violazioni del cessate il fuoco in Libano e hanno sottolineato l’importanza dell’attuazione completa e del rispetto del cessate il fuoco” nel corso di un colloquio telefonico. Ad annunciarlo è stato il ministero degli Esteri pachistano su X. 

Barrot, si legge nel post, “si è congratulato con il Pakistan per il ruolo avuto nel raggiungimento dell’accordo iniziale di cessate il fuoco e ha espresso il suo sostegno agli sforzi continui del Pakistan in favore di un percorso diplomatico verso una pace e una stabilità durature nella regione”. 

Teheran: “Non partecipiamo a negoziati se continuano raid in Libano”

L’Iran non parteciperà ai negoziati in Pakistan senza che venga rispettato un cessate il fuoco “su tutti i fronti”, compreso il Libano. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran Esmaeil Baghaei ponendo una condizione per i colloqui con gli Stati Uniti a Islamabad per la pace in Medio Oriente. “Il governo pakistano ha invitato entrambe le parti a recarsi a Islamabad per tenere questi colloqui, che sono attualmente in fase di revisione e pianificazione”, ha dichiarato Baghaei, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa statale Tasnim.

“Tuttavia, lo svolgimento di questi colloqui è indubbiamente subordinato all’ottenimento di garanzie che gli Stati Uniti rispetteranno i propri obblighi di cessate il fuoco su tutti i fronti”. ha aggiunto. “Gli Stati Uniti sono impegnati a porre fine alla guerra su tutti i fronti, compreso quello in Libano, e qualsiasi azione o posizione contraria a questo impegno costituirebbe una violazione degli impegni assunti dagli Stati Uniti”, ha sottolineato.

Madrid esorta l’Iran a partecipare “in buona fede” ai negoziati di pace

Il ministro spagnolo degli Esteri, José Manuel Albares, ha esortato Iran a partecipare “in buona fede” ai colloqui con gli Stati Uniti, domani in Pakistan, per porre fine al conflitto in Medio Oriente, dopo che il regime degli Ayatollah ha minacciato di disertarli, se non sarà incluso il Libano nell’accordo di cessate il fuoco. “Esorto Iran a partecipare, ma naturalmente il Libano deve essere incluso” nei negoziati, ha affermato Albares in dichiarazioni ai cronisti al suo arrivo oggi al Senato per riferire sulla guerra nella regione e sull’accordo su Gibilterra nella post-Brexit, come ha già fatto ieri al Congresso. Albares ha insistito sul fatto che Teheran debba prendere parte ai negoziati per ottenere che “il cessate il fuoco sia permanente”. Ma ha segnalato che, nella fragile tregua di due settimane raggiunta mercoledì fra Stati Uniti e Iran, il fatto che Israele continui a bombardare il Libano significa che “non vuole dare neanche un secondo di speranza, non vuole dare una tregua né pace”. Il capo della diplomazia spagnola ha inoltre escluso che la Nato possa partecipare a un’operazione militare per riaprire lo stretto di Ormuz, controllato dall’Iran, alla quale ha aperto ieri il segretario generale dell’Alleanza atlantica, Mark Rutte. “La Nato non ha alcuna partecipazione in questa guerra. Noi alleati non siamo stati né informati né consultati” da Rutte, ha rilevato Albares. “Il Medio Oriente non è nel raggio di azione della Nato e, pertanto, non solo noi, ma molti alleati si sono pronunciati nello stesso senso: la Nato non parteciperà a questa guerra”, ha insistito il ministro spagnolo. 

Trump: “Gestione pessima a Hormuz, non è questo l’accordo”. VIDEO

Pezeshkian: “Apprezziamo le critiche della Turchia agli attacchi contro l’Iran”

“Apprezziamo l’atteggiamento della Turchia nel condannare i brutali attacchi contro l’Iran e, in particolare, la notevole solidarietà della nazione turca nei confronti dell’Iran”. Lo ha affermato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, come riferisce l’agenzia turca Anadolu, mentre ieri sera aveva avuto un colloquio telefonico con Recep Tayyip Erdogan dove il leader turco aveva affermato che i colloqui in Pakistan tra Iran e Stati Uniti dovrebbero essere utilizzati per raggiungere una pace duratura. Dopo l’inizio della guerra di Stati Uniti e Israele contro la Repubblica islamica, Pezeshkian aveva già una volta espresso apprezzamento per delle dichiarazioni del presidente turco Recep Tayyip Erdogan critiche nei confronti del premier israeliano Benjamin Netanyahu. Il leader turco ha più volte contestato il governo di Israele durante la guerra e nello stesso tempo ha criticato anche gli attacchi di Teheran contro i Paesi del Golfo. Da quando è iniziato il conflitto, il ministero della Difesa turco ha dichiarato che quattro missili dall’Iran diretti verso lo spazio aereo turco sono stati intercettati dal sistema difensivo della Nato, mentre Teheran ha sempre negato di avere colpito la Turchia.

Tasnim: “Notizia dell’arrivo della delegazione iraniana a Islamabad è falsa”

“Le notizie diffuse da alcuni media secondo cui la squadra negoziale iraniana sarebbe arrivata a Islamabad, in Pakistan, per trattare con gli americani, sono completamente false”. Lo ha dichiarato una fonte informata all’agenzia iraniana Tasnim. La fonte ha al contempo sottolineato che, finché gli Stati Uniti non rispetteranno l’impegno preso per il cessate il fuoco in Libano e il regime sionista continuerà i suoi attacchi, i negoziati rimarranno sospesi.

In precedenza, il Wall Street Journal aveva riferito che la delegazione iraniana era arrivata nella capitale pakistana e che era formata dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi. 

Ue: “Bene la tregua, ora strategia per la pace in tutto il Medio Oriente”

L’Ue “accoglie con favore” il cessate il fuoco tra Stati Uniti ed Iran, chiede “l’immediata cessazione delle ostilità in Libano” e invita a “elaborare una strategia globale per una pace duratura in tutto il Medio Oriente”. E’ quanto afferma una dichiarazione dell’Alta rappresentante per la politica estera Kaja Kallas a nome dei 27, in cui si invita anche a garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz “in conformità con il diritto internazionale”. “L’Unione europea accoglie con favore il cessate il fuoco concordato dagli Stati Uniti e dall’Iran – afferma la dichiarazione dell’Alta rappresentante -. Esprimiamo apprezzamento per il Pakistan e per gli altri partner regionali per la loro mediazione, che ha contribuito a questo esito positivo. Invitiamo tutte le parti coinvolte a rispettare pienamente il cessate il fuoco in tutta la regione, a cessare tutte le operazioni militari e a garantire pienamente la libertà di navigazione nonché il passaggio libero e sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz, in conformità con il diritto internazionale, come riflesso nella Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare”. “Chiediamo inoltre – prosegue – un’immediata cessazione delle ostilità in Libano, che stanno avendo un pesante impatto sulla popolazione civile. Tutte le parti devono rispettare il diritto internazionale umanitario e proteggere i civili e le infrastrutture civili, i peacekeeper delle Nazioni Unite e il personale umanitario. La diplomazia è fondamentale per risolvere tutte le questioni ancora in sospeso. Le parti dovrebbero continuare a impegnarsi in buona fede negli sforzi per raggiungere un accordo sostenibile su tutte le aree di preoccupazione”. 

   “È ora il momento di elaborare una strategia globale per una pace duratura in tutto il Medio Oriente – conclude -. L’Unione europea contribuirà a tutti gli sforzi diplomatici in questo ambito, tenendo conto dell’insieme dei propri interessi e delle proprie preoccupazioni, in coordinamento con i partner”. 

Iran, media: “Delegazione iraniana arrivata in Pakistan”

La delegazione iraniana è arrivata a Islamabad in vista dei negoziati per il cessate il fuoco con gli Stati Uniti, che dovrebbero iniziare domani. Lo riferisce il Wall Street Journal, secondo cui la rappresentanza è guidata dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf. La delegazione di Washington sarà guidata dal vicepresidente JD Vance.

Trump: “Pedaggi a petroliere per attraversare lo Stretto di Hormuz? Farebbero meglio a non farlo”

Donald Trump ha messo in guardia l’Iran dall’imporre pedaggi alle navi che desiderano attraversare lo Stretto di Hormuz. Come riferisce l’Afp, il presidente statunitense ha dichiarato in un messaggio sulla sua piattaforma Truth Social di aver ricevuto “segnalazioni secondo cui l’Iran starebbe imponendo pedaggi alle petroliere che attraversano lo Stretto di Hormuz. Farebbero meglio a non farlo e se lo stanno facendo farebbero meglio a smettere subito!”, ha aggiunto Trump nel secondo giorno del fragile cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran.

Esercito Australia: “Siamo in grado di schierare una nave a Hormuz”

L’Australia è pienamente in grado di dispiegare una nave militare nello stretto di Hormuz per assicurare il passaggio sicuro di spedizioni vitali di carburanti e di fertilizzanti. Lo assicura il comandante delle forze di difesa australiane, ammiraglio capo Davis Johnston. Il governo potrebbe “assolutamente dispiegare” una nave nella regione se fosse considerata una priorità.

   “Non ho alcuna esitazione nella nostra capacità di operare con un ruolo nello stretto di Hormuz, ma una questione altrettanto importante è: quali sono le nostre priorità? Siamo consapevoli che gli Stati Uniti hanno dispegato una capacità militare enorme nel Golfo e nella regione. Questo è un momento importante per essere presenti nell’Indo-Pacifico per mantenere al sicuro il contesto regionale, ma la questione importante è: quali sono le nostre priorità?” ha aggiunto il comandante. “Questo è per noi un periodo importante per essere presenti nell’Indo-Pacifico per la sicurezza regionale”. Il governo di Canberra non ha reso noto se ha ricevuto da Washington richieste dirette di supporto nello stretto, mentre la guerra entra in un tenue cessate il fuoco di due settimane. Prima che iniziasse il cessate il fuoco, il presidente Trump ha detto di sentirsi tradito da alleati degli Stati Uniti, inclusa l’Australia, che hanno mancato di assistere nella guerra.

   Mentre il governo australiano non ha impegnato navi della marina nella regione, il primo ministro Anthony Albanese ha comunicato che il National Security Committee ha prolungato il dispiegamento di aerei di sorveglianza E-7A Wedgetail. 

Perché Netanyahu si oppone con tanta forza al cessate il fuoco?

Israele continua ad attaccare il Libano facendo schricchiolare così gli accordi tra Usa e Iran. Analizziamo le ragioni per le quali il premier israeliano sembra intenzionato a far saltare i negoziati.

Perché Netanyahu si oppone con tanta forza al cessate il fuoco?

Perché Netanyahu si oppone con tanta forza al cessate il fuoco?

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Libano, il capo dell’Idf: “Hezbollah in profondo stato di choc”

Il capo di stato maggiore dell’Idf, il tenente generale Eyal Zamir, ha affermato che Hezbollah è “in profondo stato di shock” e si è disperso dalle sue solite roccaforti nel quartiere di Dahiyeh, nella periferia sud di Beirut. La sua affermazione è giunta durante una visita a Bint Jbeil, nel Libano meridionale, dove l’Idf sta combattendo contro Hezbollah, il gruppo sciita libanese alleato di Teheran. Il tenente generale Zamir ha sottolineato che Hezbollah sta subendo pressioni su più fronti e ha sostenuto che è “isolato” a causa della riduzione del sostegno esterno. Le Forze di difesa israeliane hanno confermato che operazioni sono in corso nel Libano meridionale, con attacchi aerei e attività di terra volte a eliminare le minacce alle comunità israeliane di confine. Il capo di stato maggiore ha inoltre affermato che le forze israeliane hanno colpito obiettivi a Beirut e nella valle della Bekaa, nel Libano orientale. Ha sottolineato, infine, che l’obiettivo dell’esercito è quello di mantenere una zona cuscinetto tra Hezbollah e le comunità israeliane vicino al confine.

Iran, capo dell’Idf: “Possiamo tornare a combattere con grande forza”

“In Iran vige un cessate il fuoco, ma possiamo tornare a combattere in qualsiasi momento e con grande forza”: lo ha affermato il capo di stato maggiore delle Forze di difesa israeliane (Idf), il tenente generale Eyal Zamir, in un video diffuso stamattina dall’esercito israeliano. Le dichiarazioni di Zamir in merito al conflitto con l’Iran sono state pronunciate durante una sua visita a Bint Jbeil, nel Libano meridionale, dove l’Idf sta combattendo contro Hezbollah, il gruppo sciita libanese alleato di Teheran.

Libano, capo dell’Idf nel sud: “Qui per combattere, no alla tregua”

I media israeliani riferiscono che il capo di stato maggiore delle Forze di difesa israeliane (Idf) si trova nel Libano meridionale, definito “il settore di combattimento principale”. Sul posto, il tenente generale Eyal Zamir ha gia’ parlato con i comandanti alla periferia di Bint Jbeil, nel Libano meridionale. “Le Idf sono in stato di guerra. Non siamo in cessate il fuoco, continuiamo a combattere qui in questo settore, questo è il nostro settore di combattimento principale”, ha dichiarato Zamir. Il capo di stato maggiore dell’Idf ha affermato che “siamo ovunque. Così come siamo a Gaza, così come siamo in Siria, siamo anche qui in Libano”. 

Morto ex ministro degli Esteri dell’Iran, fu ferito dai raid del 1 aprile

L’ex ministro degli Esteri iraniano Kamal Kharazi è morto ieri a causa delle ferite riportate negli attacchi missilistici statunitensi-israeliani del 1° aprile, secondo quanto riportato dai media iraniani e israeliani. Kharazi, 81 anni, era a capo del Consiglio Strategico per le Relazioni Internazionali, parte del Ministero degli Esteri. Il diplomatico di lungo corso, “rimasto ferito in un attacco terroristico perpetrato dal nemico americano-sionista pochi giorni fa, è morto da martire questa sera”, riportano le agenzie Mehr e Isna su Telegram, riprese anche dal Times of Israel. Sua moglie è rimasta uccisa nell’attacco alla loro casa a Teheran, secondo quanto riportato dai media all’epoca. Kharazi è stato inviato iraniano alle Nazioni Unite a New York e successivamente ministro degli Esteri dal 1997 al 2005, sotto la presidenza riformista di Mohammad Khatami. 

Comando navale dei Pasdaran: “Nuova fase della gestione di Hormuz”

Il Comando Navale delle Guardie Rivoluzionarie ha annunciato che la gestione dello Stretto di Hormuz è entrata in una nuova fase. Lo ha riferito l’agenzia di stampa Tasnim, citando un comunicato pubblicato dal Comando Navale delle Guardie Rivoluzionarie: “In questi due giorni di silenzio militare, nemici e amici hanno compreso che la gestione dello Stretto di Hormuz è entrata in una nuova fase. Se Dio vuole, ringraziamo Dio”, recita la nota ufficiale. 

Hormuz

Kuwait: “Attaccati con droni nonostante il cessate il fuoco”

Il Kuwait accusa l’Iran e i suoi alleati di aver lanciato attacchi con droni durante la notte, nonostante il cessate il fuoco di due settimane. Lo ha comunicato ministero degli Esteri kuwaitiano, attraverso una nota diffusa dall’agenzia di stampa statale Kuna. Il ministero degli Esteri del Kuwait afferma che gli attacchi con i droni “hanno preso di mira alcune infrastrutture kuwaitiane vitali giovedì sera”. 

Nel frattempo, l’agenzia di stampa statale saudita, la Saudi Press Agency, citando un funzionario anonimo, ha confermato un recente attacco  che ha danneggiato il suo cruciale oleodotto Est-Ovest. Tale oleodotto trasporta il petrolio fino al Mar Rosso, evitando lo Stretto di Hormuz, che l’Iran continua a controllare nonostante la tregua nei combattimenti.

Libano, Idf: “Colpiti 10 lanciamissili usati per sparare contro Israele”

Le Forze di Difesa Israeliane hanno colpito nella notte dieci lanciamissili in Libano, dai quali Hezbollah aveva sparato contro Israele. Lo ha riferito il portavoce delle Idf.

Iran, il ministro pakistano cancella post in cui definiva Israele “maledizione per l’umanità”

Il ministro della Difesa pakistano Khawaja Asif ha cancellato un post su X in cui definiva Israele “una maledizione per l’umanità”. Il post pubblicato ieri ha scatenato proteste a Gerusalemme, che ha affermato che metteva in discussione la capacità del Pakistan di mediare tra Stati Uniti e Iran. Nel post, Asif aveva scritto che mentre “a Islamabad sono in corso colloqui di pace, in Libano si sta commettendo un genocidio. Cittadini innocenti vengono uccisi da Israele, prima a Gaza, poi in Iran e ora in Libano, e lo spargimento di sangue continua senza sosta. Spero e prego che coloro che hanno creato questo stato cancerogeno sulla terra palestinese per sbarazzarsi degli ebrei europei brucino all’inferno”.

Islamabad si blinda in vista dei colloqui di pace, 10 mila agenti in campo

La capitale del Pakistan è stata posta in stato di massima allerta in vista degli importanti colloqui di pace tra Stati Uniti e Iran, con le autorità che hanno schierato oltre 10.000 agenti delle forze dell’ordine e imposto severe restrizioni alla circolazione in tutta la città. È stato predisposto un piano di sicurezza a più livelli, supervisionato dall’esercito e supportato dai Pakistan Rangers, dalla polizia e dalle forze paramilitari, per proteggere le delegazioni in visita. Le misure prevedono l’impiego di circa 6.000 agenti della polizia di Islamabad, 3.000 agenti della polizia del Punjab e centinaia di agenti della polizia di frontiera, oltre a truppe dell’esercito e agenti della polizia stradale. Le autorità hanno sigillato tutte le vie di accesso alla ‘zona rossa’ di Islamabad, area ad alta sicurezza, e solo una è accessibile esclusivamente alle persone autorizzate. Sono stati predisposti percorsi speciali per i delegati in arrivo dall’aeroporto, con un protocollo ‘libro blu’ che garantisce rigide misure di protezione. Le truppe sono state dispiegate presso gli edifici chiave, con unità di pronto intervento dislocate in tutta la città e sulle colline di Margalla. Le restrizioni si estendono anche al traffico, con le principali arterie stradali chiuse o deviate durante gli spostamenti dei delegati. Le autorità hanno affermato che le misure mirano a garantire la massima sicurezza durante i colloqui di alto livello. 

Iran: notizia arrivo delegazione Teheran a Islamabad è falsa

Teheran nega la notizia diffusa da alcuni media, tra cui il Wall Street Journal, secondo cui la delegazione iraniana sarebbe arrivata a Islamabad in vista dei negoziati con gli Stati Uniti. “La notizia diffusa da alcuni media secondo cui la squadra negoziale iraniana sarebbe arrivata a Islamabad, in Pakistan, per negoziare con gli americani, è completamente falsa”, ha dichiarato una fonte ben informata all’agenzia di stampa Tasnim. La stessa fonte, non meglio identificata, ha sottolineato che “finche’ gli Stati Uniti non rispetteranno gli impegni presi per il cessate il fuoco in Libano e il regime sionista continuerà i suoi attacchi, i negoziati saranno sospesi”. La stessa linea è stata espressa ieri dal regime di Teheran.

Trump: “pessimo lavoro” in gestione petrolio a Hormuz

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che l’Iran sta facendo un “pessimo lavoro” nel consentire il passaggio del petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz. “Questo non è l’accordo che abbiamo!”, ha affermato Trump in un post su Truth Social.

Allerta antiaerea in tutto Israele all’alba

Allerta antiaerea in tutto Israele nelle prime ore di venerdì, comprese la zona commerciale di Tel Aviv e la città costiera meridionale di Ashdod, a seguito del lancio di razzi dal Libano riporta Afp. I continui scontri tra Israele e Hezbollah, sostenuto dall’Iran, stanno mettendo a dura prova la fragile tregua raggiunta tra Stati Uniti e Iran. Israele e Hezbollah si sono scambiati ripetutamente colpi di arma da fuoco giovedì. Il Comando del Fronte Interno dell’esercito israeliano ha emesso allerte per diverse aree dopo il lancio di razzi di venerdì, tra cui la zona di Tel Aviv e le comunità meridionali lontane dal confine con il Libano. Non ci sono state segnalazioni immediate di vittime, ma i media israeliani hanno riferito che i sistemi di difesa aerea hanno intercettato almeno un razzo in arrivo. Hezbollah ha pubblicato diverse dichiarazioni su Telegram affermando di aver lanciato tre ondate di attacchi missilistici e con droni nelle prime ore del mattino contro soldati israeliani su entrambi i lati del confine, nonché contro una città nel nord di Israele. 

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Il presidente americano tuona: “L’Iran sta gestendo in modo pessimo il transito del petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz. Questo non è l’accordo che abbiamo”. L’Iran al momento ha fatot sapere che consentirà il passaggio di non più di 15 navi al giorno. Alla vigilia dei colloqui di sabato a Islamabad tra Usa e Iran, il viceministro degli Esteri di Teheran Majdi Takht Ravanchi ha dichiarato che il piano in 10 punti proposto dall’Iran è stato concordato come base per i negoziati. Lo riporta Iran International. n

Intanto gli Usa chiedono ad Israele una de-escalation in Libano e il premier Netanyahu apre a negoziati con Beirut ma promette: “Nessuna tregua con Hezbollah”. A condannare i raid israeliani le cancellerie europee ma anche Mosca, Ankara e il Pakistan, che nel weekend ospita i colloqui tra la delegazione di Teheran e quella di Washington guidata da Vance. 

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I media israeliani riferiscono che il capo di stato maggiore delle Forze di difesa israeliane (Idf) si trova nel Libano meridionale, definito “il settore di combattimento principale”. Sul posto, il tenente generale Eyal Zamir ha già parlato con i comandanti alla periferia di Bint Jbeil, nel Libano meridionale. “Le Idf sono in stato di guerra. Non siamo in cessate il fuoco, continuiamo a combattere qui in questo settore”, ha detto.

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Gli approfondimenti:

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Per ricevere le notizie di Sky TG24:

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A riportarlo sono i media israeliani. Molti paesi europei, tra cui la Spagna, hanno una piccola presenza militare presso il CMCC. La mossa rappresenta l’ultima escalation nella disputa diplomatica tra i due Paesi, le cui relazioni sono fortemente tese dall’inizio della guerra di Gaza, scatenata dall’invasione del sud di Israele guidata da Hamas il 7 ottobre 2023. I rapporti tra Gerusalemme e Madrid si sono progressivamente deteriorati nei due anni successivi, a causa della crescente rabbia e frustrazione del governo spagnolo nei confronti di Israele per la guerra di Gaza. Madrid aveva vietato la vendita e l’acquisto di equipaggiamento militare con Israele fin dall’inizio della guerra; tuttavia, lo scorso settembre, il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ha annunciato misure per sancire legalmente tale divieto. Sa’ar ha criticato la Spagna, accusandola di seguire “una linea ostile e anti-israeliana”, dopo la quale anche Madrid ha richiamato il proprio ambasciatore.I l mese scorso, la Spagna ha definitivamente richiamato il proprio ambasciatore in Israele. Questa settimana ha rimandato l’ambasciatore in Iran. Durante la guerra con l’Iran, la Spagna ha chiuso il suo spazio aereo agli aerei statunitensi coinvolti negli attacchi contro l’Iran, un passo che andava oltre il precedente rifiuto di consentire l’utilizzo delle basi militari gestite congiuntamente.

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Alti funzionari iraniani sono in disaccordo sulla composizione e l’autorità della delegazione che negozierà con gli Stati Uniti a Islamabad. Lo riporta in esclusiva Iran International, media di opposizione basato a Londra, secondo informazioni ricevute. Il comandante in capo delle Guardie Rivoluzionarie, Ahmad Vahidi – scrive Iran International -, sta cercando di limitare l’autorità di Mohammad Bagher Ghalibaf e del ministro degli Esteri Abbas Araghchi nei colloqui. Vahidi ha anche spinto per l’inclusione di Mohammad Bagher Zolghadr, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, nella delegazione negoziale, una mossa osteggiata dagli attuali membri, che lo ritengono privo dell’esperienza necessaria per le negoziazioni strategiche. Allo stesso tempo, Vahidi e il comandante delle Forze Aerospaziali delle Guardie Rivoluzionarie hanno sottolineato che la delegazione deve evitare qualsiasi negoziazione sul programma missilistico iraniano. 

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Citando l'”ossessione anti-israeliana” della Spagna e le sue politiche durante la campagna israelo-americana contro l’Iran, il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha annunciato che a Madrid non sarà consentito partecipare al Centro di Coordinamento Civile-Militare (CMCC) di Kiryat Gat. Il CMCC è il centro multinazionale che sovrintende al cessate il fuoco a Gaza. “Il governo Sanchez ha un pregiudizio anti-israeliano così palese da aver perso ogni capacità di essere un attore utile nell’attuazione del piano di pace del presidente Trump e nel centro CMCC che opera nell’ambito di tale piano”, ha dichiarato Sa’ar. La Spagna è stata formalmente informata della decisione, ha affermato il Ministero degli Esteri, aggiungendo che anche gli Stati Uniti erano stati informati in anticipo.

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“Non vediamo l’ora che inizino i negoziati. Credo che saranno positivi”. Lo ha detto il vicepresidente statunitense Jd Vance, parlando ai giornalisti prima della partenza per Islamabad, dovre prenderà parte ai negoziati come membro della delegazione americana. “Se gli iraniani sono disposti a negoziare in buona fede e a tendere una mano, è un conto. Se invece cercheranno di prenderci in giro, scopriranno che la nostra delegazione non è poi così disponibile – ha spiegato Vance – Il Presidente ci ha fornito delle linee guida piuttosto chiare, e vedremo come andrà”.

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Il vicepresidente Usa JD Vance è in partenza per il Pakistan per colloqui con l’Iran e ha detto ai giornalisti: “Penso che sarà positivo”. “Come ha detto il presidente degli Stati Uniti, se gli iraniani sono disposti a negoziare in buona fede, noi siamo certamente disposti a tendere la mano. Se cercheranno di prenderci in giro, scopriranno che la squadra negoziale non è così ricettiva”. Il presidente “ci ha dato delle linee guida piuttosto chiare”.

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Il leader di Hezbollah, Naim Qassem, ha esortato il governo libanese a cessare le “concessioni gratuite” a Israele, in vista dell’avvio dei negoziati tra i due governi previsto per la prossima settimana a Washington.

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“Non accetteremo un ritorno alla situazione precedente e chiediamo ai funzionari di smettere di offrire concessioni gratuite”, ha affermato Qassem in un messaggio scritto trasmesso dall’emittente affiliata al partito, Al-Manar Tv. 

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“Aiutateci” ha anche detto il Papa ai vescovi caldei di Baghdad riuniti a Roma per il loro sinodo che dovrà eleggere il loro nuovo Patriarca -, a ricordare che non saranno le azioni militari a creare spazi di libertà o tempi di pace, ma solo la paziente promozione della convivenza e del dialogo tra i popoli”. Leone ha anche raccomandato ai vertici della chiesa irachena, di “accompagnare i fedeli laici, provvedendoli di cure pastorali, perché si sentano incoraggiati, nonostante tutte le prove, a restare saldi nella fede e a rimanere nei loro territori. Questo è importante per tutta la Chiesa – ha sottolineato – , perché le regioni in cui è sorta la luce della fede non possono fare a meno dei cristiani, che stanno al Medio Oriente come le stelle al cielo. Si diradino le nubi che oscurano questa luce: i cristiani in tutto il Medio Oriente siano rispettati, non solo a parole: godano di vera libertà religiosa e di piena cittadinanza, senza essere trattati da ospiti o da cittadini di seconda classe!”.

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Un attacco di Hezbollah proveniente dal Libano ha danneggiato un edificio scolastico vuoto a Deir al-Asad, nella regione dell’Alta Galilea, nel nord di Israele. Lo riporta Haaretz. 

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Il Financial Times, che ha visionato una lettere inviata dall’associazione Aci Europe al commissario europeo ai trasporti Apostolos Tzitzikostas, riporta che gli scali europei rischiano una carenza “sistemica” di carburante per aerei se lo Stretto di Hormuz non verrà completamente riaperto entro tre settimane. Le riserve di carburante per aerei si stanno esaurendo mentre “l’impatto delle attività militari” sta mettendo ulteriormente a dura prova le forniture

“,”postId”:”16c308ff-5f12-4cc3-ab03-c5dd23983e1a”,”postLink”:{“title”:”Aeroporti Ue a rischio carburante se Hormuz non riapre in 3 settimane”,”url”:”https://tg24.sky.it/mondo/2026/04/10/aeroporti-ue-rischio-carburante-hormuz”,”imageSrc”:”https://tg24.sky.it/assets/images/60f8816568733f53623f3d76000ea9582ba5b923/social-cards/skytg24/2024/09/17/original-61699859-5bdb-4247-9505-dc3186889895.jpg?im=Resize,width=1218″}},{“timestamp”:”2026-04-10T12:26:37.821Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T14:26:37+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Media: “Dubai limita voli internazionali fino 31 maggio””,”content”:”

Dubai ha imposto restrizioni ai voli internazionali fino al 31 maggio, una misura che colpisce in particolare le compagnie aeree indiane. Lo riferisce Reuters precisando che le limitazioni riguardano il numero di voli autorizzati verso l’emirato, con effetti diretti sui ricavi dei vettori stranieri e in particolare di quelli indiani, che rappresentano una quota significativa del traffico passeggeri verso l’hub del Golfo. Secondo fonti del settore citate dall’emittente britannica, le autorità di Dubai hanno comunicato le nuove disposizioni attraverso lettere inviate alle compagnie aeree, senza tuttavia fornire indicazioni pubbliche dettagliate sulle motivazioni. Le compagnie indiane risultano tra le più penalizzate, considerando che l’India è stata nel 2025 il principale mercato di origine dei passeggeri per l’aeroporto internazionale di Dubai. Un’associazione di vettori ha chiesto misure reciproche, sollecitando le autorità indiane a valutare eventuali restrizioni nei confronti delle compagnie emiratine.

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La base dei colloqui tra Washington e Teheran sono i dieci punti della proposta presentata dall’Iran. Lo ha ribadito il viceministro degli Esteri iraniano Takht-Ravanchi a Press Tv, ribadendo che il suo Paese sostiene la diplomazia e il dialogo, ma respinge i negoziati “basati su informazioni errate” o “qualsiasi processo che possa aprire la strada a una nuova aggressione”. L’Iran non vuole un cessate il fuoco “che permetta all’aggressore di riarmarsi e colpire di nuovo” e sottolinea che “qualsiasi accordo deve includere garanzie per prevenire una ripresa delle ostilità”.

“,”postId”:”a724cf7c-d39e-47eb-898e-81c773de2f51″,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-04-10T12:25:24.353Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T14:25:24+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Il traffico a Hormuz resta basso nonostante la tregua con gli Usa “,”content”:”

Il traffico navale nello Stretto di Hormuz resta limitato e sotto stretto controllo dopo l’annuncio di un cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, senza segnali di una ripresa significativa delle attivita’ commerciali, secondo un rapporto della societa’ di analisi marittima Windward. Il documento evidenzia che la tregua non ha portato a un ritorno alla normalità: le rotte commerciali standard risultano in gran parte inutilizzate e la situazione appare come una pausa controllata, con il controllo operativo ancora in vigore. L’8 aprile sono state tracciate solo cinque navi portarinfuse in uscita dallo stretto, tutte transitate attraverso un corridoio gestito dai Guardiani della rivoluzione iraniani, e non lungo le normali rotte commerciali. Movimenti limitati sono stati osservati anche il giorno successivo, prevalentemente con unità di piccole dimensioni o legate a operazioni iraniane. Tra i principali fattori che frenano la ripresa del traffico vi è l’aumento dei premi assicurativi per il rischio di guerra, che continua a scoraggiare il ritorno delle principali compagnie di navigazione. Secondo i dati, circa 3.200 navi restano bloccate a ovest dello stretto, tra cui quasi 800 petroliere e cargo. Il periodo tra l’8 e il 10 aprile è indicato come una fase di test: un eventuale aumento dei transiti senza incidenti potrebbe portare a una revisione del rischio da parte degli operatori. Una successiva finestra decisionale, tra l’11 e il 14 aprile, dipenderà dalla tenuta della tregua. Anche nello scenario più favorevole, lo smaltimento delle navi in attesa richiederà settimane, mentre il ritorno ai livelli normali del commercio globale potrebbe richiedere mesi.

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Il segretario generale di Hezbollah, Naim Qassem, ha rivolto un messaggio alla nazione libanese all’indomani dell’annuncio di colloqui con Israele dalla settimana prossima. “Il nemico israeliano si è dimostrato incapace sul campo di battaglia contro i coraggiosi eroi della Resistenza e ha fallito nel suo tentativo di portare a termine l’invasione di terra che aveva ripetutamente annunciato”, ha detto Qassem.

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“Il nemico, nella sua aggressione durata più di quaranta giorni, non è riuscito a impedire che razzi, missili e droni raggiungessero i suoi insediamenti, sia vicini che lontani, fino ad Haifa e oltre – ha aggiunto il segretario – Il nemico è stato colto di sorpresa dalle tattiche della Resistenza, dalla flessibilità dei movimenti dei combattenti, dalle loro capacità difensive e dal loro leggendario coraggio”. “La mobilitazione di centomila soldati israeliani non aiuterà il nemico a realizzare l’occupazione; al contrario, essi saranno ridotti a cadaveri e resti sparsi”, ha concluso Qassem.

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Il leader di Hezbollah, Naim Qassem, ha chiesto oggi al governo libanese di smettere di fare “concessioni gratuite” a Israele, in vista dell’inizio dei negoziati tra i due governi a Washington la prossima settimana. “Non accetteremo un ritorno alla situazione precedente e chiediamo ai funzionari di smettere di offrire concessioni gratuite”, ha dichiarato Qassem in un messaggio scritto trasmesso dall’emittente televisiva del partito, Al-Manar, nel quale ha anche denunciato la “sanguinosa criminalità di mercoledì”, quando gli attacchi israeliani hanno ucciso più di 300 persone in Libano. 

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“Siete segni di speranza in un mondo segnato da violenze assurde e disumane, che mosse dall’avidità e dall’odio, dilagano con ferocia proprio nelle terre che hanno visto sorgere la salvezza”, “profanate dalla blasfemia della guerra e dalla brutalità degli affari, senza riguardo per la vita della gente, ritenuta al massimo effetto collaterale dei propri interessi. Ma nessun interesse può valere la vita dei più deboli”, “aiutateci a proclamare chiaramente che Dio non benedice alcun conflitto” che “chi è cristiano non sta mai dalla parte di chi ieri impugnava la spada e oggi lancia le bombe”. Così il Papa ai vescovi di Baghdad. 

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L’India si è detta “profondamente preoccupata dalle notizie di un elevato numero di vittime civili in Libano” dopo gli attacchi delle truppe israeliane nel Paese. “Siamo profondamente preoccupati dalle notizie di un elevato numero di vittime civili in Libano. In quanto Paese che contribuisce con truppe all’Unifil e che ha a cuore la pace e la sicurezza del Libano, l’evolversi degli eventi è molto allarmante”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri indiano, Randhir Jaiswal, ripreso dall’Indian Express e altre testate. 

“,”postId”:”e2ecbf54-6188-4692-a87d-5ae59713e286″,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-04-10T11:56:46.023Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T13:56:46+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Israele: “La Spagna non potrà entrare al Centro di coordinamento per Gaza””,”content”:”

Il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, ha annunciato che alla Spagna non sarà consentita la partecipazione al Centro di coordinamento civile-militare di Kyriat Gat, centro strategico che sovrintende al cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. “Il governo Sanchez ha un pregiudizio anti-israeliano così palese da aver perso ogni capacità di essere un attore utile nell’attuazione del piano di pace del presidente Trump e all’interno del centro che opera nell’ambito di tale piano”, afferma Sa’ar. Il titolare degli Esteri di Tel Aviv ha aggiunto che la Spagna è stata formalmente informata della decisione, precisando che gli Stati Uniti, che guidano il Centro di Kyriat-Gat, erano stati avvertiti in anticipo del provvedimento. 

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Il piano in 10 punti proposto dall’Iran è stato concordato come base per i negoziati: lo ha dichiarato il viceministro degli Esteri Majdi Takht Ravanchi alla vigilia dei colloqui domani a Islamabad tra Usa e Iran. Lo riporta Iran International. “Abbiamo sempre accolto con favore la diplomazia, ma non i colloqui basati su false informazioni volte all’inganno”, ha affermato, aggiungendo che Teheran non appoggia un cessate il fuoco che consenta all’avversario di riarmarsi e riprendere gli attacchi. 

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Diversi membri delle Guardie Rivoluzionarie iraniane sono rimasti uccisi nei recenti raid israeliani su Beirut. Lo afferma, citata da Iran International, l’emittente libanese Mtv che lo ha appreso da fonti informate. Il servizio giornalistico afferma che i deceduti operavano in Libano ed erano responsabili della supervisione delle operazioni di Hezbollah durante i raid su larga scala dell’8 aprile. 

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Il Libano non deve pagare il prezzo della frustrazione di Israele per il cessate il fuoco raggiunto tra Stati Uniti e Israele. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri francese Jean Noel Barrot in un’intervista al quotidiano francese La Croix, nel condannare “con la massima fermezza” i massicci attacchi mortali contro il Libano dell’8 aprile, affermando che il Paese non deve pagare il prezzo della frustrazione di Israele per il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Israele. Per il capo della diplomazia francesi, questi attacchi sono “tanto più intollerabili in quanto minano il cessate il fuoco temporaneo” tra Teheran e Washington. Barrot ha anche esortato l’Iran a “cessare di terrorizzare Israele attraverso Hezbollah, che a sua volta deve consegnare le armi allo Stato libanese”, argomentando che “il Libano non dovrebbe essere il capro espiatorio di un governo israeliano irritato da un cessate il fuoco a cui si oppone”. “La distruzione sistematica del Libano non porterà alla distruzione di Hezbollah. Al contrario, lo rafforzera'”, ha avvertito il ministro francese. 

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Gli aeroporti europei rischiano una carenza “sistemica” di carburante per aerei se lo Stretto di Hormuz non verrà completamente riaperto entro tre settimane, ha avvertito il settore. Lo riporta il Financial Times. ACI Europe, che rappresenta gli aeroporti dell’UE, ha dichiarato che le riserve di carburante per aerei si stanno esaurendo, mentre “l’impatto delle attivita’ militari sulla domanda” sta ulteriormente mettendo a dura prova le forniture. In una lettera visionata dal Financial Times, l’associazione ha avvertito il commissario europeo per i trasporti, Apostolos Tzitzikostas, delle “crescenti preoccupazioni del settore aeroportuale in merito alla disponibilità di carburante per aerei, nonché della necessità di un monitoraggio e di un’azione proattiva da parte dell’UE”. Se il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz “non riprendera’ in modo significativo e stabile entro le prossime tre settimane, una carenza sistemica di carburante per aerei diventerà realtà per l’UE”, si legge nella lettera. Nel testo si aggiunge che l’avvicinarsi dell’alta stagione estiva, “quando il trasporto aereo è fondamentale per l’intero ecosistema turistico da cui dipendono molte economie” della Ue, ha intensificato queste preoccupazioni.

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L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha dichiarato di aver ricevuto rassicurazioni sul fatto che due ospedali di Beirut situati nel distretto di Jnah, interessato da un ordine di evacuazione dell’esercito israeliano, non saranno bersaglio di attacchi. Si tratta dell’ospedale universitario pubblico Rafic Hariri e dell’ospedale al-Zahraa, I circa 450 pazienti ricoverati presso il Rafic Hariri e l’ospedale al-Zahraa, di cui 40 in terapia intensiva, non sono stati evacuati “perché non era fattibile”, ha affermato Abdinasir Abubakar, rappresentante dell’Oms in Libano. Il direttore generale dell’Oms aveva precedentemente chiesto a Israele di revocare l’ordine di evacuazione per il distretto di Jnah. “Abbiamo ricevuto rassicurazioni, in particolare dal Comitato Internazionale della Croce Rossa (Cicr), sul fatto che l’ospedale non sarà preso di mira”, ha dichiarato Mohammad Zaatari, direttore dell’ospedale Rafic Hariri. Ha confermato all’Afp che il suo ospedale, la più grande struttura medica pubblica del Libano, non sarebbe stato evacuato.

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Il primo ministro britannico Keir Starmer ha dichiarato di aver discusso di “opzioni militari” per rendere nuovamente navigabile lo Stretto di Hormuz nel corso di una telefonata di ieri sera col presidente americano Donald Trump. “Stiamo mettendo insieme una coalizione di Paesi, lavorando a un piano politico e diplomatico, ma anche valutando le capacità militari e la logistica per il transito effettivo delle navi attraverso lo Stretto”, ha dichiarato Starmer, che si trova in visita in Qatar. 

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Decine di razzi lanciati dal sud del Libano hanno preso di mira diversi insediamenti israeliani nelle ultime ore, in particolare nella Galilea. Gli attacchi che finora hanno colpito Kiryat Shmona, Metula, Misgav Am e Avivim sono stati rivendicati da Hezbollah. In una dichiarazione diffusa sul canale Telegram, il gruppo armato sciita pro-Iran ha promesso che “questi attacchi continueranno finché non cesserà l’aggressione israelo-americana contro il Paese e il suo popolo”. Hezbollah ha sottolineato che si tratta di una “risposta” alla violazione da parte di Israele dell’accordo di cessate il fuoco mediato dal Pakistan, raggiunto da Usa e Iran. Hezbollah ha affermato, inoltre, di aver colpito con un suo missile “un gruppo di soldati nemici israeliani a est del centro di detenzione di Khiam”, nel Libano meridionale.

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“La libertà di navigazione deve essere garantita in linea con il diritto internazionale”. Lo afferma il portavoce della Commissione europea Anouar El Anouni nel corso del briefing giornaliero con la stampa, reiterando la dimensione “strategica” del partenariato tra Ue e i Paesi del Golfo, evidenziata dalla recente visita dell’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti, unita “all’intensa attività ministeriale” dall’inizio della crisi e “all’attività del nostro Rappresentante speciale dell’Ue per il Golfo, Luigi Di Maio”.

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L’Unione europea ha commentato positivamente la prospettiva di colloqui diretti tra Israele e Libano. “Come Ue, accogliamo con favore l’annuncio israeliano sull’avvio di colloqui di pace con il Libano, che di per sé rappresenta uno sviluppo positivo”, ha dichiarato il portavoce della commissione europea per gli Affari esteri, Anouar El Anouni, nel briefing quotidiano con la stampa. “Attendiamo con interesse l’inizio concreto dei colloqui e i loro esiti. La diplomazia rimane l’unica via percorribile e tutte le parti devono impegnarsi seriamente e in buona fede per raggiungere una soluzione globale in linea con le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”, ha aggiunto il portavoce Ue. “Per quanto riguarda la situazione in Libano, chiediamo l’immediata cessazione degli attacchi, che hanno già causato gravi danni a civili e infrastrutture civili”, ha poi aggiunto. “E’ evidente che tutte le parti debbano rispettare pienamente il diritto internazionale umanitario, garantendo la protezione dei civili, delle infrastrutture civili, dei caschi blu delle Nazioni Unite, in particolare della missione Unifil, e del personale umanitario. In quanto Ue siamo pronti a intensificare e mobilitare tutti i nostri sforzi diplomatici verso questo obiettivo, in stretta collaborazione con i nostri partner internazionali”, ha concluso.

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Un alto funzionario dell’ufficio del presidente libanese ha confermato alla Bbc che il Libano parteciperà ai negoziati diretti con Israele la prossima settimana solo se, e soltanto se, verrà prima raggiunto un cessate il fuoco. La data e l’ora della riunione non sono ancora state stabilite. 

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I professori ordinari di pediatria italiani si scagliano contro la guerra in atto in Medio Oriente. “Il nostro ruolo di medici dell’infanzia ci impone di prendere posizione di fronte a una tragedia umanitaria che colpisce in modo inaccettabile i bambini”. In un comunicato, i docenti criticano le operazioni militari condotte dal governo israeliano, “sostenute politicamente e militarmente dagli Stati Uniti”, colpevoli di produrre “effetti devastanti sulla popolazione civile”. A fare le spese del conflitto in Medio Oriente sono soprattutto i più piccoli. “Le evidenze parlano di un numero altissimo di vittime in età pediatrica, di ospedali colpiti, di sistemi sanitari messi in ginocchio”, una “violazione sistemica dei diritti dell’infanzia e del diritto internazionale”. In quanto “testimoni della vulnerabilità e del valore assoluto della vita dei bambini”, gli ordinari affermano che “rendere inaccessibili le cure mediche, impedire l’arrivo di aiuti essenziali, esporre i bambini a fame, sete e traumi estremi rappresenta una responsabilità ingiustificabile”. Ritenendo “inaccettabile” ogni narrazione che “normalizzi la distruzione di vite infantili”, i professori chiedono un “cessate il fuoco immediato, la piena protezione dei civili e il ripristino immediato dell’accesso alle cure, all’acqua e ai beni essenziali”.

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Un totale di 15 navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz da quando, martedì sera, è stato annunciato un cessate il fuoco di due settimane nella guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. E’ quanto risulta dai dati del sito web di monitoraggio MarineTraffic citati da Bbc Verify, la sezione di fact checking  dell’emittente inglese. Il dato si confronta con una media di quasi 140 navi al giorno prima dello scoppio del conflitto. Delle 15 navi transitate, quattro sono petroliere che trasportavano petrolio, gas o prodotti chimici. Le restanti sono navi portacontainer di vario tipo. La chiusura di fatto dello stretto da parte dell’Iran, avvenuta dopo l’inizio del conflitto cinque settimane fa, ha lasciato bloccate nel Golfo quasi 800 navi, la maggior parte delle quali cariche di merci, secondo gli analisti marittimi di Lloyd’s List. 

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Le forze di difesa israeliane (Idf) hanno riferito di aver eliminato il comandante dell’artiglieria dell’Unità Nasr di Hezbollah, Ali Kamel Aber Alhassan. Lo ha annunciato il portavoce delle Idf, dopo aver dichiarato che l’esercito israeliano ha eliminato più di 40 terroristi del gruppo armato sciita pro Iran nel corso dell’ultima settimana. La stessa fonte ha aggiunto che sono stati distrutti piu’ di 200 lanciarazzi appartenenti all’organizzazione terroristica in Libano e che sono stati eliminati oltre 250 membri del suo corpo di artiglieria, tra cui 15 comandanti di vari settori.

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Le Idf “sono in stato di guerra” contro Hezbollah in Libano, “non in cessate il fuoco”. Lo ha affermato il capo di Stato maggiore dell’Esercito israeliano, il generale Eyal Zamir, durante una visita ieri alla periferia di Bint Jbeil, dove sono in corso i combattimenti con i militanti del ‘Partito di Dio, e precisando: Continuiamo a combattere qui in questo settore, questa è la nostra zona di combattimento primaria”.

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“In Iran – ha poi aggiunto in un video diffuso questa mattina – siamo in cessate il fuoco, e possiamo tornare a combattere lì in qualsiasi momento, e in modo molto potente”.

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La linea ferroviaria Teheran-Mashhad è stata riaperta. Lo ha riferito la televisione iraniana citando l’ufficio relazioni pubbliche delle Ferrovie. I collegamenti erano stati interrotti prima della scadenza dell’ultimatum dato dal presidente americano Donald Trump, nel timore di attacchi alle infrastrutture.

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Pirhossein Kolivand, capo della Mezzaluna Rossa iraniana, ha dichiarato che un totale di 125.630 siti civili sono stati colpiti in tutto il paese negli attacchi israelo-americani contro l’Iran, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Irna. Secondo Kolivand, 23.500 dei siti danneggiati sono centri commerciali e uffici, mentre 339 sono strutture sanitarie, tra cui ospedali, farmacie, laboratori, centri medici e pronto soccorso. 

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“Non abbiamo mai chiuso le relazioni con l’Iran, ma avevamo interrotto le comunicazioni. Ora ci saranno colloqui diretti per chiarire le nostre posizioni, e il nostro interesse è che la fine della guerra arrivi il più presto possibile”. Lo ha detto il portavoce del cancelliere tedesco Sebastian Hille, in conferenza stampa a Berlino, rispondendo alle domande sulla circostanza che Friedrich Merz ha annunciato la ripresa delle comunicazioni della Germania con Teheran. “Si vede come la situazione sia volatile e perciò è molto importante che il processo venga accompagnato diplomaticamente”, ha continuato, sottolineando che “c’è un lungo percorso da affrontare”. 

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Il vicepresidente del Parlamento iraniano Mahmoud Nabavian ha affermato che Mojtaba Khamenei ha posto come condizione che il presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, guidasse i negoziati con gli Stati Uniti. Lo riferisce Iran International. Nabavian ha dichiarato: “Le nostre condizioni sono state comunicate alla parte pakistana… e ci hanno detto che Trump le ha accettate”, aggiungendo che la decisione di un cessate il fuoco e dei colloqui è stata presa dalla leadership iraniana. 

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L’esercito israeliano minaccia di colpire le ambulanze in Libano, accusando Hezbollah di farne un “ampio uso militare”, mentre gli ospedali di Beirut sono sommersi di feriti da curare. In un post su X, il portavoce militare israeliano Avichay Adraee ha affermato che Israele agirà in conformità con il diritto internazionale contro qualsiasi attività militare condotta da Hezbollah, incluso l’uso di strutture mediche e ambulanze. Tuttavia l’esercito israeliano non ha fornito alcuna prova a sostegno di tale affermazione. La minaccia è giunta mentre arriva un SOS dagli ospedali di Beirut, in grande difficoltà per l’alto numero di feriti da assistere dopo i massicci attacchi israeliani dell’8 aprile. I medici degli ospedali della capitale libanese avvertono di un peggioramento della crisi, con la carenza di forniture essenziali mentre i raid israeliani devastano Beirut e le aree circostanti. Due giorni fa, centinaia di persone si sono precipitate all’ospedale dell’Università Americana di Beirut dopo che le forze israeliane hanno bombardato oltre 100 obiettivi in tutto il Paese in dieci minuti, nonostante l’accordo di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. “In meno di un’ora abbiamo ricevuto circa 76 feriti. Purtroppo, sei non ce l’hanno fatta”, ha dichiarato ad Al Jazeera Salah Zeineldine, primario dell’ospedale, mentre la struttura diventava un “punto di riferimento” per le vittime dei raid dell’Idf. Zeineldine ha sottolineato che molti dei pazienti in condizioni critiche all’ospedale sono bambini. Il più grande aveva 12 anni, mentre i due pazienti ricoverati direttamente in terapia intensiva sono neonati: uno di pochi mesi e l’altro di poche settimane. Il bilancio delle vittime degli attacchi israeliani in Libano di mercoledì è salito a 303 morti e 1.150 feriti, secondo gli ultimi dati diffusi nelle scorse ore dal ministero della Salute libanese.

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Non sappiamo se tra due settimane o già in questo weekend – Donald Trump, si sa, bombarda a prescindere da tregue e trattative – l’Iran sarà riportato all’età della pietra. Il capo dell’Amministrazione americana, assiso alla consolle del war game, col Cristo sempre in bocca nei suoi discorsi e l’arma sempre pronta, pregusta di spegnere la civiltà di Zoroastro e di Hosseyn.

“,”postId”:”79e37507-790a-4099-ad4e-8fa78e5b3974″,”postLink”:{“title”:”Alla consolle del war game di Trump”,”url”:”https://tg24.sky.it/mondo/2026/04/09/guerra-iran-trump-war-game”,”imageSrc”:”https://tg24.sky.it/assets/images/f2062795fe2090a1c6fd69248cc8adebe21d1448/skytg24/it/mondo/2026/04/09/guerra-iran-trump-war-game/GettyImages-2270167899.jpg?im=Resize,width=1218″}},{“timestamp”:”2026-04-10T09:44:14.571Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T11:44:14+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Un Women: “Sempre più donne vittime dell’escalation del conflitto in Medio Oriente””,”content”:”

“Chiediamo la de-escalation del conflitto in Medio oriente, la protezione di tutti i civili, l’accesso umanitario senza impedimenti, azioni umanitarie sensibili al genere, e che la tregua di due settimane in Iran diventi la base per una pace giusta, duratura e completa per tutte le donne e le ragazze della regione”. E’ quanto dichiara Un Women, l’agenzia delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere dopo gli attacchi  israeliani in tutto il Libano, che hanno ucciso e ferito centinaia di persone solo questa settimana, comprese donne e ragazze. Un Women  chiede “una pace duratura e giusta nella regione,  che tuteli i diritti, la sicurezza e la dignità di tutte le donne e ragazze” . “Dal  28 febbraio, quando un bombardamento ha colpito la scuola primaria a Minab e ucciso 168 ragazze,  centinaia di altre donne sarebbero state uccise in tutta la regione – dice l’agenzia Onu – In Iran sarebbero state uccise 204 donne; mentre in Libano, 102 donne sarebbero state uccise prima del bombardamento dello scorso 8 aprile”.  “Donne e ragazze sarebbero state uccise anche in Bahrain, Iraq, Israele, Kuwait, nei territori palestinesi occupati e negli Emirati Arabi Uniti. Milioni sono state inoltre costrette a fuggire dalle loro case, tra cui si stima fino a 1,6 milioni in Iran e 620.000 in Libano. Lo sfollamento le sta esponendo a rischi gravi, per le situazioni di sovraffollamento, insicurezza e mancanza di assistenza sanitaria. La distruzione delle infrastrutture civili nella regione sta ulteriormente limitando l’accesso a rifugi sicuri, acqua potabile e servizi essenziali.. Inoltre, l’insicurezza alimentare è diventata un problema sempre più urgente dovuto alla volatilità dei prezzi, alle catene di approvvigionamento interrotte e al calo del potere d’acquisto in una regione fortemente dipendente dalle importazioni”.

“,”postId”:”8c065b0d-dc34-4ff2-9d7e-af7f6ec99507″,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-04-10T09:26:32.705Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T11:26:32+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Libano, Unicef: “600 bambini morti e feriti da inizio guerra””,”content”:”

Quasi 600 bambini sono stati uccisi o feriti in Libano dallo scoppio dell’ultima guerra tra Israele e Hezbollah, il 2 marzo. Lo riporta l’Unicef spiegando che nei soli raid israeliani condotti mercoledì più di 30 bambini sono stati uccisi e quasi 150 sono rimasti feriti.

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In una nota, l’Unicef ha affermato che sta ricevendo segnalazioni di bambini estratti dalle macerie, mentre altri risultano dispersi e separati dalle loro famiglie. Molti stanno vivendo un trauma, avendo perso i propri cari, le proprie case e qualsiasi senso di sicurezza, prosegue l’Unicef. In tutto il Libano oltre un milione di persone sono state sfollate, tra cui circa 390mila bambini, molti per la seconda, terza o addirittura quarta volta. ”Il diritto internazionale umanitario è chiaro: i civili, compresi i bambini, devono essere protetti in ogni momento”, sottolinea l’Unicef.

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Secondo il quotidiano statunitense The New York Times il cessate il fuoco di due settimane siglato il 7 aprile tra Stati Uniti e Iran rappresenta un “colpo” alla credibilità di Washington. Ad oggi infatti Teheran sembra mantenere il controllo sullo stretto di Hormuz, strategico per i traffici commerciali globali, mentre lo smantellamento dell’arsenale nucleare e del programma missilistico iraniano restano temi “irrisolti”.

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Il quotidiano ha raccolto l’opinione di diversi esperti in relazioni internazionali sulla percezione di “sconfitta” americana nel conflitto aperto il 28 febbraio scorso e se ci siano analogie con quella del Regno Unito nel 1956, quando il fallito tentativo di forzare l’apertura del Canale di Suez contribuì ad accrescere la percezione secondo cui Londra stesse perdendo il ruolo di potenza globale.

“,”postId”:”f1188fe1-ac41-4313-b940-1e377b7efe6b”,”postLink”:{“title”:”Da Suez a Hormuz, l’importanza globale degli stretti”,”url”:”https://tg24.sky.it/mondo/2026/04/10/potere-stretti-canali-commerciali”,”imageSrc”:”https://tg24.sky.it/assets/images/a80c9c99465fbadbe89bc1c654d5b6c8f8d1efd3/skytg24/it/mondo/2026/03/12/guerra-stretto-hormuz-iran-petrolio/hormuz_ansa.jpg?im=Resize,width=1218″}},{“timestamp”:”2026-04-10T09:16:00.608Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T11:16:00+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Media, missile dal Libano causa black out nel nord di Israele”,”content”:”

Un missile lanciato dal Libano ha colpito una linea elettrica a Metula, nel nord di Israele, causando un’interruzione di corrente, ha dichiarato un funzionario locale. L’esercito israeliano ha affermato che 25 razzi sono stati lanciati dal Libano verso il nord di Israele dalla mezzanotte. Lo riporta Haaretz. 

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“Il quadro internazionale è particolarmente complesso. Le guerre in Medio Oriente e in Ucraina, le tensioni commerciali e gli shock economico-finanziari che ne stanno derivando, sono una sfida molto gravosa per il Paese, per le famiglie e le imprese. La nostra priorità è sostenere le famiglie e le imprese esposte al rincaro del prezzo dell’energia”. Lo afferma il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in un messaggio inviato all’evento “Le Competenze come motore di innovazione e identità” promosso dalla Made in Italy Community fondata da Roberto Santori. Tajani sottolinea che “il governo è in prima linea nell’impegno internazionale per favorire la de-escalation e ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”. 

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Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno minacciato di prendere di mira le ambulanze in Libano, sostenendo che sono ”ampiamente utilizzate” da Hezbollah ”per scopi militari”. Con un post su ‘X’, il portavoce in lingua araba delle Idf, Avichay Adraee, ha dichiarato che Israele agirà in conformità con il diritto internazionale contro qualsiasi attività militare condotta da Hezbollah, compreso l’utilizzo di strutture mediche e ambulanze. Le Idrf non hanno fornito prove della loro tesi.

n”,”postId”:”bec81c17-39eb-4196-88ce-c9eddf896d8d”,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-04-10T09:00:37.691Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T11:00:37+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Preoccupazione di Barrot e dell’omologo pachistano per il Libano”,”content”:”

Il ministro degli Esteri pachistano, Mohammad Ishaq Dar, e il capo della diplomazia francese, Jean-Noël Barrot, “hanno espresso preoccupazione per le gravi violazioni del cessate il fuoco in Libano e hanno sottolineato l’importanza dell’attuazione completa e del rispetto del cessate il fuoco” nel corso di un colloquio telefonico. Ad annunciarlo è stato il ministero degli Esteri pachistano su X. 

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Barrot, si legge nel post, “si è congratulato con il Pakistan per il ruolo avuto nel raggiungimento dell’accordo iniziale di cessate il fuoco e ha espresso il suo sostegno agli sforzi continui del Pakistan in favore di un percorso diplomatico verso una pace e una stabilità durature nella regione”. 

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L’Iran non parteciperà ai negoziati in Pakistan senza che venga rispettato un cessate il fuoco “su tutti i fronti”, compreso il Libano. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran Esmaeil Baghaei ponendo una condizione per i colloqui con gli Stati Uniti a Islamabad per la pace in Medio Oriente. “Il governo pakistano ha invitato entrambe le parti a recarsi a Islamabad per tenere questi colloqui, che sono attualmente in fase di revisione e pianificazione”, ha dichiarato Baghaei, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa statale Tasnim.

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“Tuttavia, lo svolgimento di questi colloqui è indubbiamente subordinato all’ottenimento di garanzie che gli Stati Uniti rispetteranno i propri obblighi di cessate il fuoco su tutti i fronti”. ha aggiunto. “Gli Stati Uniti sono impegnati a porre fine alla guerra su tutti i fronti, compreso quello in Libano, e qualsiasi azione o posizione contraria a questo impegno costituirebbe una violazione degli impegni assunti dagli Stati Uniti”, ha sottolineato.

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Il ministro spagnolo degli Esteri, José Manuel Albares, ha esortato Iran a partecipare “in buona fede” ai colloqui con gli Stati Uniti, domani in Pakistan, per porre fine al conflitto in Medio Oriente, dopo che il regime degli Ayatollah ha minacciato di disertarli, se non sarà incluso il Libano nell’accordo di cessate il fuoco. “Esorto Iran a partecipare, ma naturalmente il Libano deve essere incluso” nei negoziati, ha affermato Albares in dichiarazioni ai cronisti al suo arrivo oggi al Senato per riferire sulla guerra nella regione e sull’accordo su Gibilterra nella post-Brexit, come ha già fatto ieri al Congresso. Albares ha insistito sul fatto che Teheran debba prendere parte ai negoziati per ottenere che “il cessate il fuoco sia permanente”. Ma ha segnalato che, nella fragile tregua di due settimane raggiunta mercoledì fra Stati Uniti e Iran, il fatto che Israele continui a bombardare il Libano significa che “non vuole dare neanche un secondo di speranza, non vuole dare una tregua né pace”. Il capo della diplomazia spagnola ha inoltre escluso che la Nato possa partecipare a un’operazione militare per riaprire lo stretto di Ormuz, controllato dall’Iran, alla quale ha aperto ieri il segretario generale dell’Alleanza atlantica, Mark Rutte. “La Nato non ha alcuna partecipazione in questa guerra. Noi alleati non siamo stati né informati né consultati” da Rutte, ha rilevato Albares. “Il Medio Oriente non è nel raggio di azione della Nato e, pertanto, non solo noi, ma molti alleati si sono pronunciati nello stesso senso: la Nato non parteciperà a questa guerra”, ha insistito il ministro spagnolo. 

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“Apprezziamo l’atteggiamento della Turchia nel condannare i brutali attacchi contro l’Iran e, in particolare, la notevole solidarietà della nazione turca nei confronti dell’Iran”. Lo ha affermato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, come riferisce l’agenzia turca Anadolu, mentre ieri sera aveva avuto un colloquio telefonico con Recep Tayyip Erdogan dove il leader turco aveva affermato che i colloqui in Pakistan tra Iran e Stati Uniti dovrebbero essere utilizzati per raggiungere una pace duratura. Dopo l’inizio della guerra di Stati Uniti e Israele contro la Repubblica islamica, Pezeshkian aveva già una volta espresso apprezzamento per delle dichiarazioni del presidente turco Recep Tayyip Erdogan critiche nei confronti del premier israeliano Benjamin Netanyahu. Il leader turco ha più volte contestato il governo di Israele durante la guerra e nello stesso tempo ha criticato anche gli attacchi di Teheran contro i Paesi del Golfo. Da quando è iniziato il conflitto, il ministero della Difesa turco ha dichiarato che quattro missili dall’Iran diretti verso lo spazio aereo turco sono stati intercettati dal sistema difensivo della Nato, mentre Teheran ha sempre negato di avere colpito la Turchia.

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“Le notizie diffuse da alcuni media secondo cui la squadra negoziale iraniana sarebbe arrivata a Islamabad, in Pakistan, per trattare con gli americani, sono completamente false”. Lo ha dichiarato una fonte informata all’agenzia iraniana Tasnim. La fonte ha al contempo sottolineato che, finché gli Stati Uniti non rispetteranno l’impegno preso per il cessate il fuoco in Libano e il regime sionista continuerà i suoi attacchi, i negoziati rimarranno sospesi.

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In precedenza, il Wall Street Journal aveva riferito che la delegazione iraniana era arrivata nella capitale pakistana e che era formata dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi. 

“,”postId”:”388bcae0-29e2-4f5f-b05e-486ad234d316″,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-04-10T07:46:00.953Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T09:46:00+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Ue: “Bene la tregua, ora strategia per la pace in tutto il Medio Oriente””,”content”:”

L’Ue “accoglie con favore” il cessate il fuoco tra Stati Uniti ed Iran, chiede “l’immediata cessazione delle ostilità in Libano” e invita a “elaborare una strategia globale per una pace duratura in tutto il Medio Oriente”. E’ quanto afferma una dichiarazione dell’Alta rappresentante per la politica estera Kaja Kallas a nome dei 27, in cui si invita anche a garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz “in conformità con il diritto internazionale”. “L’Unione europea accoglie con favore il cessate il fuoco concordato dagli Stati Uniti e dall’Iran – afferma la dichiarazione dell’Alta rappresentante -. Esprimiamo apprezzamento per il Pakistan e per gli altri partner regionali per la loro mediazione, che ha contribuito a questo esito positivo. Invitiamo tutte le parti coinvolte a rispettare pienamente il cessate il fuoco in tutta la regione, a cessare tutte le operazioni militari e a garantire pienamente la libertà di navigazione nonché il passaggio libero e sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz, in conformità con il diritto internazionale, come riflesso nella Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare”. “Chiediamo inoltre – prosegue – un’immediata cessazione delle ostilità in Libano, che stanno avendo un pesante impatto sulla popolazione civile. Tutte le parti devono rispettare il diritto internazionale umanitario e proteggere i civili e le infrastrutture civili, i peacekeeper delle Nazioni Unite e il personale umanitario. La diplomazia è fondamentale per risolvere tutte le questioni ancora in sospeso. Le parti dovrebbero continuare a impegnarsi in buona fede negli sforzi per raggiungere un accordo sostenibile su tutte le aree di preoccupazione”. 

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   “È ora il momento di elaborare una strategia globale per una pace duratura in tutto il Medio Oriente – conclude -. L’Unione europea contribuirà a tutti gli sforzi diplomatici in questo ambito, tenendo conto dell’insieme dei propri interessi e delle proprie preoccupazioni, in coordinamento con i partner”. 

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La delegazione iraniana è arrivata a Islamabad in vista dei negoziati per il cessate il fuoco con gli Stati Uniti, che dovrebbero iniziare domani. Lo riferisce il Wall Street Journal, secondo cui la rappresentanza è guidata dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf. La delegazione di Washington sarà guidata dal vicepresidente JD Vance.

“,”postId”:”d011a911-a67f-400d-9dd2-982626e6f537″,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-04-10T07:35:46.408Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T09:35:46+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Trump: “Pedaggi a petroliere per attraversare lo Stretto di Hormuz? Farebbero meglio a non farlo””,”content”:”

Donald Trump ha messo in guardia l’Iran dall’imporre pedaggi alle navi che desiderano attraversare lo Stretto di Hormuz. Come riferisce l’Afp, il presidente statunitense ha dichiarato in un messaggio sulla sua piattaforma Truth Social di aver ricevuto “segnalazioni secondo cui l’Iran starebbe imponendo pedaggi alle petroliere che attraversano lo Stretto di Hormuz. Farebbero meglio a non farlo e se lo stanno facendo farebbero meglio a smettere subito!”, ha aggiunto Trump nel secondo giorno del fragile cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran.

“,”postId”:”8bda732d-0dd8-45a0-8723-76a2889067c2″,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-04-10T07:28:00.008Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T09:28:00+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Esercito Australia: “Siamo in grado di schierare una nave a Hormuz””,”content”:”

L’Australia è pienamente in grado di dispiegare una nave militare nello stretto di Hormuz per assicurare il passaggio sicuro di spedizioni vitali di carburanti e di fertilizzanti. Lo assicura il comandante delle forze di difesa australiane, ammiraglio capo Davis Johnston. Il governo potrebbe “assolutamente dispiegare” una nave nella regione se fosse considerata una priorità.

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   “Non ho alcuna esitazione nella nostra capacità di operare con un ruolo nello stretto di Hormuz, ma una questione altrettanto importante è: quali sono le nostre priorità? Siamo consapevoli che gli Stati Uniti hanno dispegato una capacità militare enorme nel Golfo e nella regione. Questo è un momento importante per essere presenti nell’Indo-Pacifico per mantenere al sicuro il contesto regionale, ma la questione importante è: quali sono le nostre priorità?” ha aggiunto il comandante. “Questo è per noi un periodo importante per essere presenti nell’Indo-Pacifico per la sicurezza regionale”. Il governo di Canberra non ha reso noto se ha ricevuto da Washington richieste dirette di supporto nello stretto, mentre la guerra entra in un tenue cessate il fuoco di due settimane. Prima che iniziasse il cessate il fuoco, il presidente Trump ha detto di sentirsi tradito da alleati degli Stati Uniti, inclusa l’Australia, che hanno mancato di assistere nella guerra.

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   Mentre il governo australiano non ha impegnato navi della marina nella regione, il primo ministro Anthony Albanese ha comunicato che il National Security Committee ha prolungato il dispiegamento di aerei di sorveglianza E-7A Wedgetail. 

“,”postId”:”5d6774f6-5282-4b36-b0f7-4d83b7241b78″,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-04-10T07:21:58.684Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T09:21:58+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Perché Netanyahu si oppone con tanta forza al cessate il fuoco?”,”content”:”

Israele continua ad attaccare il Libano facendo schricchiolare così gli accordi tra Usa e Iran. Analizziamo le ragioni per le quali il premier israeliano sembra intenzionato a far saltare i negoziati.

“,”postId”:”2f1b196e-b245-4286-9d69-11678dfd0741″,”postLink”:{“title”:”Perché Netanyahu si oppone con tanta forza al cessate il fuoco?”,”url”:”https://tg24.sky.it/mondo/2026/04/09/guerra-iran-usa-cessate-fuoco-netanyahu”,”imageSrc”:”https://tg24.sky.it/assets/images/be5c8793f97427e218cacff1c7dde3a491a693fd/skytg24/it/mondo/2026/04/09/guerra-iran-usa-cessate-fuoco-netanyahu/GettyImages-2266894844.jpg?im=Resize,width=1218″}},{“timestamp”:”2026-04-10T07:08:44.114Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T09:08:44+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Libano, il capo dell’Idf: “Hezbollah in profondo stato di choc””,”content”:”

Il capo di stato maggiore dell’Idf, il tenente generale Eyal Zamir, ha affermato che Hezbollah è “in profondo stato di shock” e si è disperso dalle sue solite roccaforti nel quartiere di Dahiyeh, nella periferia sud di Beirut. La sua affermazione è giunta durante una visita a Bint Jbeil, nel Libano meridionale, dove l’Idf sta combattendo contro Hezbollah, il gruppo sciita libanese alleato di Teheran. Il tenente generale Zamir ha sottolineato che Hezbollah sta subendo pressioni su più fronti e ha sostenuto che è “isolato” a causa della riduzione del sostegno esterno. Le Forze di difesa israeliane hanno confermato che operazioni sono in corso nel Libano meridionale, con attacchi aerei e attività di terra volte a eliminare le minacce alle comunità israeliane di confine. Il capo di stato maggiore ha inoltre affermato che le forze israeliane hanno colpito obiettivi a Beirut e nella valle della Bekaa, nel Libano orientale. Ha sottolineato, infine, che l’obiettivo dell’esercito è quello di mantenere una zona cuscinetto tra Hezbollah e le comunità israeliane vicino al confine.

“,”postId”:”0a7c5708-ecf9-4856-a0f8-4c11132dd5ba”,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-04-10T06:58:38.842Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T08:58:38+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Iran, capo dell’Idf: “Possiamo tornare a combattere con grande forza””,”content”:”

“In Iran vige un cessate il fuoco, ma possiamo tornare a combattere in qualsiasi momento e con grande forza”: lo ha affermato il capo di stato maggiore delle Forze di difesa israeliane (Idf), il tenente generale Eyal Zamir, in un video diffuso stamattina dall’esercito israeliano. Le dichiarazioni di Zamir in merito al conflitto con l’Iran sono state pronunciate durante una sua visita a Bint Jbeil, nel Libano meridionale, dove l’Idf sta combattendo contro Hezbollah, il gruppo sciita libanese alleato di Teheran.

“,”postId”:”47ee12bc-f7eb-4d42-b9e5-344f5472217d”,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-04-10T06:50:36.063Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T08:50:36+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Libano, capo dell’Idf nel sud: “Qui per combattere, no alla tregua” “,”content”:”

I media israeliani riferiscono che il capo di stato maggiore delle Forze di difesa israeliane (Idf) si trova nel Libano meridionale, definito “il settore di combattimento principale”. Sul posto, il tenente generale Eyal Zamir ha gia’ parlato con i comandanti alla periferia di Bint Jbeil, nel Libano meridionale. “Le Idf sono in stato di guerra. Non siamo in cessate il fuoco, continuiamo a combattere qui in questo settore, questo è il nostro settore di combattimento principale”, ha dichiarato Zamir. Il capo di stato maggiore dell’Idf ha affermato che “siamo ovunque. Così come siamo a Gaza, così come siamo in Siria, siamo anche qui in Libano”. 

“,”postId”:”9c0f38fb-ce46-4963-a224-e1bed378a96a”,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-04-10T06:38:55.345Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T08:38:55+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Morto ex ministro degli Esteri dell’Iran, fu ferito dai raid del 1 aprile”,”content”:”

L’ex ministro degli Esteri iraniano Kamal Kharazi è morto ieri a causa delle ferite riportate negli attacchi missilistici statunitensi-israeliani del 1° aprile, secondo quanto riportato dai media iraniani e israeliani. Kharazi, 81 anni, era a capo del Consiglio Strategico per le Relazioni Internazionali, parte del Ministero degli Esteri. Il diplomatico di lungo corso, “rimasto ferito in un attacco terroristico perpetrato dal nemico americano-sionista pochi giorni fa, è morto da martire questa sera”, riportano le agenzie Mehr e Isna su Telegram, riprese anche dal Times of Israel. Sua moglie è rimasta uccisa nell’attacco alla loro casa a Teheran, secondo quanto riportato dai media all’epoca. Kharazi è stato inviato iraniano alle Nazioni Unite a New York e successivamente ministro degli Esteri dal 1997 al 2005, sotto la presidenza riformista di Mohammad Khatami. 

“,”postId”:”d96b4b87-888a-435f-bd56-0f4ec295ced6″,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-04-10T06:17:00.031Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T08:17:00+0200″,”image”:{“imgSrc”:”https://tg24.sky.it/assets/images/67e935486ca1311a5a3fe7c3b2c7bc88f7a3f8fb/skytg24/it/mondo/2026/03/11/stretto-hormuz-iran-petrolio-navi-ferme/563_CARTINA_STRETTO_DI_HORMUZ_10_03_26.jpg”,”imgAlt”:”Hormuz”,”imgCredits”:null,”imgCaption”:null},”altBackground”:true,”title”:”Comando navale dei Pasdaran: “Nuova fase della gestione di Hormuz””,”content”:”

Il Comando Navale delle Guardie Rivoluzionarie ha annunciato che la gestione dello Stretto di Hormuz è entrata in una nuova fase. Lo ha riferito l’agenzia di stampa Tasnim, citando un comunicato pubblicato dal Comando Navale delle Guardie Rivoluzionarie: “In questi due giorni di silenzio militare, nemici e amici hanno compreso che la gestione dello Stretto di Hormuz è entrata in una nuova fase. Se Dio vuole, ringraziamo Dio”, recita la nota ufficiale. 

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Il Kuwait accusa l’Iran e i suoi alleati di aver lanciato attacchi con droni durante la notte, nonostante il cessate il fuoco di due settimane. Lo ha comunicato ministero degli Esteri kuwaitiano, attraverso una nota diffusa dall’agenzia di stampa statale Kuna. Il ministero degli Esteri del Kuwait afferma che gli attacchi con i droni “hanno preso di mira alcune infrastrutture kuwaitiane vitali giovedì sera”. 

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Nel frattempo, l’agenzia di stampa statale saudita, la Saudi Press Agency, citando un funzionario anonimo, ha confermato un recente attacco  che ha danneggiato il suo cruciale oleodotto Est-Ovest. Tale oleodotto trasporta il petrolio fino al Mar Rosso, evitando lo Stretto di Hormuz, che l’Iran continua a controllare nonostante la tregua nei combattimenti.

“,”postId”:”c51f7539-db85-47fe-91ca-6baebf487194″,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-04-10T06:08:00.219Z”,”timestampUtcIt”:”2026-04-10T08:08:00+0200″,”altBackground”:false,”title”:”Libano, Idf: “Colpiti 10 lanciamissili usati per sparare contro Israele””,”content”:”

Le Forze di Difesa Israeliane hanno colpito nella notte dieci lanciamissili in Libano, dai quali Hezbollah aveva sparato contro Israele. Lo ha riferito il portavoce delle Idf.

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Il ministro della Difesa pakistano Khawaja Asif ha cancellato un post su X in cui definiva Israele “una maledizione per l’umanità”. Il post pubblicato ieri ha scatenato proteste a Gerusalemme, che ha affermato che metteva in discussione la capacità del Pakistan di mediare tra Stati Uniti e Iran. Nel post, Asif aveva scritto che mentre “a Islamabad sono in corso colloqui di pace, in Libano si sta commettendo un genocidio. Cittadini innocenti vengono uccisi da Israele, prima a Gaza, poi in Iran e ora in Libano, e lo spargimento di sangue continua senza sosta. Spero e prego che coloro che hanno creato questo stato cancerogeno sulla terra palestinese per sbarazzarsi degli ebrei europei brucino all’inferno”.

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La capitale del Pakistan è stata posta in stato di massima allerta in vista degli importanti colloqui di pace tra Stati Uniti e Iran, con le autorità che hanno schierato oltre 10.000 agenti delle forze dell’ordine e imposto severe restrizioni alla circolazione in tutta la città. È stato predisposto un piano di sicurezza a più livelli, supervisionato dall’esercito e supportato dai Pakistan Rangers, dalla polizia e dalle forze paramilitari, per proteggere le delegazioni in visita. Le misure prevedono l’impiego di circa 6.000 agenti della polizia di Islamabad, 3.000 agenti della polizia del Punjab e centinaia di agenti della polizia di frontiera, oltre a truppe dell’esercito e agenti della polizia stradale. Le autorità hanno sigillato tutte le vie di accesso alla ‘zona rossa’ di Islamabad, area ad alta sicurezza, e solo una è accessibile esclusivamente alle persone autorizzate. Sono stati predisposti percorsi speciali per i delegati in arrivo dall’aeroporto, con un protocollo ‘libro blu’ che garantisce rigide misure di protezione. Le truppe sono state dispiegate presso gli edifici chiave, con unità di pronto intervento dislocate in tutta la città e sulle colline di Margalla. Le restrizioni si estendono anche al traffico, con le principali arterie stradali chiuse o deviate durante gli spostamenti dei delegati. Le autorità hanno affermato che le misure mirano a garantire la massima sicurezza durante i colloqui di alto livello. 

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Teheran nega la notizia diffusa da alcuni media, tra cui il Wall Street Journal, secondo cui la delegazione iraniana sarebbe arrivata a Islamabad in vista dei negoziati con gli Stati Uniti. “La notizia diffusa da alcuni media secondo cui la squadra negoziale iraniana sarebbe arrivata a Islamabad, in Pakistan, per negoziare con gli americani, è completamente falsa”, ha dichiarato una fonte ben informata all’agenzia di stampa Tasnim. La stessa fonte, non meglio identificata, ha sottolineato che “finche’ gli Stati Uniti non rispetteranno gli impegni presi per il cessate il fuoco in Libano e il regime sionista continuerà i suoi attacchi, i negoziati saranno sospesi”. La stessa linea è stata espressa ieri dal regime di Teheran.

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che l’Iran sta facendo un “pessimo lavoro” nel consentire il passaggio del petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz. “Questo non è l’accordo che abbiamo!”, ha affermato Trump in un post su Truth Social.

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Allerta antiaerea in tutto Israele nelle prime ore di venerdì, comprese la zona commerciale di Tel Aviv e la città costiera meridionale di Ashdod, a seguito del lancio di razzi dal Libano riporta Afp. I continui scontri tra Israele e Hezbollah, sostenuto dall’Iran, stanno mettendo a dura prova la fragile tregua raggiunta tra Stati Uniti e Iran. Israele e Hezbollah si sono scambiati ripetutamente colpi di arma da fuoco giovedì. Il Comando del Fronte Interno dell’esercito israeliano ha emesso allerte per diverse aree dopo il lancio di razzi di venerdì, tra cui la zona di Tel Aviv e le comunità meridionali lontane dal confine con il Libano. Non ci sono state segnalazioni immediate di vittime, ma i media israeliani hanno riferito che i sistemi di difesa aerea hanno intercettato almeno un razzo in arrivo. Hezbollah ha pubblicato diverse dichiarazioni su Telegram affermando di aver lanciato tre ondate di attacchi missilistici e con droni nelle prime ore del mattino contro soldati israeliani su entrambi i lati del confine, nonché contro una città nel nord di Israele. 

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Il presidente americano tuona: “L’Iran sta gestendo in modo pessimo il transito del petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz. Questo non è l’accordo che abbiamo”. L’Iran al momento ha fatot sapere che consentirà il passaggio di non più di 15 navi al giorno. Alla vigilia dei colloqui di sabato a Islamabad tra Usa e Iran, il viceministro degli Esteri di Teheran Majdi Takht Ravanchi ha dichiarato che il piano in 10 punti proposto dall’Iran è stato concordato come base per i negoziati. Lo riporta Iran International. 

Intanto gli Usa chiedono ad Israele una de-escalation in Libano e il premier Netanyahu apre a negoziati con Beirut ma promette: “Nessuna tregua con Hezbollah”. A condannare i raid israeliani le cancellerie europee ma anche Mosca, Ankara e il Pakistan, che nel weekend ospita i colloqui tra la delegazione di Teheran e quella di Washington guidata da Vance. 

I media israeliani riferiscono che il capo di stato maggiore delle Forze di difesa israeliane (Idf) si trova nel Libano meridionale, definito “il settore di combattimento principale”. Sul posto, il tenente generale Eyal Zamir ha già parlato con i comandanti alla periferia di Bint Jbeil, nel Libano meridionale. “Le Idf sono in stato di guerra. Non siamo in cessate il fuoco, continuiamo a combattere qui in questo settore”, ha detto.

Gli approfondimenti:

Per ricevere le notizie di Sky TG24:

Israele esclude Spagna da quartier generale Kiryat Gat (2)

A riportarlo sono i media israeliani. Molti paesi europei, tra cui la Spagna, hanno una piccola presenza militare presso il CMCC. La mossa rappresenta l’ultima escalation nella disputa diplomatica tra i due Paesi, le cui relazioni sono fortemente tese dall’inizio della guerra di Gaza, scatenata dall’invasione del sud di Israele guidata da Hamas il 7 ottobre 2023. I rapporti tra Gerusalemme e Madrid si sono progressivamente deteriorati nei due anni successivi, a causa della crescente rabbia e frustrazione del governo spagnolo nei confronti di Israele per la guerra di Gaza. Madrid aveva vietato la vendita e l’acquisto di equipaggiamento militare con Israele fin dall’inizio della guerra; tuttavia, lo scorso settembre, il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ha annunciato misure per sancire legalmente tale divieto. Sa’ar ha criticato la Spagna, accusandola di seguire “una linea ostile e anti-israeliana”, dopo la quale anche Madrid ha richiamato il proprio ambasciatore.I l mese scorso, la Spagna ha definitivamente richiamato il proprio ambasciatore in Israele. Questa settimana ha rimandato l’ambasciatore in Iran. Durante la guerra con l’Iran, la Spagna ha chiuso il suo spazio aereo agli aerei statunitensi coinvolti negli attacchi contro l’Iran, un passo che andava oltre il precedente rifiuto di consentire l’utilizzo delle basi militari gestite congiuntamente.

Media: “Spaccatura in Iran su composizione e mandato della delegazione”

Alti funzionari iraniani sono in disaccordo sulla composizione e l’autorità della delegazione che negozierà con gli Stati Uniti a Islamabad. Lo riporta in esclusiva Iran International, media di opposizione basato a Londra, secondo informazioni ricevute. Il comandante in capo delle Guardie Rivoluzionarie, Ahmad Vahidi – scrive Iran International -, sta cercando di limitare l’autorità di Mohammad Bagher Ghalibaf e del ministro degli Esteri Abbas Araghchi nei colloqui. Vahidi ha anche spinto per l’inclusione di Mohammad Bagher Zolghadr, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, nella delegazione negoziale, una mossa osteggiata dagli attuali membri, che lo ritengono privo dell’esperienza necessaria per le negoziazioni strategiche. Allo stesso tempo, Vahidi e il comandante delle Forze Aerospaziali delle Guardie Rivoluzionarie hanno sottolineato che la delegazione deve evitare qualsiasi negoziazione sul programma missilistico iraniano. 

Israele esclude Spagna da quartier generale Kiryat Gat

Citando l'”ossessione anti-israeliana” della Spagna e le sue politiche durante la campagna israelo-americana contro l’Iran, il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha annunciato che a Madrid non sarà consentito partecipare al Centro di Coordinamento Civile-Militare (CMCC) di Kiryat Gat. Il CMCC è il centro multinazionale che sovrintende al cessate il fuoco a Gaza. “Il governo Sanchez ha un pregiudizio anti-israeliano così palese da aver perso ogni capacità di essere un attore utile nell’attuazione del piano di pace del presidente Trump e nel centro CMCC che opera nell’ambito di tale piano”, ha dichiarato Sa’ar. La Spagna è stata formalmente informata della decisione, ha affermato il Ministero degli Esteri, aggiungendo che anche gli Stati Uniti erano stati informati in anticipo.

Vance in partenza per Islamabad: “Credo che i negoziati saranno positivi”

“Non vediamo l’ora che inizino i negoziati. Credo che saranno positivi”. Lo ha detto il vicepresidente statunitense Jd Vance, parlando ai giornalisti prima della partenza per Islamabad, dovre prenderà parte ai negoziati come membro della delegazione americana. “Se gli iraniani sono disposti a negoziare in buona fede e a tendere una mano, è un conto. Se invece cercheranno di prenderci in giro, scopriranno che la nostra delegazione non è poi così disponibile – ha spiegato Vance – Il Presidente ci ha fornito delle linee guida piuttosto chiare, e vedremo come andrà”.

Vance: “Se Teheran è in buona fede pronti a tendere la mano”

Il vicepresidente Usa JD Vance è in partenza per il Pakistan per colloqui con l’Iran e ha detto ai giornalisti: “Penso che sarà positivo”. “Come ha detto il presidente degli Stati Uniti, se gli iraniani sono disposti a negoziare in buona fede, noi siamo certamente disposti a tendere la mano. Se cercheranno di prenderci in giro, scopriranno che la squadra negoziale non è così ricettiva”. Il presidente “ci ha dato delle linee guida piuttosto chiare”.

Segretario Hezbollah: “Il governo cessi le concessioni gratuite a Israele”

Il leader di Hezbollah, Naim Qassem, ha esortato il governo libanese a cessare le “concessioni gratuite” a Israele, in vista dell’avvio dei negoziati tra i due governi previsto per la prossima settimana a Washington.

“Non accetteremo un ritorno alla situazione precedente e chiediamo ai funzionari di smettere di offrire concessioni gratuite”, ha affermato Qassem in un messaggio scritto trasmesso dall’emittente affiliata al partito, Al-Manar Tv. 

Papa: “Non è cristiano chi lancia le bombe” (2)

“Aiutateci” ha anche detto il Papa ai vescovi caldei di Baghdad riuniti a Roma per il loro sinodo che dovrà eleggere il loro nuovo Patriarca -, a ricordare che non saranno le azioni militari a creare spazi di libertà o tempi di pace, ma solo la paziente promozione della convivenza e del dialogo tra i popoli”. Leone ha anche raccomandato ai vertici della chiesa irachena, di “accompagnare i fedeli laici, provvedendoli di cure pastorali, perché si sentano incoraggiati, nonostante tutte le prove, a restare saldi nella fede e a rimanere nei loro territori. Questo è importante per tutta la Chiesa – ha sottolineato – , perché le regioni in cui è sorta la luce della fede non possono fare a meno dei cristiani, che stanno al Medio Oriente come le stelle al cielo. Si diradino le nubi che oscurano questa luce: i cristiani in tutto il Medio Oriente siano rispettati, non solo a parole: godano di vera libertà religiosa e di piena cittadinanza, senza essere trattati da ospiti o da cittadini di seconda classe!”.

Media: “Attacco di Hezbollah danneggia scuola vuota nel nord di Israele”

Un attacco di Hezbollah proveniente dal Libano ha danneggiato un edificio scolastico vuoto a Deir al-Asad, nella regione dell’Alta Galilea, nel nord di Israele. Lo riporta Haaretz. 

Ft: “Aeroporti Ue a rischio carburante se Stretto Hormuz non riapre entro tre settimane”

Il Financial Times, che ha visionato una lettere inviata dall’associazione Aci Europe al commissario europeo ai trasporti Apostolos Tzitzikostas, riporta che gli scali europei rischiano una carenza “sistemica” di carburante per aerei se lo Stretto di Hormuz non verrà completamente riaperto entro tre settimane. Le riserve di carburante per aerei si stanno esaurendo mentre “l’impatto delle attività militari” sta mettendo ulteriormente a dura prova le forniture

Aeroporti Ue a rischio carburante se Hormuz non riapre in 3 settimane

Aeroporti Ue a rischio carburante se Hormuz non riapre in 3 settimane

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Media: “Dubai limita voli internazionali fino 31 maggio”

Dubai ha imposto restrizioni ai voli internazionali fino al 31 maggio, una misura che colpisce in particolare le compagnie aeree indiane. Lo riferisce Reuters precisando che le limitazioni riguardano il numero di voli autorizzati verso l’emirato, con effetti diretti sui ricavi dei vettori stranieri e in particolare di quelli indiani, che rappresentano una quota significativa del traffico passeggeri verso l’hub del Golfo. Secondo fonti del settore citate dall’emittente britannica, le autorità di Dubai hanno comunicato le nuove disposizioni attraverso lettere inviate alle compagnie aeree, senza tuttavia fornire indicazioni pubbliche dettagliate sulle motivazioni. Le compagnie indiane risultano tra le più penalizzate, considerando che l’India è stata nel 2025 il principale mercato di origine dei passeggeri per l’aeroporto internazionale di Dubai. Un’associazione di vettori ha chiesto misure reciproche, sollecitando le autorità indiane a valutare eventuali restrizioni nei confronti delle compagnie emiratine.

Teheran: “Base dei colloqui è la nostra proposta in 10 punti”

La base dei colloqui tra Washington e Teheran sono i dieci punti della proposta presentata dall’Iran. Lo ha ribadito il viceministro degli Esteri iraniano Takht-Ravanchi a Press Tv, ribadendo che il suo Paese sostiene la diplomazia e il dialogo, ma respinge i negoziati “basati su informazioni errate” o “qualsiasi processo che possa aprire la strada a una nuova aggressione”. L’Iran non vuole un cessate il fuoco “che permetta all’aggressore di riarmarsi e colpire di nuovo” e sottolinea che “qualsiasi accordo deve includere garanzie per prevenire una ripresa delle ostilità”.

Il traffico a Hormuz resta basso nonostante la tregua con gli Usa

Il traffico navale nello Stretto di Hormuz resta limitato e sotto stretto controllo dopo l’annuncio di un cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, senza segnali di una ripresa significativa delle attivita’ commerciali, secondo un rapporto della societa’ di analisi marittima Windward. Il documento evidenzia che la tregua non ha portato a un ritorno alla normalità: le rotte commerciali standard risultano in gran parte inutilizzate e la situazione appare come una pausa controllata, con il controllo operativo ancora in vigore. L’8 aprile sono state tracciate solo cinque navi portarinfuse in uscita dallo stretto, tutte transitate attraverso un corridoio gestito dai Guardiani della rivoluzione iraniani, e non lungo le normali rotte commerciali. Movimenti limitati sono stati osservati anche il giorno successivo, prevalentemente con unità di piccole dimensioni o legate a operazioni iraniane. Tra i principali fattori che frenano la ripresa del traffico vi è l’aumento dei premi assicurativi per il rischio di guerra, che continua a scoraggiare il ritorno delle principali compagnie di navigazione. Secondo i dati, circa 3.200 navi restano bloccate a ovest dello stretto, tra cui quasi 800 petroliere e cargo. Il periodo tra l’8 e il 10 aprile è indicato come una fase di test: un eventuale aumento dei transiti senza incidenti potrebbe portare a una revisione del rischio da parte degli operatori. Una successiva finestra decisionale, tra l’11 e il 14 aprile, dipenderà dalla tenuta della tregua. Anche nello scenario più favorevole, lo smaltimento delle navi in attesa richiederà settimane, mentre il ritorno ai livelli normali del commercio globale potrebbe richiedere mesi.

Segretario Hezbollah: “Invasione di terra israeliana ha fallito”

Il segretario generale di Hezbollah, Naim Qassem, ha rivolto un messaggio alla nazione libanese all’indomani dell’annuncio di colloqui con Israele dalla settimana prossima. “Il nemico israeliano si è dimostrato incapace sul campo di battaglia contro i coraggiosi eroi della Resistenza e ha fallito nel suo tentativo di portare a termine l’invasione di terra che aveva ripetutamente annunciato”, ha detto Qassem.

“Il nemico, nella sua aggressione durata più di quaranta giorni, non è riuscito a impedire che razzi, missili e droni raggiungessero i suoi insediamenti, sia vicini che lontani, fino ad Haifa e oltre – ha aggiunto il segretario – Il nemico è stato colto di sorpresa dalle tattiche della Resistenza, dalla flessibilità dei movimenti dei combattenti, dalle loro capacità difensive e dal loro leggendario coraggio”. “La mobilitazione di centomila soldati israeliani non aiuterà il nemico a realizzare l’occupazione; al contrario, essi saranno ridotti a cadaveri e resti sparsi”, ha concluso Qassem.

Hezbollah al governo libanese: “Basta concessioni gratuite a Israele”

Il leader di Hezbollah, Naim Qassem, ha chiesto oggi al governo libanese di smettere di fare “concessioni gratuite” a Israele, in vista dell’inizio dei negoziati tra i due governi a Washington la prossima settimana. “Non accetteremo un ritorno alla situazione precedente e chiediamo ai funzionari di smettere di offrire concessioni gratuite”, ha dichiarato Qassem in un messaggio scritto trasmesso dall’emittente televisiva del partito, Al-Manar, nel quale ha anche denunciato la “sanguinosa criminalità di mercoledì”, quando gli attacchi israeliani hanno ucciso più di 300 persone in Libano. 

Papa: “Non è cristiano chi lancia le bombe”

“Siete segni di speranza in un mondo segnato da violenze assurde e disumane, che mosse dall’avidità e dall’odio, dilagano con ferocia proprio nelle terre che hanno visto sorgere la salvezza”, “profanate dalla blasfemia della guerra e dalla brutalità degli affari, senza riguardo per la vita della gente, ritenuta al massimo effetto collaterale dei propri interessi. Ma nessun interesse può valere la vita dei più deboli”, “aiutateci a proclamare chiaramente che Dio non benedice alcun conflitto” che “chi è cristiano non sta mai dalla parte di chi ieri impugnava la spada e oggi lancia le bombe”. Così il Papa ai vescovi di Baghdad. 

India: “Profondamente preoccupati dalle notizie di vittime civili in Libano”

L’India si è detta “profondamente preoccupata dalle notizie di un elevato numero di vittime civili in Libano” dopo gli attacchi delle truppe israeliane nel Paese. “Siamo profondamente preoccupati dalle notizie di un elevato numero di vittime civili in Libano. In quanto Paese che contribuisce con truppe all’Unifil e che ha a cuore la pace e la sicurezza del Libano, l’evolversi degli eventi è molto allarmante”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri indiano, Randhir Jaiswal, ripreso dall’Indian Express e altre testate. 

Israele: “La Spagna non potrà entrare al Centro di coordinamento per Gaza”

Il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, ha annunciato che alla Spagna non sarà consentita la partecipazione al Centro di coordinamento civile-militare di Kyriat Gat, centro strategico che sovrintende al cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. “Il governo Sanchez ha un pregiudizio anti-israeliano così palese da aver perso ogni capacità di essere un attore utile nell’attuazione del piano di pace del presidente Trump e all’interno del centro che opera nell’ambito di tale piano”, afferma Sa’ar. Il titolare degli Esteri di Tel Aviv ha aggiunto che la Spagna è stata formalmente informata della decisione, precisando che gli Stati Uniti, che guidano il Centro di Kyriat-Gat, erano stati avvertiti in anticipo del provvedimento. 

Teheran: “Il nostro piano in 10 punti concordato come base dei negoziati”

Il piano in 10 punti proposto dall’Iran è stato concordato come base per i negoziati: lo ha dichiarato il viceministro degli Esteri Majdi Takht Ravanchi alla vigilia dei colloqui domani a Islamabad tra Usa e Iran. Lo riporta Iran International. “Abbiamo sempre accolto con favore la diplomazia, ma non i colloqui basati su false informazioni volte all’inganno”, ha affermato, aggiungendo che Teheran non appoggia un cessate il fuoco che consenta all’avversario di riarmarsi e riprendere gli attacchi. 

Media: “A Beirut uccisi anche pasdaran, erano lì per coordinare attacchi”

Diversi membri delle Guardie Rivoluzionarie iraniane sono rimasti uccisi nei recenti raid israeliani su Beirut. Lo afferma, citata da Iran International, l’emittente libanese Mtv che lo ha appreso da fonti informate. Il servizio giornalistico afferma che i deceduti operavano in Libano ed erano responsabili della supervisione delle operazioni di Hezbollah durante i raid su larga scala dell’8 aprile. 

Barrot: “Non deve pagare frustrazione Israele per tregua”

Il Libano non deve pagare il prezzo della frustrazione di Israele per il cessate il fuoco raggiunto tra Stati Uniti e Israele. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri francese Jean Noel Barrot in un’intervista al quotidiano francese La Croix, nel condannare “con la massima fermezza” i massicci attacchi mortali contro il Libano dell’8 aprile, affermando che il Paese non deve pagare il prezzo della frustrazione di Israele per il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Israele. Per il capo della diplomazia francesi, questi attacchi sono “tanto più intollerabili in quanto minano il cessate il fuoco temporaneo” tra Teheran e Washington. Barrot ha anche esortato l’Iran a “cessare di terrorizzare Israele attraverso Hezbollah, che a sua volta deve consegnare le armi allo Stato libanese”, argomentando che “il Libano non dovrebbe essere il capro espiatorio di un governo israeliano irritato da un cessate il fuoco a cui si oppone”. “La distruzione sistematica del Libano non porterà alla distruzione di Hezbollah. Al contrario, lo rafforzera'”, ha avvertito il ministro francese. 

Financial Times: aeroporti “a secco” se Hormuz non riapre in 3 settimane

Gli aeroporti europei rischiano una carenza “sistemica” di carburante per aerei se lo Stretto di Hormuz non verrà completamente riaperto entro tre settimane, ha avvertito il settore. Lo riporta il Financial Times. ACI Europe, che rappresenta gli aeroporti dell’UE, ha dichiarato che le riserve di carburante per aerei si stanno esaurendo, mentre “l’impatto delle attivita’ militari sulla domanda” sta ulteriormente mettendo a dura prova le forniture. In una lettera visionata dal Financial Times, l’associazione ha avvertito il commissario europeo per i trasporti, Apostolos Tzitzikostas, delle “crescenti preoccupazioni del settore aeroportuale in merito alla disponibilità di carburante per aerei, nonché della necessità di un monitoraggio e di un’azione proattiva da parte dell’UE”. Se il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz “non riprendera’ in modo significativo e stabile entro le prossime tre settimane, una carenza sistemica di carburante per aerei diventerà realtà per l’UE”, si legge nella lettera. Nel testo si aggiunge che l’avvicinarsi dell’alta stagione estiva, “quando il trasporto aereo è fondamentale per l’intero ecosistema turistico da cui dipendono molte economie” della Ue, ha intensificato queste preoccupazioni.

Oms: “Rassicurazioni ospedali Beirut non saranno colpiti”

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha dichiarato di aver ricevuto rassicurazioni sul fatto che due ospedali di Beirut situati nel distretto di Jnah, interessato da un ordine di evacuazione dell’esercito israeliano, non saranno bersaglio di attacchi. Si tratta dell’ospedale universitario pubblico Rafic Hariri e dell’ospedale al-Zahraa, I circa 450 pazienti ricoverati presso il Rafic Hariri e l’ospedale al-Zahraa, di cui 40 in terapia intensiva, non sono stati evacuati “perché non era fattibile”, ha affermato Abdinasir Abubakar, rappresentante dell’Oms in Libano. Il direttore generale dell’Oms aveva precedentemente chiesto a Israele di revocare l’ordine di evacuazione per il distretto di Jnah. “Abbiamo ricevuto rassicurazioni, in particolare dal Comitato Internazionale della Croce Rossa (Cicr), sul fatto che l’ospedale non sarà preso di mira”, ha dichiarato Mohammad Zaatari, direttore dell’ospedale Rafic Hariri. Ha confermato all’Afp che il suo ospedale, la più grande struttura medica pubblica del Libano, non sarebbe stato evacuato.

Starmer: “Ho discusso con Trump anche opzioni militari per Hormuz”

Il primo ministro britannico Keir Starmer ha dichiarato di aver discusso di “opzioni militari” per rendere nuovamente navigabile lo Stretto di Hormuz nel corso di una telefonata di ieri sera col presidente americano Donald Trump. “Stiamo mettendo insieme una coalizione di Paesi, lavorando a un piano politico e diplomatico, ma anche valutando le capacità militari e la logistica per il transito effettivo delle navi attraverso lo Stretto”, ha dichiarato Starmer, che si trova in visita in Qatar. 

Hezbollah: “Avanti fino a stop aggressione Israele-Usa”

Decine di razzi lanciati dal sud del Libano hanno preso di mira diversi insediamenti israeliani nelle ultime ore, in particolare nella Galilea. Gli attacchi che finora hanno colpito Kiryat Shmona, Metula, Misgav Am e Avivim sono stati rivendicati da Hezbollah. In una dichiarazione diffusa sul canale Telegram, il gruppo armato sciita pro-Iran ha promesso che “questi attacchi continueranno finché non cesserà l’aggressione israelo-americana contro il Paese e il suo popolo”. Hezbollah ha sottolineato che si tratta di una “risposta” alla violazione da parte di Israele dell’accordo di cessate il fuoco mediato dal Pakistan, raggiunto da Usa e Iran. Hezbollah ha affermato, inoltre, di aver colpito con un suo missile “un gruppo di soldati nemici israeliani a est del centro di detenzione di Khiam”, nel Libano meridionale.

Ue: “Garantire libertà di navigazione, Paesi del Golfo strategici”

“La libertà di navigazione deve essere garantita in linea con il diritto internazionale”. Lo afferma il portavoce della Commissione europea Anouar El Anouni nel corso del briefing giornaliero con la stampa, reiterando la dimensione “strategica” del partenariato tra Ue e i Paesi del Golfo, evidenziata dalla recente visita dell’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti, unita “all’intensa attività ministeriale” dall’inizio della crisi e “all’attività del nostro Rappresentante speciale dell’Ue per il Golfo, Luigi Di Maio”.

Libano, Ue: “Bene colloqui con Israele. Diplomazia unica via”

L’Unione europea ha commentato positivamente la prospettiva di colloqui diretti tra Israele e Libano. “Come Ue, accogliamo con favore l’annuncio israeliano sull’avvio di colloqui di pace con il Libano, che di per sé rappresenta uno sviluppo positivo”, ha dichiarato il portavoce della commissione europea per gli Affari esteri, Anouar El Anouni, nel briefing quotidiano con la stampa. “Attendiamo con interesse l’inizio concreto dei colloqui e i loro esiti. La diplomazia rimane l’unica via percorribile e tutte le parti devono impegnarsi seriamente e in buona fede per raggiungere una soluzione globale in linea con le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”, ha aggiunto il portavoce Ue. “Per quanto riguarda la situazione in Libano, chiediamo l’immediata cessazione degli attacchi, che hanno già causato gravi danni a civili e infrastrutture civili”, ha poi aggiunto. “E’ evidente che tutte le parti debbano rispettare pienamente il diritto internazionale umanitario, garantendo la protezione dei civili, delle infrastrutture civili, dei caschi blu delle Nazioni Unite, in particolare della missione Unifil, e del personale umanitario. In quanto Ue siamo pronti a intensificare e mobilitare tutti i nostri sforzi diplomatici verso questo obiettivo, in stretta collaborazione con i nostri partner internazionali”, ha concluso.

Beirut ribadisce: “Colloqui con Israele solo dopo il cessate il fuoco”

Un alto funzionario dell’ufficio del presidente libanese ha confermato alla Bbc che il Libano parteciperà ai negoziati diretti con Israele la prossima settimana solo se, e soltanto se, verrà prima raggiunto un cessate il fuoco. La data e l’ora della riunione non sono ancora state stabilite. 

Professori di pediatria: “Israele e Usa violano i diritti dell’infanzia”

I professori ordinari di pediatria italiani si scagliano contro la guerra in atto in Medio Oriente. “Il nostro ruolo di medici dell’infanzia ci impone di prendere posizione di fronte a una tragedia umanitaria che colpisce in modo inaccettabile i bambini”. In un comunicato, i docenti criticano le operazioni militari condotte dal governo israeliano, “sostenute politicamente e militarmente dagli Stati Uniti”, colpevoli di produrre “effetti devastanti sulla popolazione civile”. A fare le spese del conflitto in Medio Oriente sono soprattutto i più piccoli. “Le evidenze parlano di un numero altissimo di vittime in età pediatrica, di ospedali colpiti, di sistemi sanitari messi in ginocchio”, una “violazione sistemica dei diritti dell’infanzia e del diritto internazionale”. In quanto “testimoni della vulnerabilità e del valore assoluto della vita dei bambini”, gli ordinari affermano che “rendere inaccessibili le cure mediche, impedire l’arrivo di aiuti essenziali, esporre i bambini a fame, sete e traumi estremi rappresenta una responsabilità ingiustificabile”. Ritenendo “inaccettabile” ogni narrazione che “normalizzi la distruzione di vite infantili”, i professori chiedono un “cessate il fuoco immediato, la piena protezione dei civili e il ripristino immediato dell’accesso alle cure, all’acqua e ai beni essenziali”.

MarineTraffic: “Dal cessate il fuoco 15 navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz”

Un totale di 15 navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz da quando, martedì sera, è stato annunciato un cessate il fuoco di due settimane nella guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. E’ quanto risulta dai dati del sito web di monitoraggio MarineTraffic citati da Bbc Verify, la sezione di fact checking  dell’emittente inglese. Il dato si confronta con una media di quasi 140 navi al giorno prima dello scoppio del conflitto. Delle 15 navi transitate, quattro sono petroliere che trasportavano petrolio, gas o prodotti chimici. Le restanti sono navi portacontainer di vario tipo. La chiusura di fatto dello stretto da parte dell’Iran, avvenuta dopo l’inizio del conflitto cinque settimane fa, ha lasciato bloccate nel Golfo quasi 800 navi, la maggior parte delle quali cariche di merci, secondo gli analisti marittimi di Lloyd’s List. 

Idf, ucciso comandante artiglieria Nasr di Hezbollah

Le forze di difesa israeliane (Idf) hanno riferito di aver eliminato il comandante dell’artiglieria dell’Unità Nasr di Hezbollah, Ali Kamel Aber Alhassan. Lo ha annunciato il portavoce delle Idf, dopo aver dichiarato che l’esercito israeliano ha eliminato più di 40 terroristi del gruppo armato sciita pro Iran nel corso dell’ultima settimana. La stessa fonte ha aggiunto che sono stati distrutti piu’ di 200 lanciarazzi appartenenti all’organizzazione terroristica in Libano e che sono stati eliminati oltre 250 membri del suo corpo di artiglieria, tra cui 15 comandanti di vari settori.

Idf: “Siamo in stato di guerra con Hezbollah, non in cessate il fuoco”

Le Idf “sono in stato di guerra” contro Hezbollah in Libano, “non in cessate il fuoco”. Lo ha affermato il capo di Stato maggiore dell’Esercito israeliano, il generale Eyal Zamir, durante una visita ieri alla periferia di Bint Jbeil, dove sono in corso i combattimenti con i militanti del ‘Partito di Dio, e precisando: Continuiamo a combattere qui in questo settore, questa è la nostra zona di combattimento primaria”.

“In Iran – ha poi aggiunto in un video diffuso questa mattina – siamo in cessate il fuoco, e possiamo tornare a combattere lì in qualsiasi momento, e in modo molto potente”.

Ripresi collegamenti ferroviari Teheran-Mashhad

La linea ferroviaria Teheran-Mashhad è stata riaperta. Lo ha riferito la televisione iraniana citando l’ufficio relazioni pubbliche delle Ferrovie. I collegamenti erano stati interrotti prima della scadenza dell’ultimatum dato dal presidente americano Donald Trump, nel timore di attacchi alle infrastrutture.

Mezzaluna Rossa: “In Iran oltre 125 mila siti civili danneggiati”

Pirhossein Kolivand, capo della Mezzaluna Rossa iraniana, ha dichiarato che un totale di 125.630 siti civili sono stati colpiti in tutto il paese negli attacchi israelo-americani contro l’Iran, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Irna. Secondo Kolivand, 23.500 dei siti danneggiati sono centri commerciali e uffici, mentre 339 sono strutture sanitarie, tra cui ospedali, farmacie, laboratori, centri medici e pronto soccorso. 

Berlino: “Contatti con Iran per sostenere il processo diplomatico”

“Non abbiamo mai chiuso le relazioni con l’Iran, ma avevamo interrotto le comunicazioni. Ora ci saranno colloqui diretti per chiarire le nostre posizioni, e il nostro interesse è che la fine della guerra arrivi il più presto possibile”. Lo ha detto il portavoce del cancelliere tedesco Sebastian Hille, in conferenza stampa a Berlino, rispondendo alle domande sulla circostanza che Friedrich Merz ha annunciato la ripresa delle comunicazioni della Germania con Teheran. “Si vede come la situazione sia volatile e perciò è molto importante che il processo venga accompagnato diplomaticamente”, ha continuato, sottolineando che “c’è un lungo percorso da affrontare”. 

Iran: “Khamenei ha posto come condizione che Ghalibaf guidi i negoziati con gli Usa”

Il vicepresidente del Parlamento iraniano Mahmoud Nabavian ha affermato che Mojtaba Khamenei ha posto come condizione che il presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, guidasse i negoziati con gli Stati Uniti. Lo riferisce Iran International. Nabavian ha dichiarato: “Le nostre condizioni sono state comunicate alla parte pakistana… e ci hanno detto che Trump le ha accettate”, aggiungendo che la decisione di un cessate il fuoco e dei colloqui è stata presa dalla leadership iraniana. 

Idf colpirà ambulanze usate da Hezbollah, Sos ospedali

L’esercito israeliano minaccia di colpire le ambulanze in Libano, accusando Hezbollah di farne un “ampio uso militare”, mentre gli ospedali di Beirut sono sommersi di feriti da curare. In un post su X, il portavoce militare israeliano Avichay Adraee ha affermato che Israele agirà in conformità con il diritto internazionale contro qualsiasi attività militare condotta da Hezbollah, incluso l’uso di strutture mediche e ambulanze. Tuttavia l’esercito israeliano non ha fornito alcuna prova a sostegno di tale affermazione. La minaccia è giunta mentre arriva un SOS dagli ospedali di Beirut, in grande difficoltà per l’alto numero di feriti da assistere dopo i massicci attacchi israeliani dell’8 aprile. I medici degli ospedali della capitale libanese avvertono di un peggioramento della crisi, con la carenza di forniture essenziali mentre i raid israeliani devastano Beirut e le aree circostanti. Due giorni fa, centinaia di persone si sono precipitate all’ospedale dell’Università Americana di Beirut dopo che le forze israeliane hanno bombardato oltre 100 obiettivi in tutto il Paese in dieci minuti, nonostante l’accordo di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. “In meno di un’ora abbiamo ricevuto circa 76 feriti. Purtroppo, sei non ce l’hanno fatta”, ha dichiarato ad Al Jazeera Salah Zeineldine, primario dell’ospedale, mentre la struttura diventava un “punto di riferimento” per le vittime dei raid dell’Idf. Zeineldine ha sottolineato che molti dei pazienti in condizioni critiche all’ospedale sono bambini. Il più grande aveva 12 anni, mentre i due pazienti ricoverati direttamente in terapia intensiva sono neonati: uno di pochi mesi e l’altro di poche settimane. Il bilancio delle vittime degli attacchi israeliani in Libano di mercoledì è salito a 303 morti e 1.150 feriti, secondo gli ultimi dati diffusi nelle scorse ore dal ministero della Salute libanese.

Alla consolle del war game di Trump

Non sappiamo se tra due settimane o già in questo weekend – Donald Trump, si sa, bombarda a prescindere da tregue e trattative – l’Iran sarà riportato all’età della pietra. Il capo dell’Amministrazione americana, assiso alla consolle del war game, col Cristo sempre in bocca nei suoi discorsi e l’arma sempre pronta, pregusta di spegnere la civiltà di Zoroastro e di Hosseyn.

Alla consolle del war game di Trump

Alla consolle del war game di Trump

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Un Women: “Sempre più donne vittime dell’escalation del conflitto in Medio Oriente”

“Chiediamo la de-escalation del conflitto in Medio oriente, la protezione di tutti i civili, l’accesso umanitario senza impedimenti, azioni umanitarie sensibili al genere, e che la tregua di due settimane in Iran diventi la base per una pace giusta, duratura e completa per tutte le donne e le ragazze della regione”. E’ quanto dichiara Un Women, l’agenzia delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere dopo gli attacchi  israeliani in tutto il Libano, che hanno ucciso e ferito centinaia di persone solo questa settimana, comprese donne e ragazze. Un Women  chiede “una pace duratura e giusta nella regione,  che tuteli i diritti, la sicurezza e la dignità di tutte le donne e ragazze” . “Dal  28 febbraio, quando un bombardamento ha colpito la scuola primaria a Minab e ucciso 168 ragazze,  centinaia di altre donne sarebbero state uccise in tutta la regione – dice l’agenzia Onu – In Iran sarebbero state uccise 204 donne; mentre in Libano, 102 donne sarebbero state uccise prima del bombardamento dello scorso 8 aprile”.  “Donne e ragazze sarebbero state uccise anche in Bahrain, Iraq, Israele, Kuwait, nei territori palestinesi occupati e negli Emirati Arabi Uniti. Milioni sono state inoltre costrette a fuggire dalle loro case, tra cui si stima fino a 1,6 milioni in Iran e 620.000 in Libano. Lo sfollamento le sta esponendo a rischi gravi, per le situazioni di sovraffollamento, insicurezza e mancanza di assistenza sanitaria. La distruzione delle infrastrutture civili nella regione sta ulteriormente limitando l’accesso a rifugi sicuri, acqua potabile e servizi essenziali.. Inoltre, l’insicurezza alimentare è diventata un problema sempre più urgente dovuto alla volatilità dei prezzi, alle catene di approvvigionamento interrotte e al calo del potere d’acquisto in una regione fortemente dipendente dalle importazioni”.

Libano, Unicef: “600 bambini morti e feriti da inizio guerra”

Quasi 600 bambini sono stati uccisi o feriti in Libano dallo scoppio dell’ultima guerra tra Israele e Hezbollah, il 2 marzo. Lo riporta l’Unicef spiegando che nei soli raid israeliani condotti mercoledì più di 30 bambini sono stati uccisi e quasi 150 sono rimasti feriti.

In una nota, l’Unicef ha affermato che sta ricevendo segnalazioni di bambini estratti dalle macerie, mentre altri risultano dispersi e separati dalle loro famiglie. Molti stanno vivendo un trauma, avendo perso i propri cari, le proprie case e qualsiasi senso di sicurezza, prosegue l’Unicef. In tutto il Libano oltre un milione di persone sono state sfollate, tra cui circa 390mila bambini, molti per la seconda, terza o addirittura quarta volta. ”Il diritto internazionale umanitario è chiaro: i civili, compresi i bambini, devono essere protetti in ogni momento”, sottolinea l’Unicef.

Da Suez a Hormuz, l’importanza globale degli stretti

Secondo il quotidiano statunitense The New York Times il cessate il fuoco di due settimane siglato il 7 aprile tra Stati Uniti e Iran rappresenta un “colpo” alla credibilità di Washington. Ad oggi infatti Teheran sembra mantenere il controllo sullo stretto di Hormuz, strategico per i traffici commerciali globali, mentre lo smantellamento dell’arsenale nucleare e del programma missilistico iraniano restano temi “irrisolti”.

Il quotidiano ha raccolto l’opinione di diversi esperti in relazioni internazionali sulla percezione di “sconfitta” americana nel conflitto aperto il 28 febbraio scorso e se ci siano analogie con quella del Regno Unito nel 1956, quando il fallito tentativo di forzare l’apertura del Canale di Suez contribuì ad accrescere la percezione secondo cui Londra stesse perdendo il ruolo di potenza globale.

Da Suez a Hormuz, l’importanza globale degli stretti

Da Suez a Hormuz, l’importanza globale degli stretti

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Media, missile dal Libano causa black out nel nord di Israele

Un missile lanciato dal Libano ha colpito una linea elettrica a Metula, nel nord di Israele, causando un’interruzione di corrente, ha dichiarato un funzionario locale. L’esercito israeliano ha affermato che 25 razzi sono stati lanciati dal Libano verso il nord di Israele dalla mezzanotte. Lo riporta Haaretz. 

Tajani: “Il governo in prima linea per la de-escalation in Medio Oriente”

“Il quadro internazionale è particolarmente complesso. Le guerre in Medio Oriente e in Ucraina, le tensioni commerciali e gli shock economico-finanziari che ne stanno derivando, sono una sfida molto gravosa per il Paese, per le famiglie e le imprese. La nostra priorità è sostenere le famiglie e le imprese esposte al rincaro del prezzo dell’energia”. Lo afferma il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in un messaggio inviato all’evento “Le Competenze come motore di innovazione e identità” promosso dalla Made in Italy Community fondata da Roberto Santori. Tajani sottolinea che “il governo è in prima linea nell’impegno internazionale per favorire la de-escalation e ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”. 

Tajani

©Ansa

Libano, Idf: “Colpiremo le ambulanze, sono usate da Hezbollah”

Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno minacciato di prendere di mira le ambulanze in Libano, sostenendo che sono ”ampiamente utilizzate” da Hezbollah ”per scopi militari”. Con un post su ‘X’, il portavoce in lingua araba delle Idf, Avichay Adraee, ha dichiarato che Israele agirà in conformità con il diritto internazionale contro qualsiasi attività militare condotta da Hezbollah, compreso l’utilizzo di strutture mediche e ambulanze. Le Idrf non hanno fornito prove della loro tesi.

Preoccupazione di Barrot e dell’omologo pachistano per il Libano

Il ministro degli Esteri pachistano, Mohammad Ishaq Dar, e il capo della diplomazia francese, Jean-Noël Barrot, “hanno espresso preoccupazione per le gravi violazioni del cessate il fuoco in Libano e hanno sottolineato l’importanza dell’attuazione completa e del rispetto del cessate il fuoco” nel corso di un colloquio telefonico. Ad annunciarlo è stato il ministero degli Esteri pachistano su X. 

Barrot, si legge nel post, “si è congratulato con il Pakistan per il ruolo avuto nel raggiungimento dell’accordo iniziale di cessate il fuoco e ha espresso il suo sostegno agli sforzi continui del Pakistan in favore di un percorso diplomatico verso una pace e una stabilità durature nella regione”. 

Teheran: “Non partecipiamo a negoziati se continuano raid in Libano”

L’Iran non parteciperà ai negoziati in Pakistan senza che venga rispettato un cessate il fuoco “su tutti i fronti”, compreso il Libano. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran Esmaeil Baghaei ponendo una condizione per i colloqui con gli Stati Uniti a Islamabad per la pace in Medio Oriente. “Il governo pakistano ha invitato entrambe le parti a recarsi a Islamabad per tenere questi colloqui, che sono attualmente in fase di revisione e pianificazione”, ha dichiarato Baghaei, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa statale Tasnim.

“Tuttavia, lo svolgimento di questi colloqui è indubbiamente subordinato all’ottenimento di garanzie che gli Stati Uniti rispetteranno i propri obblighi di cessate il fuoco su tutti i fronti”. ha aggiunto. “Gli Stati Uniti sono impegnati a porre fine alla guerra su tutti i fronti, compreso quello in Libano, e qualsiasi azione o posizione contraria a questo impegno costituirebbe una violazione degli impegni assunti dagli Stati Uniti”, ha sottolineato.

Madrid esorta l’Iran a partecipare “in buona fede” ai negoziati di pace

Il ministro spagnolo degli Esteri, José Manuel Albares, ha esortato Iran a partecipare “in buona fede” ai colloqui con gli Stati Uniti, domani in Pakistan, per porre fine al conflitto in Medio Oriente, dopo che il regime degli Ayatollah ha minacciato di disertarli, se non sarà incluso il Libano nell’accordo di cessate il fuoco. “Esorto Iran a partecipare, ma naturalmente il Libano deve essere incluso” nei negoziati, ha affermato Albares in dichiarazioni ai cronisti al suo arrivo oggi al Senato per riferire sulla guerra nella regione e sull’accordo su Gibilterra nella post-Brexit, come ha già fatto ieri al Congresso. Albares ha insistito sul fatto che Teheran debba prendere parte ai negoziati per ottenere che “il cessate il fuoco sia permanente”. Ma ha segnalato che, nella fragile tregua di due settimane raggiunta mercoledì fra Stati Uniti e Iran, il fatto che Israele continui a bombardare il Libano significa che “non vuole dare neanche un secondo di speranza, non vuole dare una tregua né pace”. Il capo della diplomazia spagnola ha inoltre escluso che la Nato possa partecipare a un’operazione militare per riaprire lo stretto di Ormuz, controllato dall’Iran, alla quale ha aperto ieri il segretario generale dell’Alleanza atlantica, Mark Rutte. “La Nato non ha alcuna partecipazione in questa guerra. Noi alleati non siamo stati né informati né consultati” da Rutte, ha rilevato Albares. “Il Medio Oriente non è nel raggio di azione della Nato e, pertanto, non solo noi, ma molti alleati si sono pronunciati nello stesso senso: la Nato non parteciperà a questa guerra”, ha insistito il ministro spagnolo. 

Trump: “Gestione pessima a Hormuz, non è questo l’accordo”. VIDEO

Pezeshkian: “Apprezziamo le critiche della Turchia agli attacchi contro l’Iran”

“Apprezziamo l’atteggiamento della Turchia nel condannare i brutali attacchi contro l’Iran e, in particolare, la notevole solidarietà della nazione turca nei confronti dell’Iran”. Lo ha affermato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, come riferisce l’agenzia turca Anadolu, mentre ieri sera aveva avuto un colloquio telefonico con Recep Tayyip Erdogan dove il leader turco aveva affermato che i colloqui in Pakistan tra Iran e Stati Uniti dovrebbero essere utilizzati per raggiungere una pace duratura. Dopo l’inizio della guerra di Stati Uniti e Israele contro la Repubblica islamica, Pezeshkian aveva già una volta espresso apprezzamento per delle dichiarazioni del presidente turco Recep Tayyip Erdogan critiche nei confronti del premier israeliano Benjamin Netanyahu. Il leader turco ha più volte contestato il governo di Israele durante la guerra e nello stesso tempo ha criticato anche gli attacchi di Teheran contro i Paesi del Golfo. Da quando è iniziato il conflitto, il ministero della Difesa turco ha dichiarato che quattro missili dall’Iran diretti verso lo spazio aereo turco sono stati intercettati dal sistema difensivo della Nato, mentre Teheran ha sempre negato di avere colpito la Turchia.

Tasnim: “Notizia dell’arrivo della delegazione iraniana a Islamabad è falsa”

“Le notizie diffuse da alcuni media secondo cui la squadra negoziale iraniana sarebbe arrivata a Islamabad, in Pakistan, per trattare con gli americani, sono completamente false”. Lo ha dichiarato una fonte informata all’agenzia iraniana Tasnim. La fonte ha al contempo sottolineato che, finché gli Stati Uniti non rispetteranno l’impegno preso per il cessate il fuoco in Libano e il regime sionista continuerà i suoi attacchi, i negoziati rimarranno sospesi.

In precedenza, il Wall Street Journal aveva riferito che la delegazione iraniana era arrivata nella capitale pakistana e che era formata dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi. 

Ue: “Bene la tregua, ora strategia per la pace in tutto il Medio Oriente”

L’Ue “accoglie con favore” il cessate il fuoco tra Stati Uniti ed Iran, chiede “l’immediata cessazione delle ostilità in Libano” e invita a “elaborare una strategia globale per una pace duratura in tutto il Medio Oriente”. E’ quanto afferma una dichiarazione dell’Alta rappresentante per la politica estera Kaja Kallas a nome dei 27, in cui si invita anche a garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz “in conformità con il diritto internazionale”. “L’Unione europea accoglie con favore il cessate il fuoco concordato dagli Stati Uniti e dall’Iran – afferma la dichiarazione dell’Alta rappresentante -. Esprimiamo apprezzamento per il Pakistan e per gli altri partner regionali per la loro mediazione, che ha contribuito a questo esito positivo. Invitiamo tutte le parti coinvolte a rispettare pienamente il cessate il fuoco in tutta la regione, a cessare tutte le operazioni militari e a garantire pienamente la libertà di navigazione nonché il passaggio libero e sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz, in conformità con il diritto internazionale, come riflesso nella Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare”. “Chiediamo inoltre – prosegue – un’immediata cessazione delle ostilità in Libano, che stanno avendo un pesante impatto sulla popolazione civile. Tutte le parti devono rispettare il diritto internazionale umanitario e proteggere i civili e le infrastrutture civili, i peacekeeper delle Nazioni Unite e il personale umanitario. La diplomazia è fondamentale per risolvere tutte le questioni ancora in sospeso. Le parti dovrebbero continuare a impegnarsi in buona fede negli sforzi per raggiungere un accordo sostenibile su tutte le aree di preoccupazione”. 

   “È ora il momento di elaborare una strategia globale per una pace duratura in tutto il Medio Oriente – conclude -. L’Unione europea contribuirà a tutti gli sforzi diplomatici in questo ambito, tenendo conto dell’insieme dei propri interessi e delle proprie preoccupazioni, in coordinamento con i partner”. 

Iran, media: “Delegazione iraniana arrivata in Pakistan”

La delegazione iraniana è arrivata a Islamabad in vista dei negoziati per il cessate il fuoco con gli Stati Uniti, che dovrebbero iniziare domani. Lo riferisce il Wall Street Journal, secondo cui la rappresentanza è guidata dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf. La delegazione di Washington sarà guidata dal vicepresidente JD Vance.

Trump: “Pedaggi a petroliere per attraversare lo Stretto di Hormuz? Farebbero meglio a non farlo”

Donald Trump ha messo in guardia l’Iran dall’imporre pedaggi alle navi che desiderano attraversare lo Stretto di Hormuz. Come riferisce l’Afp, il presidente statunitense ha dichiarato in un messaggio sulla sua piattaforma Truth Social di aver ricevuto “segnalazioni secondo cui l’Iran starebbe imponendo pedaggi alle petroliere che attraversano lo Stretto di Hormuz. Farebbero meglio a non farlo e se lo stanno facendo farebbero meglio a smettere subito!”, ha aggiunto Trump nel secondo giorno del fragile cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran.

Esercito Australia: “Siamo in grado di schierare una nave a Hormuz”

L’Australia è pienamente in grado di dispiegare una nave militare nello stretto di Hormuz per assicurare il passaggio sicuro di spedizioni vitali di carburanti e di fertilizzanti. Lo assicura il comandante delle forze di difesa australiane, ammiraglio capo Davis Johnston. Il governo potrebbe “assolutamente dispiegare” una nave nella regione se fosse considerata una priorità.

   “Non ho alcuna esitazione nella nostra capacità di operare con un ruolo nello stretto di Hormuz, ma una questione altrettanto importante è: quali sono le nostre priorità? Siamo consapevoli che gli Stati Uniti hanno dispegato una capacità militare enorme nel Golfo e nella regione. Questo è un momento importante per essere presenti nell’Indo-Pacifico per mantenere al sicuro il contesto regionale, ma la questione importante è: quali sono le nostre priorità?” ha aggiunto il comandante. “Questo è per noi un periodo importante per essere presenti nell’Indo-Pacifico per la sicurezza regionale”. Il governo di Canberra non ha reso noto se ha ricevuto da Washington richieste dirette di supporto nello stretto, mentre la guerra entra in un tenue cessate il fuoco di due settimane. Prima che iniziasse il cessate il fuoco, il presidente Trump ha detto di sentirsi tradito da alleati degli Stati Uniti, inclusa l’Australia, che hanno mancato di assistere nella guerra.

   Mentre il governo australiano non ha impegnato navi della marina nella regione, il primo ministro Anthony Albanese ha comunicato che il National Security Committee ha prolungato il dispiegamento di aerei di sorveglianza E-7A Wedgetail. 

Perché Netanyahu si oppone con tanta forza al cessate il fuoco?

Israele continua ad attaccare il Libano facendo schricchiolare così gli accordi tra Usa e Iran. Analizziamo le ragioni per le quali il premier israeliano sembra intenzionato a far saltare i negoziati.

Perché Netanyahu si oppone con tanta forza al cessate il fuoco?

Perché Netanyahu si oppone con tanta forza al cessate il fuoco?

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Libano, il capo dell’Idf: “Hezbollah in profondo stato di choc”

Il capo di stato maggiore dell’Idf, il tenente generale Eyal Zamir, ha affermato che Hezbollah è “in profondo stato di shock” e si è disperso dalle sue solite roccaforti nel quartiere di Dahiyeh, nella periferia sud di Beirut. La sua affermazione è giunta durante una visita a Bint Jbeil, nel Libano meridionale, dove l’Idf sta combattendo contro Hezbollah, il gruppo sciita libanese alleato di Teheran. Il tenente generale Zamir ha sottolineato che Hezbollah sta subendo pressioni su più fronti e ha sostenuto che è “isolato” a causa della riduzione del sostegno esterno. Le Forze di difesa israeliane hanno confermato che operazioni sono in corso nel Libano meridionale, con attacchi aerei e attività di terra volte a eliminare le minacce alle comunità israeliane di confine. Il capo di stato maggiore ha inoltre affermato che le forze israeliane hanno colpito obiettivi a Beirut e nella valle della Bekaa, nel Libano orientale. Ha sottolineato, infine, che l’obiettivo dell’esercito è quello di mantenere una zona cuscinetto tra Hezbollah e le comunità israeliane vicino al confine.

Iran, capo dell’Idf: “Possiamo tornare a combattere con grande forza”

“In Iran vige un cessate il fuoco, ma possiamo tornare a combattere in qualsiasi momento e con grande forza”: lo ha affermato il capo di stato maggiore delle Forze di difesa israeliane (Idf), il tenente generale Eyal Zamir, in un video diffuso stamattina dall’esercito israeliano. Le dichiarazioni di Zamir in merito al conflitto con l’Iran sono state pronunciate durante una sua visita a Bint Jbeil, nel Libano meridionale, dove l’Idf sta combattendo contro Hezbollah, il gruppo sciita libanese alleato di Teheran.

Libano, capo dell’Idf nel sud: “Qui per combattere, no alla tregua”

I media israeliani riferiscono che il capo di stato maggiore delle Forze di difesa israeliane (Idf) si trova nel Libano meridionale, definito “il settore di combattimento principale”. Sul posto, il tenente generale Eyal Zamir ha gia’ parlato con i comandanti alla periferia di Bint Jbeil, nel Libano meridionale. “Le Idf sono in stato di guerra. Non siamo in cessate il fuoco, continuiamo a combattere qui in questo settore, questo è il nostro settore di combattimento principale”, ha dichiarato Zamir. Il capo di stato maggiore dell’Idf ha affermato che “siamo ovunque. Così come siamo a Gaza, così come siamo in Siria, siamo anche qui in Libano”. 

Morto ex ministro degli Esteri dell’Iran, fu ferito dai raid del 1 aprile

L’ex ministro degli Esteri iraniano Kamal Kharazi è morto ieri a causa delle ferite riportate negli attacchi missilistici statunitensi-israeliani del 1° aprile, secondo quanto riportato dai media iraniani e israeliani. Kharazi, 81 anni, era a capo del Consiglio Strategico per le Relazioni Internazionali, parte del Ministero degli Esteri. Il diplomatico di lungo corso, “rimasto ferito in un attacco terroristico perpetrato dal nemico americano-sionista pochi giorni fa, è morto da martire questa sera”, riportano le agenzie Mehr e Isna su Telegram, riprese anche dal Times of Israel. Sua moglie è rimasta uccisa nell’attacco alla loro casa a Teheran, secondo quanto riportato dai media all’epoca. Kharazi è stato inviato iraniano alle Nazioni Unite a New York e successivamente ministro degli Esteri dal 1997 al 2005, sotto la presidenza riformista di Mohammad Khatami. 

Comando navale dei Pasdaran: “Nuova fase della gestione di Hormuz”

Il Comando Navale delle Guardie Rivoluzionarie ha annunciato che la gestione dello Stretto di Hormuz è entrata in una nuova fase. Lo ha riferito l’agenzia di stampa Tasnim, citando un comunicato pubblicato dal Comando Navale delle Guardie Rivoluzionarie: “In questi due giorni di silenzio militare, nemici e amici hanno compreso che la gestione dello Stretto di Hormuz è entrata in una nuova fase. Se Dio vuole, ringraziamo Dio”, recita la nota ufficiale. 

Hormuz

Kuwait: “Attaccati con droni nonostante il cessate il fuoco”

Il Kuwait accusa l’Iran e i suoi alleati di aver lanciato attacchi con droni durante la notte, nonostante il cessate il fuoco di due settimane. Lo ha comunicato ministero degli Esteri kuwaitiano, attraverso una nota diffusa dall’agenzia di stampa statale Kuna. Il ministero degli Esteri del Kuwait afferma che gli attacchi con i droni “hanno preso di mira alcune infrastrutture kuwaitiane vitali giovedì sera”. 

Nel frattempo, l’agenzia di stampa statale saudita, la Saudi Press Agency, citando un funzionario anonimo, ha confermato un recente attacco  che ha danneggiato il suo cruciale oleodotto Est-Ovest. Tale oleodotto trasporta il petrolio fino al Mar Rosso, evitando lo Stretto di Hormuz, che l’Iran continua a controllare nonostante la tregua nei combattimenti.

Libano, Idf: “Colpiti 10 lanciamissili usati per sparare contro Israele”

Le Forze di Difesa Israeliane hanno colpito nella notte dieci lanciamissili in Libano, dai quali Hezbollah aveva sparato contro Israele. Lo ha riferito il portavoce delle Idf.

Iran, il ministro pakistano cancella post in cui definiva Israele “maledizione per l’umanità”

Il ministro della Difesa pakistano Khawaja Asif ha cancellato un post su X in cui definiva Israele “una maledizione per l’umanità”. Il post pubblicato ieri ha scatenato proteste a Gerusalemme, che ha affermato che metteva in discussione la capacità del Pakistan di mediare tra Stati Uniti e Iran. Nel post, Asif aveva scritto che mentre “a Islamabad sono in corso colloqui di pace, in Libano si sta commettendo un genocidio. Cittadini innocenti vengono uccisi da Israele, prima a Gaza, poi in Iran e ora in Libano, e lo spargimento di sangue continua senza sosta. Spero e prego che coloro che hanno creato questo stato cancerogeno sulla terra palestinese per sbarazzarsi degli ebrei europei brucino all’inferno”.

Islamabad si blinda in vista dei colloqui di pace, 10 mila agenti in campo

La capitale del Pakistan è stata posta in stato di massima allerta in vista degli importanti colloqui di pace tra Stati Uniti e Iran, con le autorità che hanno schierato oltre 10.000 agenti delle forze dell’ordine e imposto severe restrizioni alla circolazione in tutta la città. È stato predisposto un piano di sicurezza a più livelli, supervisionato dall’esercito e supportato dai Pakistan Rangers, dalla polizia e dalle forze paramilitari, per proteggere le delegazioni in visita. Le misure prevedono l’impiego di circa 6.000 agenti della polizia di Islamabad, 3.000 agenti della polizia del Punjab e centinaia di agenti della polizia di frontiera, oltre a truppe dell’esercito e agenti della polizia stradale. Le autorità hanno sigillato tutte le vie di accesso alla ‘zona rossa’ di Islamabad, area ad alta sicurezza, e solo una è accessibile esclusivamente alle persone autorizzate. Sono stati predisposti percorsi speciali per i delegati in arrivo dall’aeroporto, con un protocollo ‘libro blu’ che garantisce rigide misure di protezione. Le truppe sono state dispiegate presso gli edifici chiave, con unità di pronto intervento dislocate in tutta la città e sulle colline di Margalla. Le restrizioni si estendono anche al traffico, con le principali arterie stradali chiuse o deviate durante gli spostamenti dei delegati. Le autorità hanno affermato che le misure mirano a garantire la massima sicurezza durante i colloqui di alto livello. 

Iran: notizia arrivo delegazione Teheran a Islamabad è falsa

Teheran nega la notizia diffusa da alcuni media, tra cui il Wall Street Journal, secondo cui la delegazione iraniana sarebbe arrivata a Islamabad in vista dei negoziati con gli Stati Uniti. “La notizia diffusa da alcuni media secondo cui la squadra negoziale iraniana sarebbe arrivata a Islamabad, in Pakistan, per negoziare con gli americani, è completamente falsa”, ha dichiarato una fonte ben informata all’agenzia di stampa Tasnim. La stessa fonte, non meglio identificata, ha sottolineato che “finche’ gli Stati Uniti non rispetteranno gli impegni presi per il cessate il fuoco in Libano e il regime sionista continuerà i suoi attacchi, i negoziati saranno sospesi”. La stessa linea è stata espressa ieri dal regime di Teheran.

Trump: “pessimo lavoro” in gestione petrolio a Hormuz

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che l’Iran sta facendo un “pessimo lavoro” nel consentire il passaggio del petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz. “Questo non è l’accordo che abbiamo!”, ha affermato Trump in un post su Truth Social.

Allerta antiaerea in tutto Israele all’alba

Allerta antiaerea in tutto Israele nelle prime ore di venerdì, comprese la zona commerciale di Tel Aviv e la città costiera meridionale di Ashdod, a seguito del lancio di razzi dal Libano riporta Afp. I continui scontri tra Israele e Hezbollah, sostenuto dall’Iran, stanno mettendo a dura prova la fragile tregua raggiunta tra Stati Uniti e Iran. Israele e Hezbollah si sono scambiati ripetutamente colpi di arma da fuoco giovedì. Il Comando del Fronte Interno dell’esercito israeliano ha emesso allerte per diverse aree dopo il lancio di razzi di venerdì, tra cui la zona di Tel Aviv e le comunità meridionali lontane dal confine con il Libano. Non ci sono state segnalazioni immediate di vittime, ma i media israeliani hanno riferito che i sistemi di difesa aerea hanno intercettato almeno un razzo in arrivo. Hezbollah ha pubblicato diverse dichiarazioni su Telegram affermando di aver lanciato tre ondate di attacchi missilistici e con droni nelle prime ore del mattino contro soldati israeliani su entrambi i lati del confine, nonché contro una città nel nord di Israele. 

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